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Ultimo aggiornamento: Mercoledì 19 Settembre - ore 22.25

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Un Cowboy a Ceparana

Il mestiere del cartoonist per Mattia Simeoni. Di Francesca Cattoi

Le migliori intenzioni
Un Cowboy a Ceparana

- Il talento di Mattia Simeoni (La Spezia, 1985), giovane uomo pragmatico e di poche parole, è, paradossalmente, raccontare storie. Ma utilizzando le immagini. Mattia lavora come Character designer per cartoni animati, pubblicità e serie televisive. Vive attaccato a questa cittadina, dove ha già messo al mondo una figlia, Amelia, ed è in attesa della nascita del secondo, un maschio. Tutti, come la compagna Caterina, rigorosamente spezzini. Mattia ha la fortuna di poter gestire la sua giornata lavorativa da casa, la tecnologia informatica lo aiuta non poco nel suo fare, ma la matita, il carboncino, i colori, sono sul tavolo, e magari anche qualche bomboletta spray, se cerca bene. Le sue creazioni le vediamo anche sui social e abbiamo imparato a conoscerle sui muri della città. In questo spazio, proviamo a farci raccontare qualcosa in più su questa professione che si nutre di creatività, costanza e passione.

Eccoci qua, Mattia, come sempre si parte dall’inizio. Che studi hai fatto prima di intraprendere la tua carriera professionale?
"Dopo il diploma al Liceo Artistico Artemisia Gentileschi di Carrara sono riuscito a entrare al Centro Sperimentale di Cinematografia-Scuola Nazionale di Cinema dal 2006-2009. Tramite un articolo su un giornale, avevo scoperto che tenevano un corso della durata di tre anni di animazione 2D e 3D a Torino. Mi sono iscritto a questo corso e considero questa l’esperienza per me più formativa e decisiva. Ho avuto la fortuna di avere insegnanti molto validi come Mario Addis (autore, per esempio, della storyboard e animazione della sequenza del sogno ne La gabbianella e il gatto, Sony Animation, 1998). Il ciclo di studi si articola in questo modo: il primo anno hai un’infarinatura generale sull'animazione; dal secondo anno ti specializzi in animazione 2D o 3D. Decisi di specializzarmi su animazione 2D".

Quali sono le esperienze di formazione professionale più significative che hai fatto in seguito?
"A 20 anni il primo contatto con l’animazione è stato traumatico perché non bastava più fare un bel disegno, ma si doveva ragionare su una sequenza di disegni che dovevano creare il movimento del personaggio e dare vita alla storia. Per me, che arrivavo dal liceo artistico, è stato come ricominciare da zero. Ma è andato tutto bene. Tre anni dopo, finito il corso al CSC, ho cominciato subito a lavorare: prima su alcuni progetti di Motus S.r.l. in qualità di character designer, poi come animatore flash e responsabile della parte creativa nella società, con sede a Modena e Milano, Melazeta S.r.l. Presso di loro, una delle aziende italiane più importanti in questo settore, ho lavorato a Web Series, pubblicità, App e Videogame per cinque anni. Adesso da freelance lavoro per vari studi italiani come Jumon Studio, Movimenti Production, Artea S.r.l., LightCut Film, e stranieri come Ocellus, Watch Next Media. Mi accorgo che ogni nuovo lavoro che porto a termine è sempre una piccola, importante esperienza formativa".

Come hai capito che avresti voluto sviluppare la tua creatività? E che questo tuo talento sarebbe potuto diventare un lavoro, qualcosa su cui investire?
"In realtà, ho sempre disegnato fin da piccolo. Vedevo mio padre Dino disegnare nel suo studio. Lui è stato un disegnatore di fumetti per un lungo periodo, circa venti anni. Ha lavorato per Blob, Terror, Intrepido, Scanner. Gli sono andato dietro copiando ciò che faceva e la passione e nata per plagio. La normalità in casa mia era questa, il disegno era un argomento, un interesse in comune tra me e mio padre.
Ricordo che nel 1993 aveva fatto un disegno pubblicitario per un’agenzia di trasporti, molto diverso dallo stile da fumetto ‘’bonelliano’’ che utilizzava di solito. Era molto stilizzato con una forte sintetizzazione delle linee. Mi colpì così tanto che decisi di adottare quella che mi piace definire una 'filosofia’ di segno, che ancora adesso uso.
Fino ai 16 anni, mi dedicavo ad esprimermi attraverso il disegno, più come un hobby saltuario e più rivolto al mondo dei graffiti. Poi dopo due anni di ITIS alla Spezia, sono riuscito a convincere i miei (o forse avevano solo perso le speranze) a farmi cambiare scuola e ad iscrivermi al Liceo Artistico. A quel punto, il modo in cui mi approcciavo al disegno, all’arte in generale, è maturato e ha preso una sua forma".

Come si svolge il tuo lavoro di animazione all'interno di pubblicità, cartoni, serie televisive, etc?
"Il lavoro cambia da progetto a progetto, dipende se si tratta di serie TV, pubblicità, App e Games, video di motion graphics o comics.
Principalmente mi occupo di animazione 2D, quindi "animo", faccio recitare i personaggi in base a quello che devono fare nella scena; studio il movimento e il timing dell'azione e dopo passo alla fase esecutiva, cioè disegno dopo disegno, creo la storia.
Mi occupo anche di character design, cioè la creazione di personaggi adatti all’animazione e lavoro anche come background artist, il disegno e la colorazione dei fondali, dell’atmosfera e del mondo in cui è ambientata la storia".

