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Ultimo aggiornamento: Venerdì 17 Agosto - ore 22.47

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Ora lo Spezia in serie A vale 40 milioni di euro

Tra l'asta per i diritti televisivi e riforma della Legge Melandri, una nuova era per le neopromosse. Conterà più il numero di spettatori che il bacino d'utenza e la storia del club dal 1946 a oggi.

Ora lo Spezia in serie A vale 40 milioni di euro

La Spezia - La Legge di bilancio porta una ventata di motivazioni in più ai club che sognano un giorno di riuscire ad affacciarsi al massimo campionato di calcio. Motivazioni di carattere economico, sotto forma di una nuova distribuzione delle risorse derivanti dai diritti televisivi. L'Italia un po' più vicina al resto d'Europa grazie all'accorciarsi del divario tra le grandi società e le provinciali, con un rapporto first to last che passerà dagli attuali 4,3:1 a 3,1:1 secondo le stime del governo che ha messo mano alla Legge Melandri dandole una fisionomia molto più democratica e meno elitaria. In pratica oggi lo Spezia, supponendo fosse l'ultima delle "premiate" in caso di promozione, prenderebbe un terzo rispetto alla Juventus che guida da anni la classifica.

Più equità. Frutto innanzitutto dell'innalzamento della quota fissa, quella da dividere in parti uguali tra tutte le venti squadre di serie A, che passa dal 40% al 50%. Per comporre il resto della cifra si terrà conto della posizione in classifica e dei punti ottenuti nell’ultimo campionato (15%) e dei risultati sportivi delle ultime cinque stagioni (10%). Altre buone notizie per lo Spezia vengono dal dimezzamento della quota ripartita in base allo storico dei risultati ottenuti dal 1946 a oggi, che passa dal 10% al 5%.
Contano i tifosi, non il bacino d'utenza. Altra variazione che in qualche modo darebbe una mano al club di Via Melara è il mutamento del concetto di bacino d'utenza. Non più il dato demografico, che avrebbe penalizzato una delle province più piccole d'Italia (solo 220mila abitanti), ma i numeri degli spettatori paganti e, con minore incidenza, quelli dell’audience televisiva. Insomma, contano i tifosi reali e non quelli potenziali. Soprattutto quelli che vanno allo stadio e in seconda battuta quelli che guardano la televisione.

Trenta milioni sull'unghia. Il conto per adesso è solo una stima, ma non si va lontano prevedendo circa venti milioni in più in cassa per le neopromosse. Il solo ricalcolo della quota fissa al 50% avrebbe portato cinque milioni di euro in più se i diritti televisivi valessero 920 milioni all'anno come nel triennio 2015-18. Ma il parametro ora sono il miliardo e 300 milioni dell'ultima asta, che traghetteranno in automatico 30 milioni nei conti in banca di chi parteciperà alla prossima serie A.
A questi si aggiunge il contributo di uno zoccolo duro di tifosi comunque discreto, anche se quest'anno siamo più sui 120mila spettatori totali rispetto ai 150mila delle annate 2015/16 e 2016/17. La storia non aiuta troppo, visto che si prende in considerazione solo a partire dal dopoguerra. Lo Spezia vanta undici partecipazioni alla serie B, ma ha visto soprattutto la terza serie (47 partecipazioni tra serie C unica, serie C1, serie C2 e Lega Pro). Non rientra, per un soffio, il campionato del 1944 che in ogni caso non è a oggi riconosciuto come un vero e proprio scudetto. Buoni invece i risultati sportivi degli ultimi cinque anni: sempre in cadetteria e con tre play-off consecutivi compresa una semifinale.

Allo Spezia nepromosso quasi 40 milioni. Ai trenta milioni iniziali se ne potrebbero aggiungere in definitiva altri otto o forse dieci. Davvero una svolta rispetto ai 24 milioni che il Benevento dovrebbe ricevere a fine campionato o ai 22 milioni che toccarono al Frosinone alla prima, e per adesso unica, apparizione in serie A. "Una riforma che rappresenta una svolta epocale per il calcio del nostro Paese - il commento del ministro per lo Sport Luca Lotti - non soltanto perché dando importanza ai punti raccolti in campionato non esisteranno più “partite inutili di fine stagione”, ma anche perché si consentirà di ridimensionare lo storico gap che si è creato tra le prime della classe e le cosiddette piccole, avvicinando la Serie A alla Premier League e alla Bundesliga. Per dirla semplicemente, avremo un campionato più equilibrato e quindi più bello. Noi abbiamo fatto la nostra parte, con questo provvedimento e con le norme per favorire la costruzione di nuovi stadi: ora mi auguro che le governance di Lega e Federazione lavorino per una nuova ripartenza del nostro calcio e del nostro campionato".

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