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La domenica del tifoso - Avvilimento e delusione

- All’inizio del campionato era difficile pensare che lo Spezia sarebbe sprofondato al penultimo posto in classifica, continuando poi ad annasparvi. La composizione della squadra, in un connubio di conferme dei protagonisti che avevano conquistato la promozione, e d’arrivi importanti a rafforzarla, non dava certo motivo di pensare che lo Spezia avrebbe giocato un campionato di bassa classifica a lottare per la salvezza, al limite i dubbi potevano essere sulla reale possibilità di inserirsi nella lotta playoff, ma non certo così in basso. La squadra proprio non riesce a ritrovarsi, anche quando entra in campo determinata, giocando 20/25 minuti, massimo un tempo, di buona qualità, poi si smarrisce, oppure dopo un primo tempo giocato male, nella ripresa abbozza una reazione dove s’intravede qualcosa di buono, ma mai sono 90 minuti giocati con la stessa intensità, con la caparbietà e la volontà per arrivare a quella vittoria, che necessità in prima divisione, di una prestazione costante durante tutto l’arco della gara. Gli avversari in prima divisione sono tutti tosti, sia quelli costruiti per raggiungere la promozione, sia quelli costruiti con pochi soldi ma tanta tenacia di ben figurare ugualmente, le prestazioni altalenanti, fatte di buoni sprazzi e tante pause, non riescono a garantire punti in classifica. Ulteriormente la mancanza di risultati produce e alimenta tensione e sconforto, nei giocatori e nei tifosi, in una situazione che s’incarta su se stessa e allontana sempre di più dal riuscire ad uscirne fuori. Un giocatore che ha nella testa dubbi, che non sente la fiducia di compagni e ambiente, che sente i tifosi delusi, rende ancora meno di quello che realmente potrebbe. Ora veramente per uscire dal pantano dei bassifondi della classifica, oltre alle qualità, serve avere una buona dose di fortuna, che favorisca inizialmente una serie di risultati positivi, per ritrovare quel pizzico di fiducia e morale, che consenta ai giocatori di ritrovare quella tranquillità necessaria per esprimersi in modo migliore. Rimarcare in questo momento gli errori commessi e sin troppo facile, dalla mancanza di quella punta e di quel regista che i tifosi chiedevano sin da quest’estate, ma sarebbe meglio dire dalle stagioni precedenti, alla poca convinzione che c’era nel confermare D’Adderio, però non vorrei che la società nella foga di rimediarvi non n’aggiunga altri. Il ricorso al mercato di calciatori disoccupati e svincolati, è un terreno che nasconde parecchie insidie, e che richiede un fiuto eccezionale per evitare di incappare in affari che solo all’apparenza sembrano buoni. Per una società economicamente forte com’è lo Spezia, sarebbe stata una mossa migliore avere la forza di attendere la riapertura del mercato a gennaio, dove si poteva cercare di strappare, anche alle dirette concorrenti, quei giocatori che sono certezza e non incognita. Tra l’altro, c’è da considerare che il guadagno nell’utilizzo di un giocatore preso ora, che non sarà pronto prima di un mese, e di un giocatore preso a gennaio, è al massimo di 4 o 5 partite. Conviene assumersi un tale rischio o è preferibile invece serrare e compattare le fila di una squadra, che può invece ancora, lasciando stare fronzoli e sogni, mettere in campo muscoli e polmoni, carica e rabbia agonistica, usando la spada e non il fioretto, mandando in campo quei giocatori pronti alla lotta, alla battaglia, che sanno lottare e sudare su ogni pallone, insomma una squadra operaia capace di distruggere il gioco avversario e di lottare dal primo all’ultimo minuto di gioco. La posizione di classifica non lascia spazio a niente che non sarà lottare per far punti, per raggiungere la zona salvezza, solo poi si potrà ripensare a sogni e speranze.
Domenica 17 ottobre 2010 alle 11:20:25
PAOLO CARAFA
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