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Ultimo aggiornamento: Martedì 02 Giugno - ore 20.05

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Un caso di positività e vanno tutti in quarantena

Il governo chiede alla FIGC di introdurre una norma di tutela per la salute dei calciatori, che rende la gestione per i prossimi mesi un affare delicatissimo. I test se li dovranno pagare gli stessi club.

non sarà facile
Un caso di positività e vanno tutti in quarantena

La Spezia - Sono "modifiche vincolanti". Ovvero, o si fa così o la stagione calcistica è terminata sul campo e si sposta nei tribunali. Così il ministero della Salute e quello dello Sport, sentito il Comitato tecnico scientifico, impone che la FIGC introduca nel protocollo sanitario una clausola che rende la gestione sanitaria delle squadre un affare delicatissimo. "In caso di positività, squadra e staff tecnico tutto andranno in quarantena senza poter avere nessun contatto con l'esterno - ha spiegato ieri Vincenzo Spadafora. - Inoltre dovranno essere i medici sociali a prendersi tutte le responsabilità dell'attuazione del protocollo. E i test molecolari non vengano fatti a discapito degli altri cittadini". Una clausola di indiscutibile garanzia e buon senso, che accomuna i calciatori a qualsiasi altro lavoratore in qualsiasi altro luogo di lavoro.
Operativamente questo significa che, una volta ripreso il campionato, se un calciatore, un dirigente, un preparatore atletico o un magazziniere, dovessero risultare positivi al Covid-19, tutto il cosiddetto "gruppo squadra" sarà isolato per il tempo necessario. In pratica finché non ci sarà un doppio tampone negativo che sancisca la guarigione avvenuta. Quindi in quel lasso di tempo, niente partite per un periodo minimo di due settimane (tre turni di campionato circa), nuovi rinvii e nuovi problemi nel compilare un calendario che già oggi partirebbe con una scansione a tappe forzate per terminare entro la terza o quarta settimana di agosto.

Damiano Tommasi, presidente AIC, aveva perorato questo tipo di tutela senza tacere del corollario: "Il pensiero di tante partire da affrontare in pochi mesi costringerà a far funzionare tutto perfettamente per non avere intoppi e finire la stagione 2019/20. Si corre il rischio di rimettere in moto una macchina che potrebbe fermarsi subito". C'è da dire che da qui all'eventuale ripartenza del campionato mancherebbe ancora un mese e la curva dei contagi in quasi tutte le regioni italiane cala a buon ritmo. Si potrebbe arrivare per metà giugno con gli ospedali quasi vuoti e i casi di nuovi positivi tra la popolazione praticamente azzerati. Insomma, un meccanismo da curare senza sbavature ma non per questo impossibile da attuare.
L'aspetto dei test sierologici a cui sottoporre tutti prima della ripresa sarà superato manlevando la sanità pubblica dal garantirli agli atleti. Dovranno essere gli stessi club a procurarseli presso laboratori privati e somministrarli ai tesserati, sopportandone quindi anche il costo. I tamponi periodici non dovrebbero essere obbligatori, ma scatterebbero isolo in caso di una positività conclamata o di presenza di sintomi riconducibili al Covid in seno al gruppo squadra. Per adesso nessun commento da parte della FIGC alle osservazioni del governo, ma la volontà di provarci dovrebbe prevalere.

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