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Ultimo aggiornamento: Mercoledì 30 Settembre - ore 10.48

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NE' LA TESTA, NE' IL CUORE E LO SPEZIA SI CONDANNA A TENTARE UN'IMPRESA

Freddato da Djordjevic e Segre nei primi 9' da incubo, lo Spezia trova pochi varchi ma costruisce comunque occasioni per rimediare. Ma nel miglior momento degli aquilotti, Semper para un rigore a Ricci e Nzola colpisce una clamorosa traversa.

il chievo vince 2-0
NE' LA TESTA, NE' IL CUORE E LO SPEZIA SI CONDANNA A TENTARE UN'IMPRESA

La Spezia - CHIEVO-SPEZIA 2-0
Marcatore: 2'pt Djordjevic, 9'pt Segre

CHIEVO (4-3-3)
Semper; Dickmann, Leverbe, Rigione, Renzetti; Segre, Obi, Esposito (23'st Garritano); Ceter, Djordjevic (36'st Morsay), Vignato (44'st Cavar). A disp. Nardi, Cotali, Ivan, Ongenda, Karamoko, Pavlev, Morsay, Grubac, Zuelli, Di Noia. All. Alfredo Aglietti

SPEZIA (4-3-3)
Scuffet; Ferrer (29'st Vignali), Erlic, Terzi, Ramos (12'st Vitale); Bartolomei (29'st Galabinov), M. Ricci, Mora (12'st Maggiore); Di Gaudio (23'st Ragusa), Nzola, Gyasi. A disp. Krapikas, Desjardins, Vignali, Acampora, Galabinov, Gudjohnsen, Bastoni. All. Vincenzo Italiano.

Arbitro Ros di Pordenone
Assistenti: Fiore di Barletta e Avalos di Legnano
Quarto Uomo: Prontera di Bologna
Ammoniti: Bartolomei, Rigione, Ferrer, Ragusa, Vignali, Obi
Recupero: 2'(pt)
Note: al 12'st Semper para un rigore a Matteo Ricci
Corner: 8-4 per lo Spezia

PRE-PARTITA
20.20 - Era il 21 giugno 2007 quando lo Spezia di Antonio Soda impose lo 0-0 all'Hellas salvandosi nella B più competitiva di sempre e lo stadio era lo stesso di questa sera: ma questa volta al "Bentegodi" le maglie bianche si giocano tutt'altra storia con la consapevolezza di un terzo posto meritatamente conquistato e 180' da gestire con logica e intelligenza. Dopo una settimana di attesa e una domenica in cui il tifoso parla poco e spera il massimo è questa la serata che dà il via alle semifinali di questi playoff: si gioca nella caldissima Verona ma non è che in riva al Golfo, viste le temperature odierne, si stia poi tanto meglio. Di sicuro anche il fattore climatico avrà la sua parte nell'andamento del match.

20.58 - Vincenzo Italiano conferma nell'undici di partenza l'uruguyano Ramos e getta in campo dal primo minuto Matteo Ricci mentre il gemello non è neanche in panchina dove invece siede Andrey Galabinov. Dall'inizio il tridente Gyasi-Nzola-Di Gaudio. Nel Chievo sarà invece Djordjevic ad agire al centro dell'attacco, con Ceter e Vignato pronti ad agire sugli esterni alti. Spezia in campo con il completo bianco, vestito di blu invece il Chievo. Dirige Ros di Pordenone.

PRIMO TEMPO
L'inizio peggiore.
Una notte da vivere con la massima gioia ed altrettanta attenzione, giocando da Spezia ma ben sapendo che l'avversario ha un'ossatura da serie A ed esperienza per affrontare serate cruciali come questa. Nemmeno il tempo di preparsi che il grande caldo della serata lascia spazio ai brividi gelidi sulle schiene dei calciatori in maglia bianca: passa un minuto o poco più e il Chievo è già in vantaggio: sul primo calcio d'angolo della partita, Djordjevic è il più lesto di tutti, quando stoppa la palla e fulmina Scuffet sul primo palo. E' un pugno violento sotto il costato per gli aquilotti in campo, apparsi un po' fermi sulla marcatura del serbo. Lo Spezia prova a riorganizzarsi col suo giro palla ma è troppo mollo nell'atteggiamento e il Chievo per linee verticali ha giocatori di corsa e qualità. Al 9' la squadra di casa diventa addirittura devastante: Ceter ha campo per volare sulla sua fascia e serve al centro Segre che in posizione di rimorchio trova il raddoppio con un preciso rasoterra che s'insacca a fil di palo. Ricci prova a mettere ordine e a far salire i suoi ma, diciamolo chiaro: peggio di così non si poteva iniziare.

Per tornare sè stessi serve tempo e dedizione. Il Chievo sembra insuperabile.
Durissima, è chiaro. Quando Italiano nella conferenza stampa della vigilia parlava di quanto contasse la testa non diceva una frase fatta: c'è poco del suo Spezia nei primi venti minuti del Bentegodi, poco del calcio a cui questa squadra lo ha abituato, anche per merito di un Chievo caricatissimo e più pronto mentalmente dopo il preliminare. Ora ci vuole calma, non avrebbe senso forzare le giocate o peggio ancora prestare il fianco alle ripartenze di una squadra, quella di Aglietti, che su campo aperto è fortissima e quando si difende tiene le linee molto strette. Spazi ridottissimi, servono le giocate, la lucidità negli ultimi quindici metri: Gyasi e Di Gaudio di rado hanno possibilità di sfruttare le loro abilità, da Nzola ci si aspetta un appoggio più continuo alle giocate dei centrocampisti, da Bartolomei un colpo dei suoi. Djordjevic e compagni, forti del 2-0, lasciano giocare gli ospiti ma sulla trequarti si chiudono a riccio e lo Spezia nel traffico sbatte contro il muro.

