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Ultimo aggiornamento: Domenica 30 Aprile - ore 22.21

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Da “gli invincibili” a “gli innominabili”

di Paolo Carafa

Da “gli invincibili” a “gli innominabili”

- Dicono i “vecchi” giocatori che ci sono partite che si preparano da sole, ebbene, un quarto di finale di Coppa Italia è una di queste gare, e allora ti aspetti che la tua squadra giochi bene come in altre poche circostanze, che dia il meglio possibile, e invece nella partita che poteva portare lo Spezia nella storia calcistica, i giocatori fanno una prestazione allucinante, talmente indecorosa e indegna che i tifosi non possono che vergognarsene. Esistono tanti modi di perdere, anche le partite più importanti, ma non in questo modo, mostrando una tale pochezza. Non riesco a capire, se i “non-protagonisti” in campo, se ne siano resi conto pienamente, e questo perché le dichiarazioni di prassi, e le scuse, a fine partita, sono alquanto irritanti, almeno per un vecchio tifoso come me. Lo Spezia ha buttato via così una delle occasioni che capitano poche volte nella vita, la possibilità di andare in semifinale nella coppa nazionale, a noi non era mai successo, e realisticamente sarà difficile che accada nuovamente a breve. Lo Spezia ha perso per uno a due dall’Alessandria, una squadra che ha il pregio di giocare al calcio, con giocatori che non mollano, che sudano sino al novantacinquesimo, e che credono in quello che fanno, tutto il contrario, salvo pochissime eccezioni, dei giocatori dello Spezia. La squadra in campo si è mossa malissimo, tanti passaggi sbagliati, difesa della palla irrisoria. Cercando con ostinazione la verticalizzazione del gioco, con lanci che finivano costantemente per essere preda degli avversari, ha agevolato il loro recupero palla immediato. Io sono contrario al tiki-taka, ma nemmeno si può giocare buttando la palla a casaccio in avanti sperando che arrivi magicamente sui piedi di un compagno, o che un rimpallo o uno stop sbagliato permetta di impossessarsi della palla e involarsi verso la porta avversaria. Che poi in verità siamo anche riusciti in qualche modo a presentarci soli davanti al portiere, ma i nostri giocatori sono riusciti a sfoderare tiri veramente innocui, questo Calaiò è riuscito a farlo ben due volte. Clamoroso poi aver approfittato poco sportivamente di un’azione confusa, con due giocatori avversari a terra, e noi che abbiamo continuato a giocare presentando solo soletto Catellani davanti al portiere, che con tutto il tempo a disposizione è riuscito anche in quest’occasione a centrare il portiere. Possiamo sintetizzare che a eccezione di Chichizola, che ha tenuto a galla lo Spezia il più a lungo possibile con alcune ottime parate, e Migliore, che ancora una volta ha messo in campo determinazione e tanta corsa, il resto della squadra ha fatto una prestazione davvero indecorosa. Sono imperdonabili per averlo fatto in una partita così importante. Una volta c’era una squadra dello Spezia protagonista di una storica e vittoriosa partita proprio con l’Alessandria per due a uno passata alla storia e sopranominata “gli invincibili”, perché vinsero il campionato 1999/2000 senza perdere una partita, questa squadra invece possiamo dire che passerà alla storia come “gli innominabili”, avendo gettato al vento un’occasione unica, facendo arrabbiare e vergognare l’intera tifoseria, e forse una città. A proposito di quei tempi voglio riportare un pensiero scritto sul web dopo la partita di ieri da uno dei giocatori di quella squadra, Andrea Caverzan: “Io penso che se prima non si crea un’anima alla squadra non si vincerà mai niente. Per anima intendo un gruppo di 4/5 giocatori che sono la base di una squadra. L'anima del mio Spezia erano Rubini, Bordin, Menolascina, Coti, Fiori, gente che appena arrivavi ti facevano subito capire cosa voleva dire giocare in questa città! Qui c'è un continuo via vai di gente, mancano i riferimenti nello spogliatoio e di conseguenza un gruppo che crede a un obiettivo. Tanti giocatori solo bravi non faranno mai una squadra vincente! L'Alessandria ne ha fornito prova questa sera". Affermazione che spiega molto più di tante belle parole “l’era Volpi”, il ripetere sempre gli stessi errori, buttare tante occasioni, non comprendere e valorizzare il potenziale calcistico, fatto negli anni dei Cesarini, Lollo, Rui Mario, e tanti altri, compresi Sadiq e Nura, anche se in quest’ultimo caso almeno è entrato in cassa del denaro. La stagione scorsa si era riusciti finalmente a ricreare tra squadra e tifoseria un bel connubio, e una serie di risultati molto positivi, poi in estate si è confermato quasi tutto, tranne alcuni vertici societari. L’inizio del campionato è stato ottimo, tanto che lo Spezia teneva il passo delle prime, Crotone, Cagliari e Cesena, ma proprio a Cesena quando si poteva balzare in testa al campionato, c’è stata una sconfitta per cinque a uno. Da quel momento la squadra si è persa, collezionando una serie di risultati negativi, che come sempre hanno portato all’esonero dell’allenatore, Bjelica, che ha pagato per tutti, probabilmente colpe non sue, visto che anche con Di Carlo la musica non è cambiata. La parentesi di Roma un’eccezione, distruggere il gioco e molto più facile che costruirlo, quella è stata una prestazione favolosa, ma solamente in chiave difensivistica. Lo Spezia nelle ultime cinque partite tra campionato e coppa ha ottenuto solo tre pareggi (Brescia, Como, Bari), e due sconfitte (Ascoli e Alessandria), segnando tre soli gol, di cui due su rigore, e l’altro (Brescia) rubando palla dopo un errore di un difensore avversario. Lo Spezia di Di Carlo non sa costruire gioco, non sa segnare, se a inizio stagione ero convinto di poter lottare per la promozione, ora temo, e ho paura, che arrivare alla salvezza, se non cambieranno molte cose, sarà impresa molto difficoltosa. Più si guardano i numeri, e le prestazioni in campo, e più si comprende quanto questo Spezia sia pericolosamente alla deriva. Sarebbe interessante sapere cosa è successo dopo Cesena, all’interno della squadra e della società, di perché “il giocattolo” si è rotto improvvisamente, senza un perché, ma ho paura che nessuno lo dirà mai veramente.

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