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Legambiente su Enel: "Ministro predisponga scenario alternativo: si dismetta il sito"

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Centrale Enel

- Abbiamo letto nella giornata di ieri le notizie riguardanti il diniego da parte del Ministero dello Sviluppo Economico alla richiesta di Enel di cessare le attività del gruppo a carbone della centrale Eugenio Montale della Spezia durante l’anno 2021, centrale che peraltro funziona solo poche decine di ore l’anno. Le nostre considerazioni sono un misto di indignazione e preoccupazione per l’evolversi di questa vicenda. Indignazione per come si è evoluta la questione Enel della Spezia nei precedenti mesi e anni dove la politica e le istituzioni a tutti livelli sono stati sorde rispetto alla denuncie che venivano da più parti, e quindi non solo da Legambiente, sull’ipotesi che, in assenza di azioni concrete, non si sarebbe arrivati alla chiusura del gruppo a carbone nel 2021. Ad esempio, sono solo di qualche tempo fa le posizioni delle organizzazioni sindacali che denunciavano, inascoltate, questo stato delle cose.

Nella stessa Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) per la centrale spezzina del 2019 vi era scritto chiaramente, nelle premesse del provvedimento, che il MISE si sarebbe potuto pronunciare in merito alla sicurezza ed affidabilità del funzionamento del sistema elettrico nazionale. Nulla è stato fatto quindi per entrare nel merito di quelle premesse ed evitare che diventassero poi realtà come purtroppo è accaduto. La nostra preoccupazione è quella che questa decisione assunta dal Ministero dello Sviluppo Economico diventi definitiva e che figuri anche come anticipazione della futura autorizzazione all’esercizio di nuova centrale a turbo gas come da progetto presentato da Enel e attualmente in sede di valutazione di impatto ambientale presso il Ministero dell’Ambiente.

La politica, a tutti livelli, se vuole recuperare un approccio responsabile al tema (al momento del tutto mancato) dovrà, al di là delle schermaglie tra uno schieramento e l’altro che lasciano il tempo che trovano, rispondere puntualmente nel merito alle considerazioni di Terna rispetto alle carenze della rete elettrica nazionale. A nostro giudizio i 500 MWe che secondo Terna mancherebbero nella zona del Nord Italia potrebbero essere considerati in merito a due possibilità. La prima, come richiesto anche nei documenti ufficiali di Legambiente nazionale, attraverso un upgrade delle centrali a gas esistenti in Italia, condizione che potrebbe sopperire alle eventuali mancanze di rete evidenziate. La seconda: dando una risposta alle decine di progetti presentati presso il Ministero dell’Ambiente che riguardano adeguamenti o addirittura nuove centrali a gas. Anche se rispetto a questi ci sorgono spontanee alcune domanda: ma se da tutti (non da Legambiente) il gas viene considerato come un combustibile di transizione perché questi giacciono senza risposta da mesi? E perchè sono previsti così tanti impianti, che porterebbero ad una esagerata produzione di energia elettrica, se il gas deve svolgere solo una funzione di transizione verso le rinnovabili?

Senza considerare che questi “vuoti” del sistema elettrico avrebbero potuto essere colmati da tempo anche da impianti di accumulo (da idroelettrico come ha spiegato uno studio della stessa Enea), per non parlare delle decine di progetti di impianti di generazione elettrica da fonti rinnovabili al palo al Ministero dell’Ambiente (alcuni da circa 2 anni!). E su questo non possiamo non fare un richiamo all’urgenza dettata dalla sempre più grave crisi climatica...

Rispondendo a questi quesiti si potrà superare i rilievi di Terna e, da parte del ministro dello sviluppo economico Patuanelli, dare corso a una diversa decisione riguardo al Gruppo a carbone della centrale. Noi crediamo che si possa fare e anzi ci fa meraviglia (al di là dei vuoti proclami delle forze politiche) che non si sia predisposto per tempo uno scenario alternativo a quello che è stato prefigurato, come dicevamo più sopra, dalla stessa AIA del 2019 e poi, purtroppo, avveratosi. Legambiente continuerà la sua battaglia per far sì che la transizione dalle fonti fossili a quelle
rinnovabili avvenga senza ampliare in maniera abnorme il parco termoelettriche esistente e funzionante a gas e ribadisce il suo no alla centrale a turbogas proposto da Enel per il sito della Spezia.

Legambiente La Spezia

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