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Spezia, l'aria è cambiata: "Troppi sono legati più al vil denaro che alla maglia"

L'attacco di Micheli: "In passato abbiamo sbagliato a offrire certe cifre, oggi si cede solo alle nostre condizioni. Ridurremo monte ingaggi anche il prossimo anno. Granoche? Oggi niente rinnovi. Giovani? Via solo per offerte irrinunciabili".

Spezia, l´aria è cambiata: `Troppi sono legati più al vil denaro che alla maglia`

La Spezia - “Parliamo di attaccamento alla maglia, invece spesso è attaccamento al vil denaro. C’è chi si impegna di più e chi si impegna di meno, ma sono tutti legati ai soldi”. E’ qualcosa che si sente spesso dire dei professionisti del calcio, con spettacolari eccezioni che da queste parti riportano in mente al "no" di Gianluca Coti al Vicenza di quindici anni fa. Ma quando certe considerazioni escono dalla bocca dell'amministratore delegato di un club calcistico, sono destinate a fare rumore. Non sono proprio piaciute a Luigi Micheli le parole di Nenè, che da Bari ha dichiarato nelle scorse ore di essersi sentito “tradito” dallo Spezia che lo ha relegato a ruolo di comprimario nello scorso girone di ritirno. Il brasiliano ha aggiunto che non avrebbe rinnovato il proprio contratto anche se gli fosse stato chiesto. “Di certo c’è che non gliel’abbiamo chiesto”, sottolinea l’ad.
“Lui si sente tradito? Semmai è lui ad aver tradito lo Spezia quando ha chiesto di essere liberato a gennaio scorso per prendere un contratto a Bari. In quel momento ragionavamo in maniera sbagliata e avevamo addirittura deciso di lasciarlo libero a zero e di andare a prendere Giannetti, con grande sacrificio economico, al suo posto. Poi a un certo punto con il Bari è saltato tutto per motivi suoi. Siamo noi che ci siamo sentiti traditi a quel punto, ma penso che il tradimento sia stato fatto soprattutto al pubblico di Spezia. Si sente parlare di attaccamento alla maglia, invece qui c’è attaccamento al vil denaro. Da parte di tutti. Chi si impegna di più e chi di simpegna di meno. Ma qua contano i soldi”, Micheli si infervora man mano che parla e esprime tutto il mal di pancia per certe forzature di mercato presenti e passate in cui lo Spezia ritiene di non essere stato trattato con il rispetto dovuto. E rincara: "Siamo stati noi traditi da lui e dal suo procuratore. Se vogliono venire qua davanti ai giornalisti, ne parliamo assieme”.

Traspare, come in altre occasioni davanti ai microfoni, quanto a livello di massima dirigenza sia cambiato l’approccio. Da quell’1-3 in casa contro il Benevento, in cui Micheli entrò in sala stampa per schierarsi con i contestatori ai cancelli, il fuoco non si è affievolito. A forza di pugni sul tavolo, il tentativo è quello di stabilire un rapporto diverso con agenti e tesserati. Se questo compatterà il gruppo nel proposito di smentire con i fatti queste sensazioni oppure otterrà l’effetto contrario è da vedere. Di certo a Fabio Gallo e Gianluca Andrissi si chiederà anche una gestione interna del gruppo ancora più delicata a partire dal ritiro che inizia ufficialmente oggi.
Ma le ragioni espresse da Micheli, dal punto di vista dell'uomo d’azienda, sono solide. Il fatto che quei giocatori che lo Spezia vorrebbe cedere (Piccolo, Datkovic e Signorelli per citarne alcuni) trovano solo proposte d’ingaggio decisamente più basse di quelle garantite da Via Melara, per l’uomo dei conti aquilotti è una conferma che “in passato abbiamo sbagliato tutto. Non ci siamo resi conto che il mercato offriva cifre più basse rispetto a quelle che pagavamo noi. Lo abbiamo realizzato solo nel finale della scorsa stagione e su input della proprietà stiamo ponendo rimedio. Il monte ingaggi è stato abbassato, contiamo di continuare a limarlo anche nei prossimi anni. Vedendo gli stipendi che vengono offerti ad alcuni nostri giocatori, è chiaro che eravamo noi ad alzare troppo l’asticella. Non ripeteremo l'errore”.

C’è poi un passaggio sull’addio di Nahuel Valentini, portato a scadenza. Una soluzione poteva forse essere trovata prima di arrivare alla rottura che ha aperto le porte agli euro spagnoli. “A gennaio c’era stato un contatto con il procuratore di Valentini che aveva fatto una richiesta ritenuta elevata. Nell’ultimo periodo un nuovo contatto con una nostra proposta, ma poi è arrivata quella spagnola fuori da ogni parametro di serie B. Se non ci fosse stato l’Oviedo avrebbe scelto noi”. Ci saranno altre cessioni oltre a quegli elementi che non sembrano entrare nel progetto tecnico? “Giocatori da far uscire non ce ne sono per come la vediamo noi, a meno che non siano loro a fare richiesta di andare via. In ogni caso usciranno alle condizioni che stabiliamo noi”. Punto e a capo. “Granoche? Oggi non si fanno rinnovi. Più avanti sì, oggi ci sono solo i contratti in essere, da rispettare. Nessuno ha messo la pistola alla testa a noi quando abbiamo offerto certi ingaggi a cifre iperboliche, nessuno ci mette la pistola alla testa per cambiare quegli accordi oggi”.
Questo vale anche per i giovani più talentuosi, sulla bocca di molti ma per cui alla fine non si registrano offerte. “L’idea generale della società è quella di fare crescere ancora qui i nostri talenti migliori usciti dal Ferdeghini. Poi ci sono offerte che riteniamo irrinunciabili e casi particolari. Sapete per esempio della situazione di Morachioli che non volevamo far andare alla Juventus, poi sono successe situazioni anche psicologiche che ci hanno suggerito di lasciarlo in prestito. Oggi abbiamo Corbo, Candela e Benedetti che sono giovanissimi e bravi e saranno a Pontremoli in ritiro con i grandi. Gli scippi di altri club? Sotto una certa età non possiamo stabilire vincoli e questo apre il fianco alla perdita di alcuni ragazzi che stavamo allenando e su cui puntavamo. Sono successi: da Atalanta, Fiorentina, Inter e altri club. Non possiamo farci niente se le leggi sono queste”.

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