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Ultimo aggiornamento: Venerdì 18 Settembre - ore 21.56

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MISSIONE COMPIUTA, LO SPEZIA SI INSTALLA AL TERZO POSTO

All'Ardenza nuova tappa per il finale di campionato: dopo un primo tempo soporifero, la sblocca il sardo Beppe Mastinu con una punizione deviata da Morelli. Poi Coppola si fa sbattere fuori per una gomitata a Gudjohnsen.

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MISSIONE COMPIUTA, LO SPEZIA SI INSTALLA AL TERZO POSTO

La Spezia - LIVORNO-SPEZIA 0-1
Marcatore: 4'st Mastinu

LIVORNO (3-5-2)
Plizzari; Boben, Coppola, Bogdan; Morelli, Del Prato, Luci (36'st Trovato), Awua, Seck; Murilo (20'st Ruggiero), Pallecchi (11'st Braken). A disp. Neri, Ricci, Marie Sante, Fremura, Haoudi, Porcino, Nunziatini, Bellandi, Pecchia. Allenatore: Filippini.

SPEZIA (4-3-3)
Scuffet; Ferrer, Erlic, Terzi, Vitale; Maggiore, Acampora (24'st Mora), Bartolomei; Mastinu, Gudjohnsen, Gyasi. A disp. Krapikas, Desjardins, Vignali, Ramos, Marchizza, Bastoni, Ragusa. Allenatore: Italiano.

Arbitro: Amabile (Vicenza)
Assistenti: Sechi (Sassari) - Perrotti (Campobasso)
Quarto Ufficiale: Prontera (Bologna)
Ammoniti: Acampora, Luci
Espulso: 17'st Coppola

PRE-PARTITA
20.41 - Sono 22 le partite giocate tra Livorno e Spezia al "Picchi" in campionato, con 13 vittorie dei padroni di casa. Per tanti anni l'Ardenza è stato infatti campo tabù, a partire dall'1-0 del 1931 (squadra appaiate al settimo posto a fine campionato) e così fino al 1962 con quel primo punto guadagnato con il 2-2 firmato da un'autorete e dal fiumano Umberto Angeli. Solo in anni recenti i bianchi hanno ribaltato tutto: gli almanacchi raccontano che nelle otto partite in campionato, tra serie C1 e serie B, gli aquilotti hanno vinto per sei volte (cinque nelle ultime cinque), una sola sconfitta e un pareggio.

20.50 - Contro una squadra matematicamente retrocessione servono attenzione, fame di vincere, molto rispetto: anche se i valori in campo, specie dopo il mancato allungamento del contratto di tanti giocatori, pendono dalla parte dei liguri che hanno certamente ancora tanto da giocarsi. Sarà, fra l'altro, una partita senza pubblico dopo tanti pienoni del passato. In tribuna uno dei pochi tifosi presenti all'Armando Picchi, il sindaco della Spezia, Pierluigi Peracchini. Spezia con l'intero completo bianco, il Livorno vestirà la tradizionale divisa di color amaranto. Fischia Amabile della sezione di Vicenza.

PRIMO TEMPO
Prima di chiedere al fato di mettere gli occhi sui campi di chi sta sopra nella speranza di una giornata storta, bisogna fare il proprio: per meritare una chance, per alimentare le energie fisiche e mentali in una sorta di nuovo campionato che lo Spezia ha inziato senza mezze misure: ha vinto tre volte e ha perso in due occasioni. Si passa dal terreno dell'Ardenza contro un Livorno già fuori dai giochi, retrocesso matematicamente e con una rosa infarcita di giovani: sulla carta insomma è una partita che i bianchi hanno abbondantemente alla loro portata. Ma dallo 0-0 sempre si parte e la B ha già abituato a sorpresse amare: serve tanta testa e massima attenzione, quella che perde Acampora per due volte e al 10' lo vede già scritto nella lista dei cattivi. Un giallo che può condizionare in quella porzione di campo e dopo così dopo tempo. Possesso aquilotto d'accordo ma lo Spezia parte piano, soprattutto nella velocità di palleggio, facendo chiudere un Livorno che parte inevitabilmente molto raccolto.

Prima mezz'ora scialba, è uno Spezia con la ridotta.
Qualcosa di pià su combina dalla catena di sinistra, mentre nel Livorno si destreggiano bene Awua, di proprietà di Via Melara, e soprattutto Pallecchi, classe 2000, protagonista di un paio di ripartenze interessanti. C'è bisogno di alzare il ritmo, di verticalità, lo Spezia la trove quasi d'improvviso con un'intuizione di Maggiore che premia il movimento di Mastinu, il cui esterno mancino vorrebbe servire a centro area un Gudjohnsen molto ben appostato ma c'è la zampa di Coppola a ghiacciare l'assist. Accelerare la giocata, spingere e comprimere l'avversario, cogliere l'imbucata, servono le armi da Spezia per diventare originali e soprattutto efficaci. Un primo squillo alla gara lo Spezia lo dà finalmente dopo 29' di praticamente nulla: Gudjohnsen in veste di assistman vede il movimento senza palla di Mastinu e lo lancia in campo aperto, ma il sardo calcerà di fretta e in corsa, per evitare il sopraggiungere dei difensori livornesi.

