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Ultimo aggiornamento: Lunedì 22 Aprile - ore 05.46

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Una spezzina alle Olimpiadi, è la judoka Erica Barbieri

Ha conquistato un pass per Londra dopo averlo sfiorato nel 2008. Carabiniere, vive a Roma: «Da quando vivo lontana dalla Spezia ho imparato ad amarla di più».

Una spezzina alle Olimpiadi, è la judoka Erica Barbieri

La Spezia - Ci ha creduto sempre e alla fine ce l'ha fatta. Erica Barbieri, trentunenne spezzina del Termo, vola a Londra con la squadra azzurra di judo. Vola a Londra dopo aver accarezzato con la mente e solo sfiorato Pechino, dopo una carriera fatta di tanto metallo (quello delle medaglie) conquistato in giro per il mondo tra Olanda, Indonesia, Tunisia, Corea, Turchia e altri paesi ancora. Cinque ori agli Italiani assoluti, due agli juniores, uno agli Europei (a Vienna nel 2010), uno ai Mondiali militari e poi un fiume di argenti, bronzi e piazzamenti impossibili da elencare tutti.
Mancavano le Olimpiadi, e c'erano gli Europei di Chelyabinsk (Russia) nell'aprile scorso per mettere in cascina i punti necessari per staccare un biglietto per il Regno Unito. Arriva solo un quinto posto nel contesto di una nazionale italiana che rimane a bocca asciutta. E allora si spera nel complicato meccanismo delle wild cards attribuite dal Cio: la federazione mondiale ne ha a disposizione venti e ne attribuisce 17. Erica non c'è. Le restanti tre tornano alla federazione di judo, la Ijf, che segue il ranking: Erica Barbieri è la prima della lista, le Olimpiadi sono finalmente sue.
CDS ha chiacchierato con quest'atleta dal fisico statuario (179 centimetri per 70 chili di peso gara) lo scorso autunno.

Una spezzina doc che miete successi in giro per il mondo. Hai vissuto alla Spezia fino a 20 anni, raccontaci dei tuoi inizi.
«Ho fatto le elementari sotto casa, al Termo. Le medie alla "Verdi" e poi le superiori all'Istituto magistrale "Mazzini". Ho iniziato judo a 9 anni, semplicemente perché non mi andava di aspettare senza far niente mia mamma che iniziava il corso di ginnastica quando io finivo quello di pallavolo. Così, per caso, il Maestro Lamberto Lambertucci mi accolse sul tatami della Polisportiva Prati Fornola alla quale sono rimasta tesserata fino al mio trasferimento a Roma dopo le superiori.
Per 2 anni ho fatto entrambi gli sport, ma quando ho dovuto scegliere non ho avuto dubbi: a judo eravamo tantissimi bambini, mi divertivo di più, mi piaceva la dimensione individuale rispetto a quella di squadra e vincevo! Forse anche il fatto di "lottare" mi era più congeniale: ho sempre fatto un sacco di pratica a casa con mio fratello e con gli amici!»

Poi le prime gare, i primi viaggi, le prime vittorie.
«Ricordo la mia prima gara... ero ancora nell'età in cui maschi e femmine gareggiano insieme e sbaragliai tutti! Diciamo che nelle prime gare la medaglietta la portavo a casa sempre: anche questo, insieme al divertimento degli allenamenti e alle amicizie che si formavano sul tatami, mi ha spinto fin da subito ad impegnarmi per continuare in questo sport.
Partecipavo alle gare sempre per la gioia di farlo, perché era bello andare via tutti insieme in pullman a fare "casino"».

Quando è arrivata la svolta che ti ha fatto dire "ok, questa può essere veramente la mia vita".
«La prima svolta, quella che mi ha portato ad un impegno più assiduo e consapevole, furono i campionati italiani Juniores nel 2007: al primo anno in quella fascia d'età vinsi il titolo con 5, favolosi ippon - ovvero il ko, il punteggio che ti permette di chiudere prima del limite l'incontro - tutti della mia tecnica preferita vale a dire l'uchi mata. E con quella vittoria iniziarono i primi ritiri con la Nazionale e le prime gare all'estero, precisamente i "Giochi Olimpici della gioventù europea" a Lisbona ed altre gare con la squadra Juniores».

La Nazionale, il trasferimento a Roma e una laure per te.
«Della squadra della Nazionale ho iniziato però a far parte con maggiore assiduità dal 1999, quando ho disputato i primi campionati Europei Juniores: è da allora che, sempre più spesso, il Centro Olimpico Federale mi ha ospitato e mi ospita ancora adesso. E' qui che ci alleniamo più frequentemente, quando non siamo in giro per il mondo a fare gare o training camp internazionali... nel tempo è diventata quasi una seconda casa! A Roma dove vivo mi sono trasferita definitivamente dopo il diploma, nell'ottobre 2000 quando ho iniziato l'università e dove dopo 3 anni ho conseguito la laurea in scienze motorie».

Chi ha capito che avevi questo talento e quando hai preso la decisione di dedicare tutta te stessa?
«Il mio primo maestro Lambertucci Lamberto ora si vanta, dice che lui lo sapeva fin dall'inizio che ero brava... ed in effetti mi ha sempre spinto ad impegnarmi ed a credere nelle mie possibilità. Fino a quando sono stata una sua atleta mi ha seguito con passione e dedizione. Così come ora mi segue da tifoso speciale dandomi sempre qualche consiglio quando vado alla palestra Quality dove insegna e mi alleno quando sono a casa».
Ho deciso che il judo sarebbe diventato la mia vita tardi, quando già  mi ci dedicavo da semi-professionista (quantitativamente come un professionista, ma non remunerato in quanto tale). Prima non ero così consapevole e convinta di averne la possibilità o le qualità». 

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