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Le papere di Central Park- Ventidieci

- Di solito, presi come siamo dagli eccessivi lustrini della nostra vita quotidiana, in attesa del nuovo anno amiamo portare gli occhi al cielo. Cosa ci preserverà il futuro, quali sogni e quali nequizie emergeranno dalle nostre storie, tra le nostre vie. Oggi molti di noi guardano invece giù, sotto il balconato che ci ospita, per vedere cos'è rimasto della negazione umana, di ciò che ci circonda e ci affoga e ci penetra nell'animo. Guardando gli avanzi, capiamo il futuro. L'anno che verrà, ventidieci, non offre al momento molti splendori, solo miserie, preventive. Soprattutto perché l'uomo non ha capito o stenta a farlo, che la vita è in fondo come la scultura; per vedere il meglio devi togliere. Strappare ricchezza, sollievo, prurigini, denari, spocchie, mal visi, per poter ripartire ed apprezzare; diceva un amico che "quando hai fame e ti danno il tonno, non è necessario che si tagli con un grissino". E' un po' la storia di oggi, dell'immediato essere, presi come siamo a difenderci da tutto. Ventidieci, due numero pieni, doppi, un gioco di semplici parole, quasi un inizio, come una falsa ripartenza. Preferivo da zero a dieci di Ligabue, ma qui nella realtà manca la socialità dei numeri. Non si va oltre l'uno, egoismi e forze singole guidano il cospetto, l'essere è diventato apparire, il boxing è piano di numeri dispari. Se queste sono le sensazioni, cosa aspettarsi dal nuovo anno? In una città come la nostra, resa abitudine da Gino Patroni, il vivere quotidiano basta a volte ad assopire sogni; si fa di tutto per ripartire e per rivoluzionare, per alla fine cambiare quasi nulla. Si manipola, si maneggia, si è vinti da qualche potere forte, inattaccabile, si è ancora lì ad attendere risposte dalla Marina Militare sulla aree dismesse. La triste vicenda dell'atletica e dello stadio Montagna è solo una delle macchie eterne di un rapporto oramai trasceso. In questo ultimo decennio ci siamo trasformati da città dormiente a città mossa; l'immigrazione copiosa si è presa un po' di colori e l'incremento demografico è avanzato su queste basi, ma i confini veri non li abbiamo mai allargati veramente. E' diventato un condominio con troppa gente sul pianerottolo con un aumento dei reati, segnalato dalla indagini del Sole 24 ore, del tutto attendibile. C'è un incrocio cittadino che è diventato istituzionalmente parcheggio, un Palasport dove ci piove dentro, un'emergenza neve straordinaria affrontata in modo saggio, basandosi anche sul volontariato, una Provincia che esonda con una periodicità pericolosa. Chi pensava che Federici, Sindaco silenzioso, non reggesse, ha trovato invece la sorpresa di vederlo ruggire e provocare dove la bisogna lo richiedeva. L'opposizione politica non è stata trascurabile, a tratti è anche piaciuta, ma la curiosità spinge fino a prevedere le prossime Regionali, dove qualche vecchio politicante cerca fortuna che difficilmente avrà. La cultura ha dato legittima spinta, il premio Exodus il giusto riconoscimento ad un cenno di storia tanto antica quanto attuale. Le parole di David Grossman dal palco del civico su quella guerra infinita che distrugge sia Israele che Palestina sono la macchia più grande del nostro vivere, la vera deriva del tempo:"Nessuna delle due parti crede più nella pace, l'unica speranza verrà da fuori". E nel suo silenzio , il teatro e chi lo ascolta, si è fatto ancora più muto, chinando il capo. E' l'anno di tre splendidi libri tutti spezzini; dal Respiro del deserto di Buticchi che arriva fino al nostro golfo ed alla mitica Willemsburg, alla penna di Marco Ferrari ed il suo Morire a Clipperton, ed alla storia di Petacco che rievoca il sogni di Cavour di una unità d'Italia forse diversa nell'idea. E' stato l'anno della festa della Marineria, dei piccoli scandali finanziari, delle nuove tecnologie di comunicazione, dove Cds ha rappresentato il nuovo che avanza mentre il vecchio rinculava affannoso. E' stato l'anno dove, in un periodo economicamente difficile e opprimente, le banche cittadine hanno prodotto utili troppo alti. Acam è l'esempio della vecchia città, parastatale, municipalizzata e opaca. Non c'è una base solida finanziaria dalla quale salpare, vivremo ancora molti sabati del Miraggio e tanti Cieli non sempre limpidi sulla Spezia. Ventidieci, un numero tondo, quasi perfetto, che può e deve trasformarsi in un augurio."Ho dei giusti semplicissimi- disse un giorno Oscar Wilde- mi accontento sempre del meglio". Qui, incipriato di salsedine tra mari e monti, avrebbe avuto dubbi anche lui.
Giovedì 31 dicembre 2009 alle 15:00:11
ARMANDO NAPOLETANO
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