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Ultimo aggiornamento: Lunedì 12 Novembre - ore 21.31

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Via le barriere e campo più largo al "Picco" dal 2019

Il terreno di gioco è troppo stretto, bisogna abbattere i divisori con il rettangolo verde per recuperare tre metri. Ma sorge il problema delle uscite di sicurezza in tribuna. Vale la pena spendere soldi per la tribuna, destinata all'abbattimento?

UN PRIMO RESTYLING
Via le barriere e campo più largo al "Picco" dal 2019

La Spezia - Deve crescere di tre metri entro il prossimo anno il campo di gioco dello stadio "Alberto Picco". E per farlo, si mangerà un pezzo della tribuna e un pezzo dei distinti. I lavori per l'installazione dei seggiolini in tutto lo stadio, che partiranno questa estate con la posa dei primi mille (qui l'articolo), sono solo il preambolo degli interventi che toccheranno l'impianto cittadino nel corso del prossimo anno, quello del secolo di vita per la struttura dedicata all'eroe del Monte Nero. Interventi profondi, che avvicineranno il vecchio Picco ai suoi colleghi di moderna concezione sebbene solo un restyling totale colmerebbe il gap.

Il fatto è che già dalla prossima stagione in teoria il campo di gioco di Viale Fieschi dovrebbe essere largo 68 metri, tre in più dell'attuale misura. "Solo in casi di limitazioni strutturali non eliminabili, è tollerata la riduzione della larghezza sino ad un minimo di metri 65", prevede il sistema delle licenze nazionali per la stagione 2018/19. Le limitazioni strutturali sono evidenti per quel che riguarda il "Picco", ovvero le barriere tra campo e settori rettilinei della cui eliminazione si parla ormai dal 2013 quando Umberto Marino, da direttore generale dello Spezia, fu uno dei "saggi" nominati dall'allora presidente Andrea Abodi per stilare il vademecum degli stadi aperti. Il primo passo fu la caduta della rete in Curva Ferrovia, prima della stagione 2019/2020 l'amministrazione comunale vorrebbe portare a termine l'opera anche negli altri settori.

Un'operazione che porta con sé una serie di valutazioni ulteriori. Per quel che riguarda al tribuna, il primo manufatto a saltare sotto i colpi delle ruspe sarà il parterre in basso. Via il muretto in cemento lungo il fallo laterale, via la bianca cancellata di metallo attraverso cui veniva passato il rituale caffé espresso a mister Soda dieci anni fa, via una parte (se non tutto) il camminamento in basso che oggi conduce ai servizi igienici.
Lo spazio così liberato sarebbe utilizzato per riportare qui le panchine come era fino a pochi anni fa e come vorrebbe la logica. In questo modo si andrebbe peraltro incontro a una richiesta che Sky aveva fatto da tempo, ovvero quella di poter inquadrare anche gli allenatori con le proprie telecamere durante il match, cosa oggi impossibile visto che le tv hanno trovato asilo proprio nei distinti a causa degli spazi ristretti del settore opposto. Oggi il Picco è uno stadio "a rovescio" in pratica.

L'eliminazione del passaggio inferiore pone però il problema di recuperare in qualche modo le uscite di sicurezza. Si potrebbe pensare di aprire nuovi passaggi laterali, ma con il rischio di perdere capienza per creare questi corridoi. Di certo l'intervento sulla tribuna rischia di risultare piuttosto costoso dati questi presupposti. Abbastanza da porsi la questione: vale la pena spendere denaro su un settore che prima o poi andrà abbattuto e ricostruito di sana pianta? Solo così il "Picco" festeggerebbe i suoi cent'anni (è stato costruito nel 1919) mettendo un piede nel ventunesimo secolo.
In attesa di una risposta, il piano per il prossimo anno prevede poi di eliminare le pareti in plexiglass sotto la gradinata per sostituirle magari con altre a scomparsa come esistono in altri stadi cadetti (per esempio Cesena). A quel punto non sarebbe difficile recuperare i tre metri di larghezza per portare il terreno ai fatidici 68 metri. Questo è in pratica un piano di opere obbligato, per cui la Figc chiede di avere quantomeno un progetto nel giro di qualche mese. Rimane poi nei desideri di Palazzo Civico di coprire la Curva Ferrovia, anche questo un tema sul tavolo per cui erano state fatte promesse in campagna elettorale. Difficile quantificare una spesa per tutte queste migliorie, altrettanto difficile finanziarle con soldi pubblici.

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