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Ultimo aggiornamento: Martedì 21 Agosto - ore 14.32

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Tagli e plusvalenze, ma l'equilibrio è un miraggio

Il problema è strutturale, la mutualità non basta a un club di serie B per chiudere un bilancio in pari. Neanche a chi punta sui giovani, lima gli ingaggi e fa affari sul mercato come lo Spezia. La riforma dei campionati strada obbligata.

IL CALCIO INSOSTENIBILE
Tagli e plusvalenze, ma l'equilibrio è un miraggio

La Spezia - Il calcio in generale rimane un gioco in perdita. In serie B più che mai. Anche quest'anno lo Spezia Calcio si avvia a chiudere con il segno meno l'esercizio corrente e questo nonostante il club possa oggi davvero vantare una gestione meno spensierata delle scorse stagioni. Intanto nel monte ingaggi, ritoccato leggermente verso l'alto a gennaio, ma che rimane comunque in piena media della cadetteria. Di seguito la presenza in prima squadra di giovani prodotti dal settore giovanile: in rosa ci sono Maggiore e Ceccaroni, ma rimangono di proprietà i vari Vignali, Bastoni, Okereke, Saloni, Crocchianti e Antezza. Elementi pronti, costati zero sul mercato e con stipendi sostenibili. E poi ancora il minutaggio under che si avvia a portare una cifra attorno al milione di euro. Rimangono residuali i contributi degli incassi da stadio e del marketing, ma anche in questo caso lo Spezia vanta una solida quota abbonati e una costante crescita nei ricavi da merchandising e sponsorizzazioni.

Ben altro peso hanno le plusvalenze sul mercato. Antonio Candela dovrebbe sancire un +700mila euro nella bilancia tra entrate e uscite. Un attivo già inscritto nel bilancio di giugno 2018, indipendentemente dalla modalità di pagamento concordata con il Genoa. Una plusvalenza "pura" come ne portano solo i prodotti in casa: giocatori il cui cartellino non ha avuto costo. Ma anche facendo affari al calciomercato ogni anno, cosa peraltro assai poco semplice, l'autosostenibilità per un club di calcio rimane un miraggio.
A giugno 2017, quando la cessione di Pietro Iemmello al Sassuolo più le operazioni minori portarono plusvalenze per qualcosa come 2.9 milioni di euro, alla fine il passivo fu comunque di 2.593.750 euro. E che dire dell'affare Nura e Sadiq? Una cessione che, nelle cifre, che difficilmente potrà essere superata per due giovani che non avevano neanche mai esordito. Dalla Roma arrivarono 5 milioni solo per i cartellini, esclusa quindi la quota per il prestito, che rientra tra i ricavi ma non tra le plusvalenze. In totale il mercato aveva portato un +5.6 milioni di euro, eppure a bilancio si finì ancora con una perdita di 1.866.273 euro.

C'è da dire che erano tempi in cui lo Spezia, inteso come prima squadra, costava molto più di ora. Se per l'anno 2016/17 i costi del personale erano pari a 12.598.003 euro (cifra alla quale contribuiscono tutti gli stipendi, da quello dell'amministratore delegato ai magazzinieri passando per i calciatori), negli anni tra 2013 e 2016 si parlava di cifre maggiori di almeno il 50%. Chiaramente gli emolumenti corrisposti agli atleti contribuivano e contribuiscono tuttora in maniera più corposa delle spese, rimanendo anche il costo più facilmente comprimibile.
Ma anche limando sugli ingaggi, oltre a correre il rischio di trovarsi a navigare in brutte acque in classifica, oggi è di fatto quasi impossibile sostenere un'azienda calcistica senza un socio importante. Il problema rimane strutturale, quei 5 o 6 milioni che arrivano dalla mutualità sono poca cosa per i costi della serie B, anche senza voler costruire la squadra più forte del campionato. Mancano sempre due o tre milioni a occhio e croce per mettere in sicurezza i conti, almeno quelli più virtuosi. Il modo più ovvio per aumentare questi introiti rimane il taglio dei club professionistici: la serie A a 18 e la serie B a 20 squadre più un'altra sforbiciata alla serie C dove queste dinamiche sono ancora più esasperate. Con un presidente federale eletto forse ci si sarebbe arrivati prima, ma il destino pare inevitabile.

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