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"L’eredità che ci lascia Aldo è ricca. Ma ci mancherà soprattutto il suo rigore morale"

il ricordo di pagano
"L’eredità che ci lascia Aldo è ricca. Ma ci mancherà soprattutto il suo rigore morale"

- Un mese fa ci ha lasciati Aldo Giacché, protagonista per molti anni della vita cittadina. Aldo fu un innovatore, innanzitutto nel partito. A Spezia il centrosinistra sostituì la sinistra unita al governo del Comune nel 1957. Il Pci arretrò sia nelle elezioni amministrative del 1960 che in quelle politiche del 1963, in controtendenza rispetto al dato nazionale. La sconfitta portò a un’autocritica profonda: era sbagliato l’astio verso il Psi per il cambio di alleanze, occorreva una sterzata unitaria, fondata sull’iniziativa sui problemi concreti per scomporre la maggioranza e ricomporre l’unità a sinistra. Nella politica unitaria verso il Psi non mancò tuttavia la polemica: il Pci criticava il localismo del centrosinistra e lo sfidava sul terreno della comprensione dei mutamenti economici e sociali in corso. A portare avanti la nuova linea
furono chiamati “Walter” Bertone, che lavorava a Roma con Giorgio Amendola e tornò a Spezia nel 1962 per fare il Segretario provinciale, e Giacché, eletto Segretario di un nuovo organismo, il Comitato cittadino.

Bertone e Giacché sono stati spesso considerati in contrapposizione tra loro. In realtà, anche se non mancarono nel gruppo dirigente i contrasti, l’intesa politica fu sempre forte. Erano personalità dai tratti molto diversi: si pensi anche a Varese Antoni e ad Anelito Barontini. Ma seppero lavorare assieme, costruendo un’unità in cui ciascuno dava il meglio di sé. Si consolidò così una Federazione “amendoliana”, vivace e non settaria. Lo scontro tra Amendola e Ingrao
fu duro: Luciano Barca, vicino a Ingrao, al Congresso nazionale del 1966 si lamentò dei modi dell’altra
“corrente”, sottolineando invece “la cortesia e il rispetto” con cui era stato accolto a Spezia. “Destra” e “sinistra” del partito erano, sia pure in modo diverso, attente a ciò che cambiava nella società. Al Congresso provinciale della Fgci del 1966, ai militanti che vedevano la gioventù in preda al consumismo e disinteressata alla politica, Giacché spiegò che anche attraverso la musica stava prendendo forma il desiderio di libertà e citò “Il ragazzo della via Gluck” di Celentano: perché poteva essere interpretata come una protesta contro la speculazione edilizia.

Aldo veniva chiamato “il russo” perché aveva studiato alla scuola quadri in Urss, ma c’è chi potrebbe testimoniare sulle sue critiche ai sovietici durante il corso. Mario Margini, allora Segretario regionale della Fgci, dice: “Sull’Urss era tra i più critici”. Era un socialista riformista. Ma il residuo legame con l’Urss non lo recise mai, e questa fu una contraddizione: era troppo forte in lui, e in tutto il gruppo dirigente del Pci, l'idea dell'appartenenza a una storia e a un mondo. Grazie alla svolta unitaria dei primi anni Sessanta, la sinistra tornò a governare il Comune di Spezia nel 1971, con Giacché sindaco dal 1976. Anche in questo ruolo fu un innovatore: per la partecipazione popolare come metodo di governo (un tratto non propriamente “russo”!) e per la scelta di puntare sul porto come vocazione della città. Limitò molto l’edificazione in collina e ampliò il verde pubblico. Era certamente anche lui un industrialista, secondo lo spirito del tempo, e commise errori: ma introdusse comunque un equilibrio nuovo. L’eredità che ci lascia Aldo è ricca. Ma ci mancherà soprattutto il suo rigore morale.

Giorgio Pagano
Cooperante, già Sindaco della Spezia

© RIPRODUZIONE RISERVATA


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