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Lo Spezia, Emilio, Rino e quei migranti con le aquile nel cuore

di Egidio Banti

Una lunga storia
Lo Spezia, Emilio, Rino e quei migranti con le aquile nel cuore

La Spezia - Nell’anno più difficile dello sport italiano, quello del Covid–19, lo Spezia Calcio ha ottenuto giovedì scorso il traguardo più bello e significativo dei suoi 114 anni di storia: la promozione in serie A. Una promozione giunta sul filo di lana (la squadra ha perduto in casa nell’ultima partita dei play off contro il Frosinone, ma è stata ugualmente promossa per il miglior piazzamento complessivo), ma tale da coronare un sogno lungo molti decenni. Lo si è ben visto, del resto, dai festeggiamenti che, a rischio di distanziamento sociale, si sono svolti nella notte nelle strade cittadine, così come dall’impegno delle diverse istituzioni per far sì che lo stadio “Alberto Picco” e tutte le strutture collegate siano sin dal prossimo autunno posti nelle condizioni di affrontare un campionato di A. Non paragonabile, del resto, al primo posto ottenuto dalla squadra dei Vigili del fuoco della Spezia nel “campionato di guerra” 1943 – 1944, combattuto in condizioni di fortuna in una parte sola del territorio nazionale, quella occupata dai tedeschi, e infatti non riconosciuto a livello nazionale se non come titolo d’onore. Nel dopoguerra lo Spezia aveva disputato diversi campionati di serie B, ma mai era arrivata alla massima divisione. La squadra del presidente Gabriele Volpi e del mister Viincenzo Italiano ha giocato e vinto, si può dire, non solo per i tifosi di oggi, ma quelli di diverse generazioni, che hanno sempre rappresentato la forza vera di una città che sempre, anche nei momenti più difficili, è stata un tutt’uno con gli aquilotti. E’ giusto quindi, in questo momento, ricordare anche i tanti che non ci sono più, e che nella loro vita hanno sognato e tante volte stretto i pugni e battuto le mani per una promozione in A.

Non va dimenticato che Tele Liguria Sud, la televisione diocesana, venne fondata nel 1977 con due obiettivi per così dire programmatici: da un lato fornire agli spezzini una “lettura cristiana” dei fatti del giorno, dall’altro accompagnargli idealmente a fianco della loro squadra, in particolare nelle trasferte. Non c’erano allora pay tv o tv nazionali in grado di ritrasmettere partite di C 1 o di B, e non ci furono per anni. Così, il tecnico Emilio Maneschi e il grande cronista Rino Capellazzi per anni, d’accordo con il fondatore della tv don Dino Viviani, trascorrevano le loro domeniche al seguito della squadra, per essere poi in grado di mandare in onda la differita il lunedì sera. Una tv di ispirazione cattolica non poteva allora, come non può oggi non essere nel cuore dei cittadini di una città che, come detto, è stata sempre con i propri campioni. Lo si è visto del resto anche nei giorni scorsi, quando i ragazzi di don Luca Palei, compresi gli “ospiti” migranti della Cittadella della pace e non solo, hanno fatto il tifo come tutti gli spezzini, unendosi poi nella gioia. Ora, forse, viene il difficile. Intanto, però, è tempo di festa e di gioia.

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