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Ultimo aggiornamento: Giovedì 17 Gennaio - ore 22.55

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Ledian Memushaj, albanese del Golfo: "Sarò sempre legato alla Spezia"

Il regista del Pescara è nato calcisticamente tra Canaletto e Arsenalspezia: "Ho ancora tanti amici. Il Picco? Il primo stadio in cui sono mai entrato".

Ledian Memushaj, albanese del Golfo: "Sarò sempre legato alla Spezia"

La Spezia - E' lui il caso del mercato estivo della serie B, Ledian Memushaj, il centrocampista "albanese del Canaletto" che ha sfiorato la doppia cifra giocando da regista. I piedi buoni e la testa, in mezzo a una mediana di quantità come quella del Carpi dell'anno scorso, e una slavina di reti non solo da calcio fermo. Il prezzo del cartellino che lievita, una specie di asta tra i biancorossi e il Modena per aggiudicarselo dal Lecce, e alla fine il Pescara che brucia tutti.
Memushaj non è un ex dello Spezia, non dal punto di vista sportivo. E' però uno che ce l'ha fatta a fare il professionista a alti livelli, partendo dai campi della provincia conquistandosi gloria e attenzioni un passo alla volta senza ricevere mai regali. Sarebbe già una bella storia così, ma se alla fine di tutto questo percorso rimani il ragazzo umile che tutti ricordano, allora vuol dire che non ti sei limitato a lavorare solo con i piedi nella vita.

Sei cresciuto calcisticamente tra Canaletto, Arsenalspezia e Sarzanese. Che ricordi ti porti ancora dietro di quelle esperienze?
"Al Canaletto e all'Arsenalspezia ho giocato un solo campionato nelle giovanili, prima di sette stagioni alla Sarzanese, di cui tre nelle giovanili e quattro in prima squadra. Con i rossoneri ho conquistato il salto dall'Eccellenza alla Serie D, e non posso che avere degli splendidi ricordi di quelle esperienze. Ci sono talmente tante persone a cui sono legato e che porto nel cuore che non mi va di nominarne qualcuna, per non rischiare di fare qualche torto ad altre!"

Il mestiere ti sta portando in giro per l'Italia, ma sei comunque rimasto legato alla Spezia?
"Ho vissuto quasi 15 anni alla Spezia, sono ovviamente legato alla città. Nonostante i miei genitori si siano trasferiti altrove da due anni, ho ancora altri parenti in riva al golfo e appena possibile torno veramente molto volentieri".

Dopo le parentesi a Portogruaro e Valle D’Aosta, ecco il tuo passaggio al Chievo Verona. Quando una società di serie A si è interessata a te cosa hai pensato?
"Pensavo di aver raggiunto il massimo a cui un giocatore possa aspirare, pensavo inconsciamente di essermi meritato la serie A. Ma non avevo capito di essere stato preso per poi essere rigirato in prestito... insomma il Chievo con me aveva fatto un investimento".

A seguire la tua doppia esperienza al Carpi nel mezzo di una stagione al Lecce. Cosa puoi raccontarci delle stagioni in biancorosso?
"A Carpi sono stato benissimo, ho fatto due anni molto buoni. Nella mia prima esperienza per esempio ricordo con piacere anche l’attuale portiere del Varese Elia Bastianoni che, come me in passato, è esploso nella Sarzanese".

Che effetto ti fa vedere la tua ex squadra prima in classifica in serie B?
"Fa un po’ effetto, ma se lo meritano ed è giusto che siano lì. Ovviamente avrei preferito esserci io con il mio Pescara".

Ecco proprio il Pescara. Ieri la tua prima rete in campionato contro il Bari...
"Mi trovo molto bene, vengo da cinque mesi e mezzo di stop per un brutto infortunio, ma sia i nuovi compagni che il mister mi hanno subito fatto sentire a casa. E’ stata veramente una grande emozione e gioia ritrovare il gol dopo un periodo così brutto come quello dell’infortunio".

Dei tuoi allenatori qual è quello che ti ha insegnato di più e di cui hai il più bel ricordo?
"Ne ho avuti veramente tanti, di tutti porto dietro qualcosa. Ma se devo farti un nome chi porto veramente nel cuore è Stefano Sottili. Con lui prima ho giocato assieme da compagno, e dopo l’ho avuto come tecnico. Ancora oggi ci sentiamo molto spesso".

Sabato arriva lo Spezia. Che parità sarà all’Adriatico?
"Per noi una partita veramente dura. Veniamo da un brutto periodo e dobbiamo venirne fuori in un modo o nell’altro. Ovviamente le Aquile sono una squadra difficile da affrontare, una squadra che con i giocatori che ha a disposizione sulla carta punta ai play–off. Di certo però non sarà una passeggiata per loro, tutte le partite in serie B sono difficili".

Sei mai stato vicino al club aquilotto in passato. Oggi come vedi i due stranieri della mediana, Juande e Brezovec?
"Per quanto riguarda gli stranieri credimi che anche a Pescara non ne mancano di certo. In passato c’è stato un contatto con lo Spezia, ma alla fine non si è arrivati in fondo, probabilmente non era niente di concreto. Da piccolo feci anche un provino, ma non andò bene. Mister Bjelica, che non conosco molto bene, ha a disposizione veramente un grande centrocampo che gioca molto bene, giocatori di qualità e forza fisica. Se mi sarebbe piaciuto vestirla quella casacca? Sì, ma si vede che non era destino. Il primo stadio in Italia in cui sono entrato è stato il Picco e la prima squadra che ho visto giocare e per cui facevo il tifo fu proprio lo Spezia".

Hai esordito nella nazionale albanese nel 2010 e finora hai collezionato 5 presenze, qual è l’emozione di vestire la maglia della propria nazionale? Del ct italiano De Biasi cosa pensi?
"E’ un'emozione unica. Arrivare a giocare in Nazionale è indescrivibile. Prima dell’infortunio facevo pienamente parte del gruppo della Nazionale, ora spero che attraverso le mie prestazioni con la maglia del Pescara di potermi riconquistare il grande onore di difendere i colori del mio Paese. Per quanto riguarda De Biasi ho avuto il piacere di avere lui ed il suo staff. E’ un mister molto esperto e preparato che sta facendo davvero grandi cose con l’Albania. Sono persone perbene e sono contento di averli conosciuti e di averci potuto lavorare, sperando di poterlo fare nuovamente molto presto. E poi anche il simbolo della mia Nazionale è l’Aquila..."

Serbia-Albania ha offerto uno spettacolo che ha fatto molto dicutere. Cosa ne pensi?
"Devo essere sincero, secondo me l’errore più grosso è stato fatto a monte: si è sbagliato ad inserire le due nazionali nello stesso girone, bisognava gestirle come per esempio la Uefa fa con Gibilterra. Purtroppo la ferita non si è ancora rimarginata. Sono d’accordo che quello che si è visto in campo è veramente brutto da vedere e deprecabile, però ripeto, lo sbaglio è stato inserire le due nazionali nello stesso girone di qualificazione".

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