Un paio di occasioni arrivano, ma il Chievo mantiene il doppio vantaggio.
Tutto complicatissimo, anche quello che è nel dna dello Spezia. Al contrario il Chievo quando si propone gioca bene, anzi benissimo: Obi orchestra un contropiede, dopo aver saltato Ricci in scioltezza, palla che arriva a Segre che tenta il gol da cineteca calciando al volo una palla che plana dalle sue parti. Palla fuori dallo specchio ma queste sono cose che si provano quando si sta bene. Sussulti nel finale di primo tempo, i bianchi in qualche modo cercano di forzare il muro del Chievo: finisce sopra la traversa con una deviazione il sinistro di Bartolomei che aveva trovato uno spazietto lasciato da Obi su un'intuizione di Ricci. La grande chance di riaprirla arriva al 40' proprio sul calcio d'angolo immediatamente successivo ma sul destro rabbioso di Matteo Ricci ad esaltarsi è l'istinto di Semper che pur in controtempo ci arriva. A tempo scaduto l'occasione capita a Gyasi che con una rovesciata potrebbe mandare al riposo i suoi sull'1-2 ma ha un infelice impatta sulla sfera. Il Chievo farebbe anche il terzo ma Djordjevic è già al di là della linea del fuorigioco quando il cross gli arriva: il problema semmai è che anche questa volta i difensori aquilotti se l'erano perso.

SECONDO TEMPO
Cambiare l'inerzia, spostare sull'avversario le paure e le indecisioni, mettere foga nelle seconde palle: facile con le parole e chissà cosa avrà detto Italiano ai suoi nei quindici minuti d'intervallo per dare loro un po' di convinzione che no, non è ancora finita, a maggior ragione che si gioca di nuovo martedì. E' un Chievo un po' meno compatto e perciò più attaccabile, non a caso Aglietti è una furia. Ma per essere davvero efficaci è necessario che gli esterni aquilotti creino superiorità numerica, saltando l'uomo e buttandosi dentro. All'11' lo Spezia orchestra sulla destra, cercando di sfondare con pazienza: Gyasi chiede l'appoggio di Nzola che come un centroboa della pallanuoto, con le spalle alla porta, frana a terra sul contatto. Il rigore è netto e ingenuo, lo Spezia ha la grande occasione di riaprirla, Nzola vorrebbe calciare ma il rigorista è Ricci: Semper però fa il miracolo e glielo para. Sembra tutto finito ma due minuti dopo i bianchi, furenti, entrano di nuovo in area e questa volta il colpo di testa di Nzola sul cross di Ferrer finisce sulla parte bassa della traversa con Gyasi che ci prova in rovessciata ma trova il fondo.

Italiano non guarda al ritorno: dentro Galabinov. Spezia con il 4-2-4.
Maggiore per Mora, Vitale per Ramos: Italiano non ci sta proprio a intristirsi e vuole che i suoi diano l'anima, specialmente adesso che, al di là del rigore e della traversa, il Chievo non sembra correre bene come nella prima parte della gara. Lo Spezia schiaccia un Chievo sulle gambe nelle proprie stanze, ma non con giocate veloci e palla a terra; piuttosto si va al cross tanto ma anche inutilmente visto che in mezzo non c'è un colpitore e per il Chievo, che invece ha centrali massicci, non ci sono problemi. Al 28' ancora Spezia, questa volta grazie alla caparbietà di Nzola che va a recuperarsi una palla morta e ormai diretta sul fondo, chiede ed ottiene il triangolo da Vitale ma conclude debolmente. Il tempo scorre, la mente va a quel maledetto rigore ma il calcio è negli episodi, oltretutto quando si giocano queste gare. Italiano non guarda però alla partita di ritorno e rischia tutto, anche di prestare il fianco ad un terzo gol che chiuderebbe virtualmente la storia già questa sera: dentro Galabinov per Bartolomei,Vignali per Ferrer e Spezia con una sorta di 4-2-4. Come a dire: o la va o la spacca.

Nessuna occasione da aggiungere. Il Chievo passa 2-0
Un potenziale offensivo che in questo finale si vedrà poco, il Chievo spezzetta il più possibile il gioco aquilotto e il verdetto sembra scritto sulla pietra: ci sono ancora minuti da spendere ma già sembra il canto del cigno quando la conclusione di Galabinov, dopo una generosa giocata in appoggio di Gyasi, finisce altissima. Vignato è il migliore del Chievo quando c'è da gestire un pallone e far passare i secondi, Morsay prova a sigillare la qualificazione con un miossile terra-aria che si stampa sul legno: Scuffet non ci sarebbe mai arrivato. L'extra-time vale sei minuti, lo Spezia però coi cambi non ha affatto alzato la qualità in campo e l'impressione è che segnare sia pura utopia, malgrado in campo ci siano tanti gol di questa stagione. Gara-1 finisce in archivio col Chievo a chiudere ogni spazio di vita fino all'ultimo secondo, perchè il doppio vantaggio è una dote importantissima. Il fischio finale spegne una serata da dimenticare: per lo Spezia l'enorme rammarico di aver sbagliato completamente l'approccio e non aver saputo rimediare con le diverse occasioni comunque costruite.

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