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Ultimo aggiornamento: Domenica 21 Ottobre - ore 21.23

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Quando la logica politica prevale su quella sportiva

L'amministrazione comunale cerca fondi per coprire la Curva Ferrovia e i suoi 3mila occupanti, ma il "Picco" non sarebbe in grado di fare la serie A. A cento anni dalla sua costruzione, la tribuna rimane l'unica vera opera da prendere in carico.

IL FUTURO del "PICCO"
Quando la logica politica prevale su quella sportiva

La Spezia - Una copertura in Curva Ferrovia. E poi? L'amministrazione comunale cerca i fondi per riuscire a costruire un tetto sopra il settore dei tifosi di casa e dare seguito alle promesse elettorali di un anno e mezzo fa (qui per approfondire). Si parla di una cifra superiore ai 2 milioni di euro da trovare da qualche parte, non uno scherzo. Il tutto anche tenendo conto che lo spazio dietro il manufatto per ospitare i piloni che sorreggerebbero la copertura è già stato creato con l'abbattimento della "casa del colonnello", una spesa in meno. Una stima che cozza con quella fatta dall'architetto Gino Zavanella (il padre dello Juventus Stadium) all'inizio del 2015 quando, invitato dall'allora direttore generale Umberto Marino allo stadio "Alberto Picco", elaborò per lo Spezia Calcio un piano di interventi in ottica serie A che prevedeva di spendere 600mila euro nell'opera.

Nenad Bjelica aveva chiuso il girone d'andata a un punto dal secondo posto dopotutto, l'ipotesi di un salto di categoria era allora più che reale. Lo Spezia Calcio aveva pronto da mesi un progetto che contemplava di aggiungere due appendici in ferrotubi alla tribuna e di ampliare la Curva Piscina (dividendola tra casalinghi e ospiti) per arrivare alla capienza necessaria (qui per approfondire). Oggi la necessità dei 16mila posti a sedere potrebbe essere superata (leggi qui) se passasse la linea della "provincia", ma in ogni caso rimarrebbe il primo grande problema dello stadio "Albero Picco": la sua tribuna di cento anni fa.

Se la possibilità di ospitare la serie A alla Spezia deve essere il metro con cui operare quando si pensa di spendere certe cifre sul vecchio impianto di Viale Fieschi, ecco che l'ipotesi di impegnare cifre (pubbliche o private) per evitare gli ombrelli agli ultras sembra subito molto meno impellente. E' bene sgomberare il campo da ogni dubbio: un "Picco" con una tettoia sopra la Curva Ferrovia non potrebbe fare la serie A. I motivi sono diversi, alcuni di lunga data e alcuni più recenti. Solo per limitarci a questi: il Var ci ha messo pochi mesi a passare da novità a realtà. Merito degli arbitri italiani che lo hanno saputo valorizzare al massimo, merito di chi ha tecnicamente ideato questa tecnologia che non può prescindere da un certo numero di telecamere e da una certa varietà di postazioni di ripresa. Entrambi gli aspetti non sono oggi garantiti al "Picco" (qui per approfondire).

C'è poi la marea montante delle licenze nazionali. Tra un'accelerata e una deroga, prima o poi gli obblighi saranno sanciti con una data definitiva. Bisogna decisamente partire con anticipo, perché trovare tre metri di larghezza all'attuale campo del "Picco" non è uno scherzo. C'è da un lato la barriera in plexiglass sotto ai distinti e dall'altro un muretto di cemento con inferriata bianca ai piedi della tribuna. Questa delimita una via di fuga oltre che la strada per i servizi igienici, delicato andare a comprimere quegli spazi. Ad ora entro il 2020 c'è da portare il campo a 68 metri di larghezza tenendo presente che servono altri 2,5 metri da ogni lato tra la linea del fallo laterale e il primo ostacolo (qui per approfondire). Senza contare i parcheggi.

Il rifacimento della tribuna è l'unica opera in grado di superare tutte queste difficoltà tecniche in un colpo solo. Forse più onerosa (ma un progetto serio è mai stato fatto?), di certo risolutiva. Bene ribadire che non esistono vincoli architettonici che impedirebbero di cambiare il profilo del settore più anziano dello stadio, quello che giustifica la fondazione al 1919 nonostante i ritocchi delle epoche successive. Per il ministero è il solo ingresso storico il bene da preservare nonostante sul tema si sia fatta spesso molta confusione. La logica sportiva non trova eccezioni a questo assunto, la logica politica invece rischia di privilegiare gli oltre 3mila occupanti della curva, quasi tutti in età da seggio elettorale. Sarebbe l'ennesima occasione persa.


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