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Ultimo aggiornamento: Mercoledì 28 Giugno - ore 17.33

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Un professore per lo Spezia: "Giovani, per una squadra rampante"

Diesse, allenatore e docente universitario, le idee di Gianluca Andrissi attraverso la sua tesi. "Il settore giovanile la base per la fortuna di un club, ma non si vince con i soli ragazzi".

Un professore per lo Spezia: `Giovani, per una squadra rampante`

La Spezia - Uomo di campo e di cattedra. Non quella honoris causa attribuita dal mondo del calcio ai dirigenti di lungo corso. Gianluca Andrissi è un accademico per davvero, professore a contratto dell'Università di Milano per la quale insegna il calcio presso la Scuola di scienze motorie, nell'ambito degli insegnamenti sui metodi e le didattiche delle attività sportive. Lo Spezia si affida a lui per una partenza tutta nuova, negli uomini ma anche nella filosofia. Un nuovo corso che nasce in provetta dopo l'1-3 subito in casa dal Benevento e poi diventa scelta definitiva dopo l'eliminazione al primo turno dei play-off.
Sfuma Perinetti, non c'è totale sintonia con Carli, e allora l'ad Luigi Micheli e il presidente Stefano Chisoli virano sull'ex Como. Sarà la prima volta in serie B, ma per lui parla un curriculum che racconta di una gavetta lunga e variegata. Allenatore nelle giovanili dell'Inter per 18 anni, arriva ad avere in mano gli allievi nazionali negli anni di Mancini ma nel club nerazzurro assapora anche la prima squadra quando diventa osservatore per i "grandi". In seguito consulente della Lega Pro, responsabile del settore giovanile del Monza (e tecnico della Primavera) e della Pro Sesto, passa la prima volta al "Picco" da allenatore del Pavia nel gennaio 2011 (QUI le sue parole in sala stampa). Finisce 2-2, con due rigori di Lazzaro che salvano gli aquilotti, Andrissi sarà esonerato a favore di Benny Carbone poche settimane dopo.

E' direttore sportivo dal 2012, avendo lavorato per Monza, Renate e infine Como con Fabio Gallo tecnico. "Giovani di proprietà per una prima squadra rampante, a basso costo e che possa raggiungere gli obiettivi stabiliti", leggere la tesi che gli ha permesso di diventare diesse da già un quadro della sua filosofia calcistica e manageriale. Nello scritto, di libera consultazione, è contenuta la sua idea di un club che vuole puntare su un mix di giovani e giocatori d'esperienza. Idee calibrate per la Lega Pro e messe giù ai tempi del Monza, ma valide anche in serie B.
Sono stralci interessanti, tanto più che lo Spezia ha intenzione di continuare a valorizzare e lanciare i migliori ragazzi in arrivo dal settore giovanile. "Un giovane che cresce coi valori e coi colori di una società ha un attaccamento alla maglia superiore di uno che arriva da un altro settore giovanile - scrive - Giovani di proprietà, con impresso una sorta di “marchio” nel cuore. Con peculiarità fisiche, caratteriali e tecniche specifiche. E soprattutto conosciute perché costruite nell’arco di un lungo periodo nella stessa società".

Non si vive però di soli under. "Doveroso specificare che non è possibile costruire squadre competitive solo di giovani. L’arrivo coi grandi è anche per questi ragazzi un punto di partenza, non la fine di un percorso, ma l’inizio. Quindi servono, anche per loro, nuovi esempi da seguire e giocatori d’esperienza che li possano aiutare - ammonisce - Per quanto concerne i cosiddetti elementi d’esperienza, bisogna capire, oltre alle esigenze tecniche, la loro cultura del lavoro, l’educazione e il comportamento. Sono un esempio e devono far capire ai giovani come si vive una carriera da professionista". Sul ruolo di responsabile dell'area sportiva, che avrà nello Spezia. "È chiaro che una persona non può costruire e lavorare da sola, è impossibile. È determinante che sappia trovare abili collaboratori in ogni settore, in particolar modo per il settore giovanile, che diventa la base per la fortuna della prima squadra".

La sua prima scelta sarà l'allenatore. A Como scelse Fabio Gallo, che sarà con lui anche in questa nuova avventura. "Deve essere abituato a lavorare coi giovani, quindi magari può provenire da un settore giovanile importante, oppure aver avuto esperienze coi ragazzi. E non basta ascoltare i consigli degli addetti ai lavori: bisogna vederlo sul campo, più volte, per capire il comportamento coi calciatori, l’attitudine alla leadership, il carisma, l’organizzazione dell’allenamento".
Infine le parole chiave. "Una squadra propositiva, organizzata, che fa un buon calcio; bisogna creare un buon gruppo determinato in ogni gara a dare il massimo. È fondamentale andare tutti nella stessa direzione, consapevoli in particolar modo che i risultati non sono dietro l’angolo o si raggiungono grazie a una bacchetta magica, ma che serve pazienza, tempo e lavoro. Insieme alla giusta filosofia del club".

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