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Le papere di Central Park-Campioni per chi?

- Lo ha spiegato in una serata dedicata all’atletica, lo ha scritto, ma da anni lo urla. Lui, Federico Leporati, faccia pulita dell’atletica leggera, ha raccontato ad Arcola come si allena e protegge un atleta, un mezzofondista. Come lo si prepara e nello stesso tempo di istruisce la sua testa. In una giungla di media e medicine, di ipocrisie e medaglie, di scuole che ostacolano e padri che urlano. “L’ottenimento di risultati di alto livello da giovanissimi, non significa aver esaltato completamente ed in maniera adeguata le potenziale presente nel patrimonio genetico del ragazzo- ha raccontato quello che resta non solo il tecnico che ha lanciato Stefano Mei- Una struttura fisica formata e plasmata seguendo il concetto di gradualita’ nei carichi e di scelta appropriata dei mezzi, permettera’ di produrre risultati, in futuro, molto piu’ consoni alle disponibilita’ assolute del soggetto”. “In generale, la resistenza e la componente resistente della forza, possono essere allenate e migliorate per lungo tempo, e non esiste una fascia di eta’ particolarmente sensibile e favorevole allo sviluppo di esse”. “Di contro, e’ irrinunciabile nei giovani, l’obbiettivo del miglioramento della coordinazione neuromuscolare, della capacita’ di modulazione nell’esprimere la forza, della rapidita’ dei gesti, e, quindi della velocita’, qualita’ indispensabili nell’ alfabeto motorio di tutti i corridori moderni, in qualsiasi distanza eventualmente si cimentino in futuro”.
Come deve agire un allenatore nei riguardo di un ragazzo che gli cresce accanto:”Evitare discrimazioni e sbilanciamenti evidenti nella strategia della stesura del programma di allenamento, verso aspetti riferiti a specialita’ particolari tralasciandone completamente altri”.”Discriminare significa, ad esempio, affermare che al giovane mezzofondista, non serve svolgere lavori di velocita’. Un giovane e’ lento, percio’ intendo portarlo presto alle distanze lunghe, o altre considerazioni sbagliate come Determinati esercizi, tipici della preparazione dello sprint, non servono ai mezzofondisti, Una cosa sono gli 80 metri, un altra i 1000 metri, Nella corsa prolungata occorre cercare l’economia del gesto attraverso apparenti risparmi meccanici. Oppure Il nostro giovane e’ un potenziale mezzofondista percio’ non mi interessa sviluppare la potenza muscolare, men che meno la rapidita’ dei movimenti o l’elasticita’ “. Le considerazioni finali di Leporati sono una summa da seguire:” Mi rendo conto che interpretare l’allenamento del mezzofondo in questo modo sia alquanto piu’ difficile rispetto ai metodi tradizionali. Se l’allenatore e’ uno specialista che trova la propria qualificazione, oltreche’ nel dosare i carichi della parte ”condizionale” dell’allenamento, anche nel plasmare l’atleta al fine di migliorare la sua efficienza meccanica, questo modo di vedere l’allenamento puo’ costituire un possibile campo di sviluppo”.” E’ disonesto e irresponsabile che al giorno d’oggi, uno stuolo di medici, metodologi ed allenatori che hanno condotto gli atleti ai più grandi successi sportivi facendo “quadrare i conti” con somministrazioni farmacologiche mirate e programmate, non si siano accontentati di ciò ed abbiano voluto anche apparire come grandi esperti inquinando la scienza dello sport nonché la metodologia dell’allenamento, in definitiva confondendo gli allenatori che invece rispettano la salute degli atleti e la correttezza della partecipazione sportiva”

Sabato 29 maggio 2010 alle 15:35:01
ARMANDO NAPOLETANO
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