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La settima missiva - Notre Dame e le Cinque Terre

di Mattia Curlante

La settima missiva - Notre Dame e le Cinque Terre

- Parigi, 9 aprile 2013

Caro amico,

Si dice che le cattedrali più maestose sorgano in precisi punti della Terra, dove sono concentrate grandi quantità di energie. Sarà questo che rende Notre Dame così affascinante?
Le sono seduto dinanzi, su un’enorme gradinata eretta per celebrarne gli ottocentocinquant’anni. E’ una giornata di sole, sugli alberi sono spuntate le prime gemme e nell’aria si respira odore di bosso. Ma il vento fresco, a folate, non smette di ricordarmi che siamo a Parigi e che la primavera, quassù, va saputa attendere.
E’ più di una settimana che non piove e la superficie della Senna non ha increspature. Non l’ho mai vista scorrere così lenta, soprattutto, mai avrei pensato le sue acque potessero schiarirsi. Non fraintendermi: il colore è il solito della Sprugola, ma posso vedere i piloni dei ponti affondare per diversi metri.
Nonostante sia ancora mattino, davanti a me si sono già formate due lunghe code di turisti. Una è diretta all’interno della cattedrale, l’altra verso le scale che salgono alla galleria delle Chimere o, ancora più su, alle due Torri dove pendono le campane. Proprio l’anno scorso ne hanno sostituite nove delle tredici complessive. Il motivo è sorprendente: stonavano! Così sono state forgiate di nuove, seguendo criteri medioevali. L’ispirazione l’ha data Emmanuel, la campana più vecchia. Qui a Parigi è una sorta di leggenda. Ha quasi quattrocento anni ed è l’unica ed esser scampata alla Rivoluzione. Le sue sorelle infatti furono prese, spedite alle fonderie e trasformate in cannoni.
Se la cosa ti sconcerta, come è giusto che sia, sappi tuttavia che qualche tempo dopo si tentò di fare anche peggio!
C’è da dire che Notre Dame non se l’è mai passata troppo bene. Durante la sua lunga esistenza ha funto da luogo sacro, aula di comizi e magazzino per il foraggio. Fu Napoleone Bonaparte a restituirla al culto ed in seguito la scelse come luogo in cui farsi incoronare. Ma nei primi dell’800’, quando essa sprofondò in un totale stato di decadimento, i progettisti dell’epoca valutarono l’idea di abbatterla. A quel punto, e mai uomo fu più provvidenziale, entrò in scena Victor Hugo. Il famoso romanziere, volendo accrescere la consapevolezza popolare riguardo il valore dell’opera, scrisse il romanzo Notre-Dame de Paris. Ne seguì la nascita di diversi comitati che diedero inizio ad una raccolta di fondi. Morale della favola: ventitre anni dopo terminò il restauro.
Questa storia conduce il mio pensiero dritto dalle nostre parti, oltre le alte colline che formano il nostro Golfo. Perché se Notre Dame se la passava male, oggi le Cinque Terre non sono da meno.
Buona parte dei terrazzamenti sono nascosti dalla boscaglia, se non dove è passato il fuoco o qualche uomo di buona volontà ancora vi suda. I muri a secco crollano e, come ho letto tempo fa, si ha difficoltà perfino a reperire le pietre per riedificarli. Dicono che manchino i fondi. Si dice sempre così quando non si ha volontà di porre rimedio a qualcosa.
E non parlo solo di coloro preposti a farlo, ma anche di noi cittadini. Amiamo le Cinque Terre, vero, ma non abbastanza. Perché anni fa, quando l’unica cosa che veramente ci sta a cuore, lo Spezia Calcio, fu in procinto di fallire, eccome se li trovammo i fondi! In poco tempo mettemmo assieme la bellezza di 1.500.000 Euro. Vero che molto giunse dalle banche e dagli sponsor, ma tanto, tantissimo arrivò da noi cittadini. Ed ancora oggi ce ne vantiamo: siamo l’unica tifoseria in Italia ad aver raccolto fondi per salvare la propria squadra di calcio!, scriviamo sulle pagine del web. Ma la cultura intanto crolla; la nostra storia, le nostre radici ruzzolano, uno dopo l’altro, nel Mar Ligure.
Scrivere queste cose, essendo io stesso un gran tifoso, mi fa sentire in bocca un sapore amaro. Ben venga la tanto agognata serie A, pagherei di mia tasca perché ciò accadesse! Ma chi pagherebbe per riportare allo splendore il patrimonio della nostra città? Quella ricchezza che non perisce con la dipartita di un ricco presidente, come spesso accade nel calcio.
Visto che tanto si parla di crisi, di mancanza di posti lavoro, potremmo organizzare corsi di formazione dove insegnare alle persone un mestiere. I maestri li abbiamo in casa; gli alunni, semmai i nostrani avessero timore a graffiarsi le unghie, potrebbero giungere da tutto il mondo.
Altrimenti, l’unica soluzione che ci resta è sperare che Victor Hugo si reincarni dalle nostre parti. Che cresca, si faccia la sue vasche in Via Prione, i suoi bagni in Venere, finché un giorno la sua vena artistica si palesi nuovamente e lo porti a romanzare la sua terra. Già me lo immagino: Il gobbo delle Cinque Terre! Un best-seller! E come accade per Notre Dame, i muri a secco saranno salvati.
Si…so cosa stai pensando: è più facile che lo Spezia vada in serie A anziché ciò accada!

A bientôt amico mio

Mattia

© RIPRODUZIONE RISERVATA


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