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Una vittoria per convincere a crederci veramente

di Paolo Carafa

- La gara di domenica scorsa, vinta contro il SudTirol, conforta e rassicura, affrontata con la giusta mentalità e personalità ha portato una vittoria di misura, figlia di un predominio indiscusso e di molte nitide palle gol, purtroppo fallite causa imprecisione, ma anche sfortuna. Oggi la partita in trasferta a Como deve indicare che lo Spezia può fare bene con continuità, anche fuori del Picco, impossibile aspirare a mete prestigiose se il cammino esterno non è fautore di un discreto apporto di punti. Al momento lo Spezia è stato autore di due campionati completamenti opposti, quello casalingo d’altissima classica, infatti andando a conteggiare i punti conquistati tra le mura amiche lo Spezia è al 2° posto con 26 punti, secondo al solo Gubbio con 28 punti, mentre nelle gare in campo esterno lo Spezia è al penultimo posto con soli 4 punti, davanti alla sola Paganese, che perdendo tutte le gare ha ancora 0 punti in questa parziale classifica. Appare quanto mai scontato che vincere oggi a Como sarebbe infrangere questo tabù, e rappresenta l’unico segnale che può davvero convincere definitivamente tutto l’ambiente che arrivare ai playoff non è un’utopia, mentre un risultato diverso indicherebbe che la squadra non ha le capacità necessarie per cambiare marcia e avere la dovuta continuità di risultati.
D’altronde, vincere a Como, appare tutto altro che impossibile, l’importante è che la squadra sia convinta delle proprie capacità, abbia fiducia in se stessa, e naturalmente affronti l’impegno con la giusta grinta e determinazione. Non c’è più spazio per la ricerca del bel gioco, o degli equilibri, o di nuove alchimie tecnico-tattiche, o di qualsiasi sorta d’esperimento, ora che mancano 12 turni alla fine, contano soltanto i 3 punti, sono solamente le vittorie che possono scuotere la classifica, bisogna trarre il massimo possibile da ogni partita, troppi sinora i punti lasciati per strada per permettersi di lasciarne altri.
Intanto continua per tutte le tifoserie d’Italia l’anno nero, i numeri di presenze allo stadio sono in forte calo ovunque, anche in serie A. Le leggi restrittive varate hanno causato una moria di spettatori senza precedenti, si voleva colpire le frange violente, si è finiti per allontanare quasi tutti, confinando il calcio più come fenomeno televisivo che spettacolo dal vivo.
Il modello anglosassone, e americano, di spettatori che siedono tutti nel loro seggiolino di competenza, appare troppo asettico, troppo limitante, per il pubblico italiano che allo stadio ha bisogno anche di sfogare emozioni, d’essere partecipe delle vicende sul rettangolo di gioco, così molti, infastiditi dalle troppe difficoltà di acquistare un biglietto per le gare esterne, e anestetizzati da uno spettacolo che sugli spalti non c’è più, disertano lo stadio, afflosciandosi sulle poltrone e i divani di casa davanti alla tv, assistendo a partite che li coinvolgeranno emotivamente sempre meno.
Per i tifosi dello Spezia andare in trasferta sta diventando impossibile: anche questa trasferta di Como è stata vietata per i residenti in Liguria non possessori di tessera del tifoso, così come quella precedente a Gubbio, e così com’è vietato nella successiva partita ai tifosi Salernitani salire al Picco. Vietare non è educare, per insegnare la “non violenza” i metodi devono essere altri, per educare serve partecipazione, vietare non ha insegnato mai niente a nessuno, se non ad allontanarsi dai divieti. Cosa può insegnare ad un bambino tra i 3 e gli 8 anni essere allontanato dalla vetrata che limita il campo in gradinata, sennonché lo stadio è un luogo dove c’è repressione ingiustificata delle libertà personali di movimento.
Domenica 13 febbraio 2011 alle 10:02:01
PAOLO CARAFA
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