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Meluso e quel pallino di nome Varricchio: "Persona capace e per bene"

Il nuovo uomo mercato aquilotto volle con sé il bomber Max sia a Pisa che a Padova. "Auguro il meglio a lui e allo Spezia".

il volo dell'aquila
Meluso e quel pallino di nome Varricchio: "Persona capace e per bene"

La Spezia - Prima di Gianluca Lapadula c'era lui, Max Varricchio. Nella testa di Mauro Meluso per tutto il primo decennio dei Duemila, vero e proprio pallino del nuovo responsabile del settore tecnico dello Spezia. Prima e dopo i due anni con lo Spezia dell'attaccante che festeggiava con il volo dell'aquila, il direttore se lo era portato con sé prima a Pisa e poi al Padova. Sei anni assieme. Ripagato da tanti gol, alcuni pesantissimi. "E' vero, mi portò in Toscana nel 2001 e poi in Veneto nel 2007, l'anno in cui lasciai lo Spezia dopo la salvezza in serie B - ricorda il bomber -. Abbiamo sempre avuto un ottimo rapporto, ho il ricordo di una persona per bene. Molto pacato, abituato al dialogo. E poi ha avuto risultati importanti, quindi vuole dire che è anche capace. Non si ottengono promozioni così a caso, ha esperienza, conosce il calcio e gli auguro di fare bene anche alla Spezia".
Furono anni di vittorie mutilate quelli con Varricchio. A Pisa il triennio passò attraverso il play off del 2003 perso contro l'Albinoleffe, più che famigerato ancora oggi da quelle parti. Ad un passo dalla serie B, che invece arrivò a Padova ma con Meluso che aveva interrotto il suo rapporto con la dirigenza pochi mesi prima. Rosa costruita da lui, allenatore scelto da lui, ma assente ai festeggiamenti. Come successe un po' a Frosinone, quando l'ossatura della squadra del 2015 allenata da Roberto Stellone era opera dei suoi tre anni precedenti (Crivello, Blanchard, Soddimo, Frara, Zappino, i fratelli Ciofani...), ma a volare in serie A sarebbero stati altri.

A Lecce invece si è rimesso in pari con la sorte grazie al tandem con Liverani. "Non si è mai imposto nell'undici da mandare in campo per come lo ricordo, è uno che lascia giustamente l'allenatore libero di fare le proprie scelte - ricorda ancora Varricchio -. Al di là ovviamente del necessario scambio sugli obiettivi di mercato. Parlavamo spesso di calcio con lui, è una persona umile e disponibile. Lo ricordo con grande piacere". Oggi Max è tornato a Crevalcore per gestire il bar di famiglia, il "41017 Caffè" di Ravarino. Ma ha seguito lo Spezia in televisione: "I play off sono partite che ti levano degli anni di vista - scherza -. Mi ha ricordato il nostro play out contro il Verona per tensione. Penso che in quelle partite sia molto condizionante quello che ti circonda. Nel bene un pubblico come quello spezzino ti trascina, nel male devi essere forte caratterialmente per non esserne travolto. Il nostro gruppo del 2007 era fatto di gente con grande personalità. che aveva già giocato la serie superiore. E c'era anche qualche bella testina calda. Oggi come allora, il pubblico ha dato una spinta fondamentale. Chissà cosa sarebbe stato se i tifosi avessero potuto entrare al Picco...".

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