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Ultimo aggiornamento: Mercoledì 19 Settembre - ore 08.00

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Non aprite quella porta, dopo Chichizola solo sfiga

La prima vittima fu Di Gennaro, poi toccò a Bassi essere cancellato dalla scenografia. Finale non cruento per Saloni fino all'arrivo di Manfredini, che con il ko di Lamanna è alla seconda stagione del suo personale spin off.

HORROR IN TRE PUNTATE
Non aprite quella porta, dopo Chichizola solo sfiga

La Spezia - Qualsiasi novello Candido vacillerebbe di fronte a una serie così insistita di contrattempi. Senza scomodare esistenzialismi o ciarlatani con in mano impareggiabili metodi per scacciare il malocchio, è ormai che chiaro che no, non è il migliore dei mondi possibili quello che in cui vive chi si accomoda tra i pali dello Spezia. Si chiama Eugenio Lamanna il protagonista del terzo film della serie inaugurato l'anno scorso. Fuori a Cremona, probabimente fuori anche per la partita di sabato prossimo contro il Cittadella. Lui che a Genova era l'uomo della provvidenza, chiamato in causa per sostituire il cagionevole Perin per 50 partite, ora si trova dall'altra parte della barricata.

Se fosse una saga horror, l'antefatto sarebbe una porta costruita sopra un antico e dimenticato cimitero indiano o qualcosa del genere. Invece qui c'è il caso a fare sì che dopo il portiere più longevo della storia recente dello Spezia e forse di un buon pezzo di calcio italiano, non ci sia più stata pace per i guantoni aquilotti. Leandro Chichizola non ha concesso un minuto ai suoi secondi in tre stagioni. Sono state 141 le presenze, tutte di filato tra campionato, Coppa Italia e play-off, tra il Provinciale di Trapani e l'Olimpico di Roma.
L'età dell'oro si era interrotta con Raffaele Di Gennaro, durato un mese dopo essere arrivato per ereditare il peso dell'infallibilità dell'argentino. Sceneggiatura scontata. A fine settembre del 2017, in quella fase della prima serata in cui inizi ad entrare nella psicologia del personaggio dopo aver trovato la posizione sul bracciolo, lo script lo rimuove. Il rincalzo è Davide Bassi, a cui tocca di fare come quelle comparse nei film di guerra, che lo capisci subito che alla prima battaglia gli dedicheranno un proiettile. La battaglia in questione dura 180 minuti e spicci, fratturarsi un dito per un portiere è la versione calcistica del sacrificio sul campo dell'onore.

Lascia a Thomas Saloni, buttato nella mischia da terzo contro ogni pronostico estivo. Anche Il trono di spade ne ha risparmiati qua e là dopotutto, così lui è quello che rimane al centro della scena per qualche puntata e poi va in esilio in serie C. Però almeno non c'è finale cruento. E poi ecco Nicolò Manfredini, che invece ha fatto il colpaccio. Arriva da personaggio secondario e diventa il protagonista di un vero e proprio spin off, ormai giunto alla seconda stagione. Non sarà una sceneggiatura preconfezionata, non sarà la maledizione di Chichizola. Ma un po' di sale da mischiare con il gesso su quella linea bianca quasi quasi...

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