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La sera in cui Marino battè Klopp: "Con il suo aplomb ci disse di non aspettarli"

Settembre 2008: l'Udinese vince 2-0 contro il Borussia Dortmund. Il regista di quella squadra era D'Agostino, uno dei discepoli del sicliano: "Mi dava grande libertà, una fortuna averlo incontrato. Di Natale? Il più forte dopo Totti".

dieci anni fa
La sera in cui Marino battè Klopp: "Con il suo aplomb ci disse di non aspettarli"

La Spezia - Se Alexis Sanchez avesse già affinato la mira all'epoca, poteva finire con un punteggio ancora più netto. Tre anni dopo sarebbe stato un giocatore del Barcellona, ma quella sera era dopotutto solo un giovane che aveva appena segnato il suo primo gol in serie A quattro giorni prima. David Okereke può sperare nel ricorso storico, sapendo che è in buone mani. Sono passati dieci anni da quando l'Udinese di Pasquale Marino abbatté il Borussia Dortmund di Jurgen Klopp al Westfalenstadion: 0-2 secco, partita a senso unico e mezzo continente calcistico con la bocca aperta. Una storia da farsi raccontare nel giorno in cui il tedesco arriva in Italia per affrontare il Napoli in Champions League.

Da chi? Da Gaetano D'Agostino, regista di quella squadra il cui gioco era pienamente mariniano. Il tecnico siciliano non ha cambiato registro, lo Spezia di oggi tende a quell'Udinese con tutte le differenze di categoria e qualità del caso. Il centrocampista quella sera uscì dal campo con una sequela di 8 in pagella. "Prima però ci eravamo entrati su quel campo per saggiare l'erba. Gli spalti vuoti, un deserto. Ci diciamo: "L'Udinese non attira, non verrà nessuno questa sera". Tempo di cambiarci e di uscire dal tunnel degli spogliatoi per fare il riscaldamento e c'erano 70mila persone, arrivate tutte nel giro di qualche decina di minuti. Una cosa che poteva ucciderci a livello emotivo, e invece finì per caricarci come non mai. E' stata una delle più belle partite nei miei quattro anni a Udine".

Marino ha qualche capello più di oggi e vuole fare turnover. Sì, fa turnover al Westfalen di fronte alla curva più calda d'Europa e di fronte a un allenatore emergente che si giocherà la Champions League negli anni successivi. Se ne vanno in panchina sia Di Natale che Quagliarella, dietro esordisce Domizzi. A centrocampo D'Agostino fa girare il gioco con Isla e Inler a coprirlo. "Con Marino ho sempre avuto un ottimo rapporto. Come la preparò? Mi ricordo che con il suo solito aplomb, difficilmente alza la voce, ci disse che dovevamo fare la partita e non subirla, che non potevamo aspettarli e che avremmo dovuto attaccarli. Con quel pubblico e il loro entusiasmo, se avessimo atteso gli eventi ne saremmo stati schiacciati. Siamo partiti subito aggressivi e siamo riusciti a fare il nostro gioco alla grande. Aveva avuto ragione. Al ritorno invece soffrimmo perché non la affrontammo con lo spirito giusto, passammo solo ai rigori e imparammo un'altra grande lezione".

Al primo minuto la prima occasione, sprecata. Poi segna il giovane Floro Flores al settimo e Inler raddoppia a fine tempo. In mezzo e anche dopo le occasioni continuano a fioccare, la difesa di Klopp rimane alta e le ali di Marino hanno campo aperto davanti. Il passaggio verticale che imbecca la volata è quasi sempre opera del regista D'Agostino. "Il trucco per chi fa il mio ruolo è avere un allenatore che crede in te e io ho avuto la fortuna di trovare Marino. Mi lasciava molta libertà e così potevo sfruttare le mie caratteristiche. Devi pensare veloce, hai l'avversario davanti a cui pensare ma anche l'attaccante che ti pressa dietro. E' un ruolo particolare in cui la postura sopperisce al fisico: vedendo Pirlo, Verratti e Liverani forse non siamo una razza tra i più belli da vedere. Ma il senso tattico e giustamente la tecnica fanno tutto".

L'Udinese gioca bene anche dietro, concede così poco che alla fine chiude con un solo cartellino giallo. Merito dell'organizzazione tattica. Oggi D'Agostino è mister a sua volta, in due stagioni è approdato alla panchina dell'Alessandria, domenica sarà a Pisa nelle stesse ore in cui il suo vecchio maestro Marino giocherà a Livorno. Ci sarà anche Di Natale, che in quella sera del 2008 entrerà solo a metà ripresa. "Io spero che gli attaccanti dello Spezia siano intelligenti nel capire chi hanno al proprio fianco. Io ho giocato con entrambi e dico che dopo Totti è stato il più forte giocatore italiano di quella generazione. Sa fare tutti i movimenti: sa fare la boa, la seconda punta, sa giocare da esterno. Se fossi un attaccante dello Spezia mi sentieri un privilegiato".

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