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Ultimo aggiornamento: Mercoledì 19 Settembre - ore 08.00

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Mandorlini e Marino, due "predestinati" in serie B

Entrambi sono arrivati a un passo dai club più importanti perdendo l'attimo buono. Più di 400 panchine tra i professionisti e tanta serie A nel curriculum.

I VERI PROTAGONISTI
Mandorlini e Marino, due "predestinati" in serie B

La Spezia - Non si sono mai incrociati prima, e questa è davvero una casualità contando che hanno entrambi oltre quattrocento panchine da professionisti alle spalle. Cremonese-Spezia è anche la sfida tra Andrea Mandorlini e Pasquale Marino, due dei tecnici con il curriculum più lungo di tutta la cadetteria. Insieme a Colantuono della Salernitana sono gli allenatori che hanno frequentato la serie A. Forse più del collega granata si sono guadagnati la palma di "predestinati" nei loro momenti di maggior successo, senza però riuscire a finire sulle panchine più ambite del panorama nazionale tra Milano, Torino, Roma e Napoli.

Quando allenava lo Spezia, quasi vent'anni fa ormai, Mandorlini e l'Inter sembravano essersi dati un nuovo appuntamento anche dopo la fine della carriera da giocatore. Marino, più o meno mentre l'altro esce maluccio dalle esperienze di Bergamo, Bologna, Padova e Siena, è il tecnico emergente del momento con la sua Udinese che gioca un calcio europeo e gravita in zona Champions League per lunghi tratti. Ritrovarli oggi in serie B, pur con tutte le ambizioni del caso, era difficile da preventivare allora. Il marsalese è di due anni più giovane, ha meno presenze in serie B sebbene di poco (223 partite contro 234) ma ha visto più serie A (188 panchine contro 122). Media punti da 1.62 per Mandorlini tra i cadetti, 1.50 per Marino che in massima serie ha uno score di 1.26 punti a partita contro l'1.03 del ravennate.

Hanno vissuto il meglio delle proprie carriera fino ad oggi nel Nord est. C'era una volta l'Udinese di Marino, che arrivò a toccare la vetta del campionato, e c'è l'epopea del Verona di Mandorlini risorto dalla serie C e portato alle porte dell'Europa League. Partiti entrambi dal 4-3-3 (ma qua Mandorlini giocava spesso a tre dietro), negli anni è probabilmente il siciliano ad essere rimasto più fedele a uno stile di gioco poco speculativo e sempre fedele a sé stesso. Una duttilità che si rivela nell'applicazione dei singoli giocatori più che nel modulo. Curiosamente, per entrambi la porta d'uscita dalla serie A è stato il Genoa. Tra di loro una sfida tutta da godere quella di domani.

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