Vivi alla spezia con la tua bella famiglia in espansione, ma per esempio, nei mesi di aprile, maggio e giugno sei stato a Parigi. Riesci a svolgere la tua attività da casa e come vivi questi spostamenti? Quale influenza hanno sul lavoro?
"Ho lavorato cinque anni per uno studio di Modena, e poi da cinque anni sono tornato a casa e lavoro per diversi studi d’animazione e agenzie di comunicazione. Il web è essenziale. Ti permette di avere contatti in Italia e all'estero e nel 90% dei casi, si può tranquillamente lavorare da remoto.
Ora sono stato a Parigi fino a fine a giugno per portare a termine un lavoro su una serie TV dal titolo Nate is late. Per ora è stata una bella esperienza, che mi ha fatto crescere. Stiamo finendo di lavorare alla prima stagione e in base a quanto piangerà di notte il pupo in arrivo, vedrò se ripartire".

Quali sono gli aspetti positivi di lavorare insieme ad altri e non da lontano? Immagino che nel tuo caso non è che stare alla Spezia faccia una qualche differenza. Il tuo lavoro è uguale dappertutto, mi interessa solo capire cosa può darti in più lavorare in gruppo e quindi doverti allontanare da casa.
"Chiaramente lavorare in gruppo è molto più stimolante e ti sprona a fare meglio. Il confronto con professionisti che svolgono il tuo stesso mestiere rinnova l’entusiasmo e la passione, ti apre la mente e ti fa scoprire sempre qualcosa di nuovo, qualcosa da imparare per evolvere in qualcosa di altro. Da solo ci vuole molta autodisciplina, bisogna darsi degli obiettivi da raggiungere per non abbassare il livello qualitativo, per non finire a fare cose con sufficienza".

La prima volta che ti ho incontrato è stato per una ricerca che stavo facendo sulla situazione writing e graffiti alla Spezia nel 2014. Ho conosciuto Raffaele e Matteo grazie ad Antonella Franciosi, e loro, una domenica pomeriggio mi hanno portato in giro a scoprire i graffiti cittadini. Erano loro produzioni, ma anche di altri invitati anche da fuori (vedi il grande lavoro sul muro sotto strada di Marola eseguito da alcuni ragazzi francesi). Alcuni erano anche tuoi e mi ricordo che, seppur tu fossi annoverato tra i giovani, ti conoscevano e stimavano. Come si lega questa diversa pratica artistica al tuo lavoro quotidiano?
"Fa sempre piacere a uno di mezza età sentirsi dare del giovane. I graffiti sono stati il punto di partenza, probabilmente senza quella esperienza non sarei arrivato a fare questo lavoro. Più che al disegnare lettere, ero legato al mondo del figurativo e alla creazione di personaggi nel modo più originale possibile. Questa passione mi ha portato ad avvicinarmi al mondo dei cartoon. É stato un periodo della mia vita molto stimolante dal punto di vista stilistico e nel quale ho potuto recepire nuove influenze. Mi sono divertito e ho conosciuto molta gente interessante".

Circa tre anni fa, ho anche comprato un tuo piccolo disegno (pagato pochissimo per altro!) di una quadrupede tracciato a carboncino. Secondo me, il tuo talento è proprio nella creazione di questi piccoli e quotidiani personaggi, in grado di raccontare una storia pur da soli su un foglio bianco. Ti capita spesso di lasciarli così, slegati da una narrazione e dimensione lavorativa? È un aspetto che ti interessa sviluppare in futuro?
"Quello fa parte di un progetto artistico illustrativo diverso dai graffiti e dal mondo dei cartoon. Lo porto avanti con il nome di Kowalski. Sono disegni in bianco e nero che trattano principalmente la figura umana, ma talvolta anche animali. Più spesso mi concentro su persone o dettagli che mi hanno colpito. Lavoro l’anatomia, la riporto con uno stile personale di volumi e linee di forza e alla fine quelle persone sembrano più degli oggetti che esaltano un mio ideale estetico o “poetico”".

Cosa mi puoi dire dei due soprannomi che ti sei scelto e con i quali gli amici ti conoscono, Cowboy e Kowalski?
"Cowboy è il nome che uso per i graffiti, che è un’arte più gestuale e dinamica, che punta alla spettacolarità e al forte impatto visivo.
Kowalski ho iniziato ad usarlo per una serie di disegni più legati a una ricerca estetica e stilistica che ritengo e definisco “umanistica”. In qualche modo, per me, anche più raffinata.
Non riuscendo a far collimare questi due aspetti del mio fare artistico, mi sono creato due maschere, due identità".

Conosco poco il settore nel quale si cimenta quotidianamente Mattia. Gli invidio la possibilità di intrufolarsi nelle linee che danno vita ad un personaggio, poterlo seguire e costruire con lui le storie che gli capitano. Poi, alzare la testa e vedere la propria stanza, la propria famiglia, senza, forse, soluzione di continuità. Mi piacerebbe sapere di più della tecnica che sta dietro al suo lavoro, per, magari, poter dare un giudizio estetico più approfondito. In questa rubrica, però, mi interessa mettere in evidenza un percorso, presentare un modo personale di vivere alla Spezia, con una professione, o passione, che può essere vissuta qui come altrove e che mette in collegamento con il fuori, l’esterno, l’estero.
Nell’ultima email che ci siamo scambiati, Mattia ha scritto: “Sì, sono nato alla Spezia nel 1985. Sono di Ceparana”. L’inizio di una storia dai caratteri epici.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Disegno a matita Mattia Simeoni


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