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Ultimo aggiornamento: Mercoledì 25 Aprile - ore 09.03

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Lo stadio "Picco" non sarebbe a misura di Var

La vecchia tribuna con i pali tra spalti e campo renderebbe problematico piazzare nuove telecamere a fare da controcanto. Risultato: poter installare la tecnologia di aiuto agli arbitri nello stadio spezzino sarebbe molto complicato.

SERVONO 12 PUNTI DI RIPRESA
Lo stadio "Picco" non sarebbe a misura di Var

La Spezia - Estendere l'uso della Var alla serie B è nei progetti della presidenza di Mauro Balata. La conferma è arrivata ieri sera direttamente dal "Ferdeghini" che ha ospitato il numero uno della Lega B in occasione degli ottavi di Viareggio Cup (qui l'articolo) tra Spezia e Genoa. "Ci sono tempi tecnici che non dipendono solo da noi, ma quella è la strada", ha detto l'avvocato gallurese che si era già espresso con chiarezza in passato sull'argomento.

Più telecamere. Da cosa potrebbero dipendere questi tempi tecnici? Intanto dal numero di telecamere presenti ogni sabato sui campi della cadetteria. Troppo poche ad oggi per implementare un sistema di video assistant referee. Il numero minimo degli occhi in alta definizione è infatti fissato a 12, mentre il pacchetto standard di punti di ripresa per una partita di serie B oggi prevede solamente tre telecamere. Il pacchetto top, quello che per intenderci è stato organizzato al "Picco" nell'opening match del campionato 2015/16 o per i play-off, ne prevede al massimo cinque. Senza un potenziamento dello strumento televisivo, niente Var.
Un solo punto di vista. Altro limite non indifferente, che riguarda sicuramente lo stadio di casa dello Spezia Calcio come altri impianti della categoria, è nel posizionamente di queste telecamere. Al "Picco" la conformazione della tribuna, ancora con il suo design di inizio Novecento con tanto di pali a intralciare la vista, obbliga da sempre gli operatori video a piazzarsi nei distinti. L'effetto per gli spettatori è quello di non vedere mai inquadrate le panchine nelle partite casalinghe dello Spezia. Una rinuncia impossibile in altri casi: per i due match di qualificazione della Nazionale femminile tenuti alla Spezia in questi anni si è dovuto per esempio fare spazio a un cameraman addirittura in tribuna stampa. Compresso con il suo strumento tra una fila di postazioni per cronisti e la successiva, solo così si è riusciti a riprendere l'indispensabile momento iniziale degli inni nazionali con le squadre schierate.

I limiti del "Picco". Questo non sarebbe un problema di poco conto in caso si voglia avere la Var anche in Viale Fieschi. La possibilità da parte di una regia dedicata di trasmettere agli arbitri davanti al video una serie di replay di un determinato momento di gioco "raccontato" da diverse angolazioni è fondamentale per rendere lo strumento efficace. Un controcampo è in certi casi assolutamente necessario per prendere una decisione saggia. Il Var vero e proprio è dopotutto sempre un essere umano, nella fattispecie un arbitro designato dalla Can che vive la partita davanti allo schermo in una stanza dedicata, la video operation room, che può essere anche mobile. Accanto a lui un secondo arbitro, il cosiddetto Avar, ovvero l'assistente del Var, con compiti simili e due tecnici televisivi che somministrano le immagini a richiesta.
Var e Avar. Perché due arbitri invece di uno? "Perché nel momento in cui c'è un'azione dubbia il Var deve potersi dedicare a verificare i replay per controllare cosa è successo. L'Avar in quel frangente continua invece a seguire la partita in diretta, in questo modo non si avrà mai un 'buco' nel controllo di ciò che si svolge in campo. Ecco perché la quaterna arbitrale diventa un sestetto", spiega Luca Maggiani, oggi Slo dello Spezia ma già assistente internazionale. A uno e all'altro dunque serve poter disporre di diversi punti di vista per poter aiutare il direttore di gara in campo nel migliore dei modi. Il tema del video assistant referee allo stadio "Alberto Picco" si lega quindi indissolubilmente con quello del rifacimento della tribuna.

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