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"Ho detto a mia figlia 'mi manchi' e ho pianto"

La commovente lettera di un giovane padre divorziato: "lei mi ha accarezzato la testa, e io non me ne vergogno"

- Sono cresciuto in un mondo dove l'uomo non può piangere, non può essere se stesso, deve essere uno sempre sicuro, coraggioso, uno che non deve chiedere mai.
Duro nella vita, nelle difficoltà, in famiglia, duro anche quando ti portano via la figlia, e duro anche con mia figlia nel poco tempo che il giudice ci concede.

Poi ho capito che questo forse era stupido, forse anche l'uomo oltre che la donna poteva avere dei sentimenti, un'aspettativa di vita, diritti e desideri di famiglia, sensibilità, debolezze, incertezze. Stasera per la prima volta ho voluto dire a mia figlia mentre la riportavo a casa di sua madre, che mi sarebbe mancata, e mi si sono bagnati gli occhi. Poi ho pianto. Mia figlia, 10 anni, da sempre vive in questo crepaccio nero che ci tiene lontani e che si chiama divorzio, si e' avvicinata, mi ha toccato la nuca e dato una carezza. Una cosa piccolissima, ma per me la più grande del mondo.

Ho capito ora, che se non avessi mai mostrato il mio pianto lei non avrebbe mai mostrato il suo amore. Per 8 anni ho pianto solo dentro me stesso, o nel buio di una stanza, da solo.

Se piangere vuol dire essere deboli o malati, vorrò d'ora in poi essere il primo dei fragili, un malato senza speranza, ma senza speranza è la società dove a noi uomini non e' concesso essere stanchi, deboli o fragili. Io però nella società ci voglio credere ancora perché un giorno ci vivrà mia figlia e voglio che questa società sia diversa, aperta per accettare gli uomini come persone normali, umane, con pregi e difetti, uomini che piangano con la naturalezza con la quale si stringe una mano, uomini franchi e dagli occhi belli senza più doverli coprire, senza mai più doversi nascondere o vergognare di essere se stessi.
Domenica 22 gennaio 2012 alle 12:35:41
UN GIOVANE PADRE
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