Uno stadio pronto alla festa. Lo Spezia di Volpi in due anni torna a casa
- E’ tutto vero, l’alba del lunedì mattina trova lo Spezia promosso in prima divisione. Una settimana passata con un solo pensiero nella mente d’ogni tifoso, quei 90 minuti decisivi contro il Legnano, tra sogni e incubi, tra speranze e ansie, un fischio iniziale che non arrivava mai. Quando poi arriva il momento, t’incammini verso il Picco, molto prima delle altre volte, capisci subito che non è una domenica come le altre, tante persone camminano in un’unica direzione, quella verso lo stadio, tutti o quasi vestiti di bianco, con i simboli della squadra della città, entri al Picco e lo stadio è una bolgia incredibile, la tensione è alta, si taglia con il coltello, ma è uno stadio che senti pronto alla festa. Sono stati 90 minuti intensi, con il tempo che passava e quella maledetta palla, grazie anche ad alcune prodezze del portiere avversario Furlan, che non entrava mai, un rigore con il cuore in gola per la paura di gettare al vento l’occasione decisiva, la gioia infinita, immensa, con le braccia al cielo, per il gol liberatorio, e il raddoppio con l’ennesima è incredibile prodezza del golden boy nostrano Cesarini, che fa volare le Aquile verso il traguardo, e infine il fischio finale che libera da ogni apprensione, e scatena la giusta follia delirante che solo l’impresa calcistica può innescare. Un Picco che ritorna molto vicino ai fasti della serie B, che solamente chi ha vissuto almeno una volta può comprende appieno, perché raccontarlo, o vederlo in immagini davanti ad uno schermo, non è la stessa cosa, il tutto si riesce a percepire solo e unicamente se lo vivi al presente, se ne fai parte, se sei protagonista e spettatore al tempo stesso. Volpi c’era, lo ha vissuto in tutto e per tutto, lo ha guardato, lo ha respirato, il Picco di ieri è il miglior spot per il calcio che si può avere, se lo vivi e non te ne innamori allora non riuscirai mai ad essere coinvolto, ma credo proprio che il nostro presidente ne sia stato colpito, oserei dire impressionato, e alcuni suoi atteggiamenti questo lo lasciano supporre. Finalmente la categoria che ci appartiene è tornata ad essere nostra, ed è stata festeggiata da tutta la città che è tornata ad essere tutt’uno con la sua squadra, chiudendola in un grande e immenso abbraccio che dimostra una volta di più quanto lo Spezia calcio è importante per tutti noi, per chi lo vive costantemente e incondizionatamente ogni giorno della settimana, ma anche per chi lo segue distrattamente. Lo Spezia rimane un simbolo cittadino, forse l’unico che rappresenti orgogliosamente la nostra città. I ventilati e forse programmati cinque anni per il ritorno in C1, annunciati nell’agosto del 2008 da Iacopetti, sono giustamente svaniti, perché inverosimili e punitivi per la passione della tifoseria, concepibili solo per chi non aveva capito dove arrivava a fare calcio, per questo i tifosi si ribellarono subito, non perché non capivano le difficoltà di ricostruire dal niente, dallo zero assoluto, ma perché si voleva spiegare subito cos’è lo Spezia calcio per tutti noi. Il prossimo campionato sarà diverso dai due appena trascorsi, in prima divisione andremo ad affrontare squadre che vantano i nostri stessi sogni, non saremo più ossessionati dal dover vincere sempre e in ogni caso, le possibili sconfitte saranno comprese meglio, anche se vissute con ugual dolore, ma ora finalmente torniamo a combattere per il nostro grande e unico sogno, il ritorno in serie B. Penso proprio che si possa accettare e condividere anche un campionato di transizione, se questo servirà per gettare le basi per la scalata nell’anno successivo, programmare non è fallire ma ipostare una società e una squadra più forte negli anni successivi, se queste sono le intenzioni di Volpi possono essere condivisibili, se poi invece tutto funzionerà al meglio, e la lotta per il primato arriverà già dal primo anno, ancora meglio. È terminato ieri il campionato, abbiamo festeggiato e delirato tutta la notte, oggi per i “grandi” tifosi inizia già il prossimo, nell’attesa di notizie di mercato, degli arrivi e delle partenze dei giocatori, sognando la squadra che verrà, quella che lotterà in prima divisione per la nostra città, la fede non va mai in vacanza.
Lunedì 14 giugno 2010 alle 12:52:50
PAOLO CARAFA
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