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Ultimo aggiornamento: Domenica 18 Novembre - ore 23.17

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Miracolo al Picco, Spezia che piace anche se perde

Con Marino e il ritorno di Angelozzi si respira un'aria che mancava dai tempi di Bjelica: l'adesione a una visione di gioco. Il giorno dopo la sconfitta con il Pescara, sui social ci sono più complimenti che depressioni.

il dato oltre i numeri
Miracolo al Picco, Spezia che piace anche se perde

La Spezia - Abbonamenti strappati, retrocessioni certe, ricorso agli psicofarmaci, carestie e disastri vari. Quelli che ad ogni sconfitta guardano in cielo per scorgere, tra nuvole nere, la macabra calata dei cavalieri dell'Apocalisse o lo scintillio della falce sulle nostre teste come in un'incisione di James Ensor. Fiumi di parole definitive e senza appello, che compensano una mancanza quasi imbarazzata di altrettanta profondità analitica quando la squadra viaggia a vele spiegate. Allora il Vicks Vaporub della gioia (altrui?) cura la tendenza all'espettorazione catarrosa della previsione catastrofica come un palliativo miracoloso di quelli che vendevano i ciarlatani della frontiera americana. I tre punti inceppano le tastiere. Quando invece la classifica si blocca, la lingua si scioglie.

Fenomenologia ben nota ad ogni latitudine, la Spezia non fa eccezione e neanche scuola nonostante le visioni localistiche. Fa eccezione semmai quello che è successo dopo l'ennesimo mancato appuntamento con la storia di venerdì scorso. Il Pescara è più maturo e vince, lo Spezia cade e nelle ore dopo i social sono un fiorire di complimenti. Sentite qua: "Non mi è mai capitato di tornare a casa con una sconfitta al Picco e non essere inviperito né con l'arbitro, né con il mister e né con i giocatori e soprattutto essere soddisfatto del gioco espresso, fraseggi, tiri, azioni. Abbiamo perso una partita che potevi anche vincere, di certo il pareggio non sarebbe stato ingiusto e chi ha vinto non ha rubato nulla. Ripeto sono stranito di questo mio ottimismo dopo una sconfitta al Picco. Mai provato niente di simile". Lo scrive Fausto, uno dei tanti tifosi che popola i due circoli social dei tifosi bianchi. Noi che amiamo lo Spezia e Spezia club Facebook oggi sono il vero polso della maggioranza altrimenti silenziosa del popolo del "Picco".

Testimone diretto, Fausto è la foto prima e dopo la dieta miracolosa che esemplifica il miracolo. Ma non c'è Photoshop che tenga, qui sulla via di Damasco c'è il lavoro di Guido Angelozzi e Pasquale Marino che funziona anche a un livello semiotico. Il primo è sempre disponibile con chiunque lo fermi ma ufficialmente vuole lasciare ai fatti il compito di parlare. Il secondo ha il tono pacato e fermo sia in allenamento che in conferenza stampa tanto che viene innaturale darsi quel tu sdoganato con i giornalisti per lunga tradizione; appena ha una finestra di tempo adeguata prende un aereo per tornare a casa in Sicilia e stare in famiglia almeno qualche ora. Questo sotto sotto, i tifosi invece vedono solo che "quest’anno ci si diverte con un gioco propositivo e la squadra mi pare in continua ascesa. Direi che i play off potrebbero essere un obiettivo plausibile", spiega Sandro Fazi che gestisce Spezia club Facebook.

Gli applausi a fine partita della Curva Ferrovia, che sta facendo un lavoro encomiabile sull'entusiasmo ma non sempre è seguita dalla totalità del settore, non sono scontati ma sono sempre più facili da predire del post del giorno dopo. Gli ultras sono, per definizione, "indifferenti al risultato". Nel resto della massa c'è invece un'adesione che non si registrava dai tempi di Nenad Bjelica (Angelozzi c'era anchea allora, almeno all'inizio...), ma tra i due tecnici le similitudini si fermano al campo. Il croato era espansivo e teatrale, lontano dalla riservatezza siciliana del collega. Ma entrambi, e come Mandorlini tanti anni fa, maestri di un calcio offensivo e dotati di una visione precisa. Il gioco di Marino è il gioco di Marino, affinato per tanti anni in campionati e a latitudini diverse, così come lo è quello dell'uomo di Osijek che lo ha predicato in mezza Europa ormai e pure in Champions League. In entrambi i casi una firma che si è evoluta ma non è mai stata ritrattata, che è facile riconoscere. Questo agli spezzini, se ne dovrà concludere, piace.

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