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Ultimo aggiornamento: Giovedì 22 Febbraio - ore 23.10

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Presagi di inizio millennio, miserie e fasti di provincia

Il Modena di De Biasi e il Como di Preziosi, il Livorno di Spinelli e la Lucchese di Orrico. Il girone A della serie C1 del 2000 è stato un campionato eccezionale, ma il tempo non è stato galantuomo con tutte. Amarcord ai tempi della var.

Presagi di inizio millennio, miserie e fasti di provincia

La Spezia - Rimangono i tifosi, ieri avvinghiati alle balaustre e oggi destinati a sedersi perché gli stadi cambiano e il calcio dal vivo anche. Se i capelli sono grigi sugli spalti, i giovani calciatori debuttanti di allora hanno già appeso le scarpe al chiodo. Qualcuno senza mai aver visto il grande calcio nonostante le premesse, qualcuno con un Mondiale vinto alle spalle anche oltre le premesse, qualcuno allena in giro per l'Europa e qualcuno è tornato al "Picco" con un altro mestiere in tasca. Quattro nomi per quattro destini: Alan Carlet, Cristian Zaccardo, Roberto Bordin e Roberto Chiappara.
Ma il tempo non è sempre galantuomo, soprattutto con i club. Quelle entità che vivono nel simulacro della maglia e che sono la condizione per il continuare di una storia. Oggi, a 17 anni di distanza, fa effetto pensare a come si apriva il millennio in casa Spezia. Chi non ricorda il girone A della serie C1 annata 2000/2001? Un torneo che avrebbe consegnato alla serie B due squadre in grado di volare dirette in serie A. Un girone che sarebbe rimasto nella storia per la qualità del gioco espresso da almeno una decina di formazioni, tra cui lo spettacolare Spezia di Andrea Mandorlini. Roba che oggi, sradicate dalla loro epoca e inserite nella serie B 2017/18, molte di quelle avrebbero probabilmente preso a pallonate metà delle attuali protagoniste.

E allora tra amarcord e sano realismo, una cosa si può dire. Che fine hanno fatto le protagoniste di allora? E cosa hanno vissuto nel frattempo? La Spezia che allora sognava la serie B è stata accontentata ed è di certo una di quelle che sta tuttora meglio. Certo, la Spal di Cancellato e di un giovanissimo Pellissier, che allora chiudeva al nono posto, oggi è l'unica in serie A. Ma a che prezzo: due fallimenti, tanti anni tra serie D e serie C2 e la fusione con la Giacomense a risolvere un po' di problemi. All'opposto, il Livorno che perse la finale play-off ha visto nel frattempo tanta serie A, compreso un anno di Europa League, ma oggi è di nuovo in serie C a battagliare nella stessa trincea che allora sognava di lasciare proprio come gli aquilotti.
Entrambe si infransero contro il Como di Enrico Preziosi, quello del ratto di Colacone. Il Como che oggi metabolizza l'eliminazione dai trentaduesimi di finale di serie D dove torna dopo dieci anni e la seconda sparizione dal calcio. Niente avrebbe fatto presagire una parabola del genere allora, men che meno allo strepitoso Modena di De Biasi, quello di Grieco, Ponzo e Legrottaglie. L'agonia degli emiliani di questi giorni è un po' la scusa per questa proiezione al Duemila, gli ultimi anni del campionato più bello del mondo, inteso come serie A, che a cascata trainava la qualità anche delle serie inferiori.

Il Modena usciva vittorioso tra gli applausi del “Picco” - cosa più unica che rara – ma giocava un bel calcio anche l'Arezzo di Cabrini, che a fronte di tre anni in B tra 2005 e 2008 ne ha appena “scontati” quattro tra i dilettanti e ha vissuto la sua migliore stagione proprio nel 2016/17 con Stefano Sottili, allora avversario da giocatore dello Spezia, in panchina. Rimanendo nei quartieri alti, il Cesena sesto, secondo solo al Livorno, ha vissuto anni importanti tra A e B e da due stagioni lotta per la salvezza tra i cadetti.
Due fallimenti per la Lucchese, che ha rivisto la serie D ma non la B; un fallimento per il Pisa e tre campionati cadetti con due retrocessioni; un fallimento e solo serie C per la Reggiana. La seconda serie nazionale rimane poi tabù anche a Carrara e ad Alessandria, che non si sono ancora tolte il dente dopo 17 anni. Giocano invece nei dilettanti il Varese e il Lecco insieme agli ex “miracoli“ Brescello, Alzano Virescit e Lumezzane. Alla fine di questa carrellata di millennials c'è lo Spezia, con i suoi 8 campionati di serie B, quattro play-off per la serie A, due Coppe Italia di Lega Pro, due Supercoppe, un triplete e un fallimento con ripartenza dai dilettanti. Forse il calcio più bello si vide in un campionato, quello del 2001/2002, in cui non arrivarono trofei, ma si può dire che il tempo per una volta è stato galantuomo.

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