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Ultimo aggiornamento: Mercoledì 21 Novembre - ore 12.00

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Serie B a venti e serie C semiprofessionistica

Ecco il calcio riformato secondo il presidente federale Gravina. "Aspettiamo l'Entella e il Consiglio di stato. Nuove norme entro il 31 dicembre per sveltire i controlli. Una Superlega? Non svincoliamo il calcio dal territorio".

Serie B a venti e serie C semiprofessionistica

La Spezia - Quaranta club professionistici, chi scende dalla serie B si ritrova in un campionato semiprofessionistico zeppo di giovani e delle seconde squadre dei grandi club. Il futuro del calcio italiano potrebbe essere questo secondo Gabriele Gravina, che questa mattina è intervenuto a Radio anch'io Sport su RadioUno e ha tracciato i punti fermi di quella che vuole essere la sua opera di riforma dello sport più ricco d'Italia. Nell'immediato, per quel che riguarda lo Spezia, c'è una serie B che a regime sarà a venti squadre.
"Dobbiamo avviare in tempi rapidissimi, con l'aiuto delle autorità governative, e dunque del sottosegretario Giorgetti, una riforma dei campionati con A e B a 20 squadre, con due categorie professionistiche e una Serie C semi-professionistica, una modifica che potrebbe far bene a tutto il mondo sportivo - ha detto il presidente federale - Per quel che riguarda il campionato in corso, siamo in attesa della decisione del Tar sul caso Entella e del Consiglio di Stato. Non appena avremo a disposizioni queste decisioni, ci sarà una riflessione politica per capire se, in un momento così avanzato del campionato di B o C, si può procedere ad una modifica dei calendari con tutto quello che questo può apportare”.

Cosa sarà la prossima serie C semiprofessionistica? Per Gravina una categoria laboratorio in cui investire sui giovani e sulle strutture porti a forti vantaggi economici. Non più una serie-capestro che necessita di grandi investimenti da parte dei club per primeggiare e che non garantisce entrate all'altezza delle spese. “Stiamo cercando di mettere insieme, in una combinazione virtuosa, i diritti del professionista con le agevolazioni del dilettantismo, come il credito di imposta nell'utilizzo dei giovani, con un vantaggio nel reinvestimento obbligatorio del 50 per cento nelle strutture e l'altro 50 nei settori giovanili, che non devono essere considerati un costo secco per le società”.
Altro aspetto su cui Gravina ha puntato il focus è sulla tempestività dei procedimenti sportivi. Mai più un caso Cesena insomma, penalizzato a campionato finito con classifica da riscrivere e codazzo di ricorsi come quelli che si vivono oggi. I punti in meno si scontano nello stesso campionato in cui l'illecito viene commesso, ma per ottenere questo risultato è necessario accorciare scadenze fiscali e tributarie. “L'area dei controlli – sottolinea Gravina - richiede un intervento deciso nel riordinare il suo codice e entro il 31 dicembre, sei mesi prima delle iscrizioni al campionato, vorremmo uscire con le nuove norme, al fine di eliminare in tempi più ristretti quelle criticità che hanno determinato tensioni che ancora viviamo nei nostri campionati".

La tecnologia sarà al centro del calcio del futuro. "Quando si fa ricorso alle innovazioni tecnologiche, l'Italia è all'avanguardia. Margini di miglioramento ci sono, ora esiste un protocollo stabilito dall'IFAB e gli arbitri si stanno attenendo a questo: ciò implica una discrezionalità, delle valutazioni, e si possono commettere degli errori, però limitati al minimo indispensabile. L'anno scorso tutti abbiamo valutato positivamente l’introduzione del VAR: tutti gli episodi sono esaminati e ciò elimina alcune tensioni che in passato hanno condito le nostre domeniche. La tecnologia ha bisogno di essere sperimentata, eviterei una moviola al VAR: questo potrebbe creare ulteriori tensioni e il calcio ne ha già tante. La classe arbitrale è una delle nostre eccellenze, anche a livello internazionale, e sono convinto sia necessario attivare maggiori confronti per far conoscere i principi del protocollo affinchè non nascono cattive interpretazioni”. Infine, l'idea di una Superlega non piace: "E' un modo per sradicare una spinta storica e positiva, il radicamento del calcio con le culture del territorio. Mi sembra una fuga in avanti pericolosa per il futuro del calcio”.

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