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Ultimo aggiornamento: Giovedì 19 Ottobre - ore 12.37

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Aree marine fuse con i Parchi e passaggio del testimone sull'acqua

Le proposte degli enti di tutela e di Federparchi alla Regione. Tra queste, la promozione di Portofino, che darebbe più risorse agli altri.

Aree marine fuse con i Parchi e passaggio del testimone sull´acqua

Liguria - Rivedere e ammodernare la governance e l'organizzazione gestionale delle aree protette della Liguria? La Regione c'è. I Parchi regionali liguri, anche, come testimoniato dal documento che detti enti hanno inviato a De' Ferrari, rivendicando il loro ruolo - di tutela, sviluppo e pianificazione - e avanzando una serie di proposte. Un testo sottoscritto da Giampiero Samurri, presidente nazionale Federparchi, da Roberto Costa, coordinatore Federparchi Liguria, da Dario Franchello, consigliere nazionale Federparchi, e dai presidenti dei Parchi della Alpi Liguri, dell'Antola, d'Aveto, del Beigua, di Portofino e naturalmente anche dal numero uno del Parco di Montemarcello Magra e Vara, Pietro Tedeschi, anche anche in una recente uscita lericina ha sottolineato come sia necessario studiare nel migliore dei modi l'assetto e le funzioni delle aree protette, a maggior ragione tenendo conto della progressiva riduzione di risorse.

Il contributo è stato elaborato dai Parchi con la consapevolezza che quadro istituzionale è stato profondamente modificato in questi ultimissimi anni, segnati dalla scomparsa quasi totale degli enti intermedi tra Regione e Comuni, come le Provincie e le Comunità Montane, che erano i principali attuatori di politiche di area vasta sovracomunali.

Al primo punto del decalogo avanzato da Parchi e Federparchi Liguria c'è la proposta di "una evoluzione del sistema dai parchi liguri verso una Rete dei parchi della Liguria che, coinvolgendo tutti gli Enti Parco e la Regione stessa, si ponga l’obbiettivo di raggiungere standard omogenei di funzionamento e di servizio locale e diffuso, escludendo in questo processo qualsiasi procedura di accorpamento generalizzato in un unico Ente Parchi e quindi l’eliminazione degli attuali riferimenti di governance e di rapporto, amministrativo e tecnico, con i territori (Comunità, Consiglio, Presidente, Direttore) che, oltre a divergere dalle indicazioni della L.394/91, toglierebbe autonomia ai territori senza generare sostanziali risparmi, come già dimostrato in altre realtà regionali e visti i costi attualmente irrisori degli organi di gestione".

I nodi della Rete dei Parchi dovrebbero essere quindi costituiti dagli enti Parco, che manterrebbero le loro peculiarità ed autonomie territoriali, e dalla Regione, che dovrebbe fornire un supporto concorrente (cioè volto agli stessi fini) in merito ad aspetti giuridici, comunicativi, finanziari, relativi ad appalti e contratti, formativi, scientifici e di vigilanza. Su questo ultimo punto, i Parchi parlano di "lacuna pesantissima e urgente da colmare" dopo l'accorpamento tra Forestale e Carabinieri.

Secondo i nove scriventi, inoltre, "la Rete dei Parchi della Liguria dovrebbe operare sulla base di una programmazione pluriennale regionale, che permetta l'attuazione di una Strategia regionale compartecipata con gli Enti stessi, e che riguardi sia i fondi dedicati da utilizzare in conto corrente per garantire il funzionamento vitale degli Enti, che quelli in conto capitale (oggi del tutto insufficienti) per l’accesso, le anticipazioni ed il co-finanziamento verso bandi nazionali ed europei che possano consentire la progettazione ed il finanziamento degli obbiettivi programmati, nonché quelli per il funzionamento e l’attività dei Cea".

Altro nodo, la riforma della governance dei Parchi liguri, che dovrebbe individuare "ulteriori mansioni e nuovi compiti degli Enti parco, atti a sopperire alla mancanza delle realtà istituzionali soppresse, necessariamente sostenuti da nuove ed adeguate risorse umane e finanziarie". Da contemplare anche "la previsione di 'pagamenti' da parte dei principali utilizzatori dei servizi ecosistemici svolti all’interno dell’area protetta parametrandone l’importo al livello di 'impatto' sul capitale naturale, nonché la stipula di convenzioni obbligatorie, non necessariamente onerose, fra le imprese che operano nel territorio del parco e l’Ente Parco stesso; va inoltre promossa l’opportunità di gestione della fauna protetta, di convenzioni con i Comuni e altri soggetti per la razionalizzazione di funzioni territoriali di area vasta inerenti le politiche dell’area protetta sulle tematiche ambientali, anche di tipo pianificatorio, facendo ricorso a specifiche professionalità e risorse".

E ancora, ai fini di una più efficace gestione complessiva della rete dei Parchi, "è auspicabile che alcune piccole aree protette attualmente autonome possano entrare a far parte del territorio di Enti Parco confinanti o limitrofi, tramite un indispensabile rafforzamento delle strutture di questi ultimi e d’intesa con le comunità e le Istituzioni locali e, ove necessario, con il Ministero Ambiente: ad esempio per la gestione delle Aree marine protette laddove questa venga unificata con quella dei corrispondenti parchi terrestri (ove presenti) vista la continuità territoriale ed ambientale. Analogamente la gestione di alcuni Siti d'Interesse Comunitario (Sic) funzionali ecologicamente al territorio di ciascun parco, può essere trasferita dalle Province o dalla Città metropolitana ai parchi, affinché vengano inseriti in una programmazione territorialmente più integrata e strutturata".

C'è poi l'idea di trasferire dalla Regione agli Enti Parco la gestione del demanio idrico fluviale e lacuale incluso nel territorio dell'area protetta. E quella di trasformare in nazionale il Parco di Portofino, destinando le risorse regionali risparmiate ai Parchi regionali.

Federparchi Liguria propone poi la ricerca di intese con le Regioni limitrofe ai fini della gestione condivisa di territori protetti confinanti, della costituzione di parchi interregionali e/o di progettazioni comuni per il riconoscimento da parte dell’Unesco laddove ne sussistano le condizioni geografiche, ambientali e socio-culturali, e ritiene necessario un ulteriore sforzo di uniformazione degli Statuti degli Enti e dei regolamenti delle Comunità, "oggi ancora caratterizzati da differenze significative".

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