Il Livorno prende le misure, allo Spezia manca il solito smalto.
L'esperienza di capitan Luci e del jolly Del Prato conferiscono ai labronici un ordine dignitoso e lo Spezia riesce ad inquadrare la porta soltanto da palla inattiva con l'incornata di Gudjohnsen che è più bella per lo stacco che pericolosa per Plizzari. Gli uomini di Filippini non garantiscono mai la giocata facile, non basta insomma passarsela per trovare il buco anche perché non sembra il solito Spezia nella corsa collettiva, forse attendista perché vede rari spazi: in questi contesti è necessario cambiare registro magari appoggiandosi di più all'attaccante islandese e giocargli attorno. Al 40' lo Spezia sfonderà sulla destra quando Bartolomei con un passante sontuoso mette in moto la corsa di Salva Ferrer che prima regge al ritorno del marcatore poi scarica un diagonale mancino che non finirà lontano dal legno più lontano. Il Livorno corre di più, barcolla nel finale ma non soccombe, tutto sommato senza mai soffrire.

SECONDO TEMPO

Mastinu, sinostro con deviazione: un gol per facilitare una pratica diventata insidiosa.
Che cosa serve? Lo abbiamo più volte detto durante la cronaca del primo tempo ma forse abbiamo dimenticato quel pizzico di fortuna che aiuta a spezzare l'equilibrio. E' quella che lo Spezia vede nitidamente dopo 4' di gioco quando Luci ferma con un braccio una palla scodellata nel mezzo: nessun rigore, perché siamo lontani almeno un paio di metri dall'area ma la zolla è quella ideale se hai uno bravo come Mastinu. La sua punizione è un taglio radente e secco che passa fra una selva di gambe e incoccia in particolare quella di Morelli per poi finire nell'angolo più lontano, beffando l'incolpevole Plizzari. Anche se con una deviazione, il gol è da assegnare al sardo che tocca quota 5 in campionato e si ripete dopo la doppietta di venerdì. Cinque minuti più tardi potrebbe addirittura raddoppiare quando trova un barco centrale e ci si butta dentro, facendosi trovare pronto a stoppare in corsa il passante di Bartolomei, aggirare Plizzari e tentare di depositare in porta. Gli viene tutto bene, tranno l'ultima cosa e la palla attraversa tutta l'area piccola, senza nessuno che riesce a spingerla nello specchio. Il Livorno è ancora vivo e continua a proporsi con gli scatti dei suoi attaccanti cercando di non allungarsi e porgere il fianco alle voluttuose ripartenze: è troppo presto per tirare i remi in barca e fino a che lo svantaggio è minimo tutto è in discussione.

Ingenuità Coppola, una gomitata che vale il rosso. Livorno anche in dieci.
Lo Spezia tiene a lungo il possesso, applicando una rete di passaggi avvolgente per trovare la maglia libera e imporre la superiorità numerica: così si può sigillare il match, mantenendo inalterata la pazienza e soprattutto evitando svarioni. Al 17' il karakiri dei labronici lo provoca però il centrale Coppola che in un disimpegno difensivo con la palla al piede subisce il ritorno grintoso di Gudjohnsen che quando arriva nei pressi riceve in cambio una gomitata tanto inutile quanto plateale che Amabile punisce senza pietà con una cartellino rosso inevitabile. Prima se l'erano soltanto dette in faccia, stavolta c'è un atto evidente che riduce il Livorno in dieci. Le aquile sfiorano il gol che chiuderebbe il match ma nè Gyasi nè Maggiore riescono nel tap-in sul diagonale strozzato di Gudjohnsen. Finisce al 24' la partita di Acampora, ammonito ad inizio partita e quindi a rischio di un altro cartellino che ristabilirebbe la parità numerica: dentro Mora, con Bartolomei che si piazza al centro a dettare la manovra. Mancano i guizzi a questo Spezia, a maggior ragione se l'avversario rimane abbottonato, forse più desideroso di non prendere troppi gol che di riacchiappare in qualche modo il risultato. L'ultimo quarto d'ora, facendo i conti con la stanchezza e con una meravigliosa giocata sul posto di Maggiore che addomestica una palla in area e ci danza insieme per spostarla velocemente sul pressing di tre giocatori che riescono a fermarlo in qualche modo.

Sale in cattedra Maggiore, Plizzari mura la botta di Gudjohnsen. E la vittoria è di misura.
Il raddoppio sembra fatto quando corre il minuto 36 e coronerebbe la partita di Sveinn Aron Gudjohnsen, caparbio nel credere in una palla che non era stato in grado di arpionare sul geniale passaggio di Maggiore: l'islandese dimostra di non mollare mai, torna con voglia su quella sfera e la calcia con un sinistro glaciale, esaltando la respinta di Plizzari. Squadre molto provate, i bianchi vogliono allentare un po', pensando che fra pochi giorni è di nuovo campionato e le alternative sono poche, Italiano non userà le sostituzioni con la solita abbondanza se non nel finale. Un brivido lo Spezia lo corre ad un niente dal 90: determinante la chiusura di Erlic che ferma Braken, volato via verso la porta su una brutta palla persa da Gyasi a centrocampo. L'italo-ghanese non ne ha più, lui che dal ritorno dopo la lunga pausa del campionato, ha giocato più di tutti: spiccioli di gara dunque per Ragusa, stessa sorte per Vitale che lascia campo a Bastoni. La cronaca si chiude con i pugni uniti dell'ottimo Plizzari che sventa ancora una volta su un siluro terra-aria di Mastinu. Poi il game over, è una vittoria sudata, la sesta lontano dal Picco, sono tre punti che valgono tantissimo: innanzitutto il terzo posto in classifica perché il Crotone riesce a superare il Pordenone, mentre dietro rallentano Frosinone, Chievo ed Empoli.

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