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La terza vita di Mastinu, con la numero 15: "Sono ancora al centro del gioco"

Ala, trequartista e ora mezzala, il ritorno di una bandiera dopo 633 giorni. "Da Pescara in poi siamo una squadra vera".

è tornato!
La terza vita di Mastinu, con la numero 15: "Sono ancora al centro del gioco"

La Spezia - La terza vita di Giuseppe Mastinu è appena iniziata. L'ala d'attacco che tra i Dilettanti sardi non aveva avversari non c'è più. Il trequartista che, liberato da troppe briglie tattiche, si era imposto in serie B è il passato. Oggi c'è una mezzala sinistra con una spiccata propensione all'attacco pronta rincorrere il tempo che è volato nell'attesa. Erano un macigno quei 633 giorni passati prima di giocare di nuovo una partita da titolare, ma sono evaporati a rivedere la grazia innata e la forza ritrovata di quel sinistro nella partita contro il Frosinone. "E' stata una lunga attesa, vissuta tra alti e bassi. Finalmente posso dire di aver giocato una partita vera e dopotutto è andata anche abbastanza bene. Non sono ancora al cento per cento della condizione ma quella si ottiene solo giocando. Ma il primo scalino intanto è superato".
L'infortunio muscolare nel 2018, la prima operazione e la lenta ripresa. Il ginocchio sfasciato nella partita del rientro l'anno successivo. Venti mesi prima di un nuovo inizio. Anche i numeri di maglia raccontano la storia: il 26 del ragazzo al primo approccio con il professionismo, la 10 del fantasista puro che ha conquistato la categoria e infine il 15 del centrocampista che si inventa di nuovo. "Mi piace stare al centro del gioco. Da trequarti potevo spostarmi su entrambi i lati del campo, oggi lo faccio prevalentemente sul centrosinistra. In tutto questo tempo devo dire che non mi sono preoccupato del ruolo, la priorità era esserci. Chiaramente interpreto la mezzala con le mie caratteristiche, sono più offensive rispetto a Mora o Acampora. Credo di aver fatto una partita intelligente, spingevo quando me la sentivo ma mi sono anche gestito. Sicuramente migliorerò anche dal punto di vista tattico man mano che passerà il tempo".

Non è stata solo la partita di Mastinu. E' stata la partita in cui lo Spezia ha giocato bene come sa, raccogliendo quello che in tanti altri casi gli era sfuggito nonostante i presupposti. "Ma io me lo aspettavo che avremmo fatto una prestazione così. Un po’ tutti lo ripetiamo che da Pescara stiamo diventando un’altra squadra. Oggi siamo in grado di limitare i momenti di pausa. Con il Frosinone ne abbiamo avuti un paio ad inizio di ogni tempo, ma già meglio rispetto a Pisa in cui quei 7 minuti di hanno condannato. Domenica sera una prestazione cattiva, da squadra vera contro una formazione che ha un organico importantissimo per qualità e fisicità, un aspetto che abbiamo sofferto in passato".
Un riscatto costruito con il colpo di reni arrivato nel frangente più nero. "Il momento più brutto è stato dopo Trapani. Lì ci siamo isolati da tutto, abbiamo fatto quadrato con l’allenatore per cercare di capire come uscirne. I giornali si guardano ma fino ad un certo punto. In quel momento era più importante quello che l’uno pensava dell’altro, chiarirci al nostro interno. Da un certo punto di vista ci siamo riusciti. Siamo una squadra quasi costruita da zero con un allenatore nuovo che fa un 4-3-3 diverso da quello di Marino. C’è voluto un po’ di tempo per assimilare determinati concetti e capire con quali tempi interpretare le partite. Prima creavamo tanto ma subivamo tanto, la squadra era spesso lunga. Poi abbiamo capito che alcune cose non potevamo portarle avanti in questo momento e ci siamo compattati, sia come gruppo che come gioco. Italiano ha tanta fame. E’ quello che ci trasmette ogni giorno insieme alla voglia di non accontentarsi mai, di non fare solo giocate semplici. Ha idee innovative che in un gruppo giovane come è il nostro aiuta a portare fuori le qualità anche di chi non le ha mostrate appieno fino ad oggi".

I punti sono 15, ancora pochi rispetto ai presupposti e agli obiettivi dichiarati ad inizio stagione. Ma la sensazione che possa davvero arrivare una svolta ora si avverte sul serio. "La classifica dice che ci sono tante squadre più forti di noi. Io però credo che ce ne siano soprattutto di più esperte, che hanno sfruttato meglio di noi le occasioni. Certamente Benevento ed Empoli hanno un grande organico e così il Frosinone. C’è un Pordenone che ha mantenuto l’ossatura della serie C e quindi a differenza nostra ci ha messo meno tempo a esprimersi a buoni livelli. Il Cittadella è sempre il Cittadella... ma noi giochiamo bene e non vedo perché non dovremmo dire la nostra".
Intanto c'è un filotto di partite contro avversarie dirette alla lotta salvezza. Da non sbagliare. "Non carichiamo troppo questa fase, perché non ce n'è bisogno. Quest’anno la classifica è la più corta che ricordo da quando gioco nello Spezia. Le prossime quattro partite sono fondamentali e lo sappiamo, soprattutto perché poi si va verso la sosta. Il girone di ritorno è un campionato a parte e lo dovremo affrontare nel migliore dei modi. Non dobbiamo avere fretta, ora pensiamo solo al Cosenza e poi vedremo cosa viene dopo. Vengono da una sconfitta e vorranno rifarsi, ma noi vogliamo prolungare questo momento interrotto solo dalla sconfitta di Pisa. Loro sono un gruppo ostico, che ha messo sotto l’Ascoli per un tempo. Ci sono tanti ragazzi che conosciamo bene perché hanno giocato con noi. Non sarà facile".

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