Un lettore: "Il comandante Calamai e l'Andrea Doria"
- Cari redattori, per molti motivi, non ultimo la nostra "appartenenza" a una città di mare, mi sono trovato a riflettere sul dramma di Costa Concordia. Ho pensato al comportamento professionale ed umano del suo comandante e sono rimasto piuttosto colpito da due considerazioni. La prima è l'insistenza, curiosa direi, sul fatto che alle ore 21 il comandante si trovasse al ristorante, o che si intrattenesse al bar - prima dell'urto contro gli scogli - con una bella donna.
Come si può pensare che il comandante non ceni mai, e non faccia altro che condurre la nave in ogni istante di una crociera lunga otto giorni (e otto notti)?
Il secondo aspetto è che nessuno, in questa circostanza, mi pare abbia ricordato il ligure Comandante Piero Calamai, che non abbandonò l'Andrea Doria ferita a morte, il 26 luglio del 1956,quando la nave che comandava,avvolta dalla nebbia, si scontrò (e non certo per colpa sua!) con la svedese Stockholm: lui non sbarcò prima dei passeggeri, condusse le operazioni di salvataggio con straordinaria efficienza come tutti in seguito riconobbero, e infine tentò di affondare con la "sua" bellissima ammiraglia.
Furono gli altri ufficiali a indurlo a scendere, perché altrimenti - lo avvisarono - lo avrebbero seguito in fondo al mare: e Calamai allora sbarcò, ma il suo cuore restò per sempre a bordo, su quello straordinario, gigantesco transatlantico che giace sui fondali a meno 74 metri, di fronte alle coste statunitensi.
Un confronto fra epoche, modelli umani e professionali che per ora è mancato sulla stampa e sui media, mi sembra. Con la solita stima, buona sera.
Lunedì 16 gennaio 2012 alle 20:14:35
FRANCESCO FALLI
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