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Ultimo aggiornamento: Sabato 07 Dicembre - ore 21.30

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La crisi è grave, qualcuno nel club se ne faccia carico

Il momento più basso degli ultimi otto anni, ma nello Spezia Calcio si parlava di "serenità" solo tre giorni fa. La crisi è davanti agli occhi di tutti, ma ancora nessuno pare disposto a parlarne da dentro il club.

un vocabolario da aggiornare
La crisi è grave, qualcuno nel club se ne faccia carico

La Spezia - E' lecito. E' lecito anche pensare che lo Spezia così com'è oggi possa uscire dalle acque nere in cui naviga senza muovere la prua. Testardamente aggrappato alla rotta segnata in estate, sperando in un Aliseo che porti fuori dalle tempesta. Una vittoria inattesa, un rimpallo fortunato, un colpaccio esterno il meno atteso, il rientro di un calciatore dato per perso alla causa o la crescita di qualche elemento che metta in moto una dinamica virtuosa di imitazione. Il butterfly effect che smentisca gli indizi di una catastrofe sportiva che si va materializzando di fronte agli occhi della città. Non è solo lecito, è la spinta che porta al campo il sabato centinaia di persone.
Ecco, però magari un cenno da parte di qualcuno all'interno del club che faccia intendere che c'è presa di coscienza della gravità della situazione non sarebbe prematuro. L'assurdo di oggi è che, con lo Spezia ultimo in classifica, le preoccupazioni sembrano palesarsi solo dalla tifoseria. Pare di assistere a uno di quegli esperimenti sociali organizzati dallo psicologo Asch negli anni Cinquanta. Lo schema era grossomodo questo: si introduceva un solo ignaro soggetto da test in mezzo a una serie di attori, due addestrati magari per iniziare a simulare un tentato omicidio tra l'indifferenza del resto dei figuranti. Così da vedere quale sarebbe stata la reazione dell'unico elemento guidato dal libero arbitrio e non dal copione: sarebbe coraggiosamente intervenuto per evitare il delitto o l'istinto di emulazione lo avrebbe schiacciato alla sedia?

Oggi è un po' così in casa Spezia. Una vittoria, un pareggio e cinque sconfitte sono la partenza peggiore da decenni a questa parte. Una strada che è facile imboccare e difficile da abbandonare man mano che passa il tempo. Di più, sono il punto più basso dell'era Volpi da otto anni a questa parte. Però solo la tifoseria pare leggere appieno la gravità della situazione. Le parole che arrivano dal club, quando arrivano, sono solo e sempre di normalizzazione. Il direttore generale Angelozzi confida "con serenità" che la squadra saprà tirarsi fuori dalle secche. E' lecito, lo ripetiamo. E non potrebbe essere diversamente visto che le decisioni più importanti degli ultimi mesi sono tutte sue. Il presidente Chisoli dà cenni di presenza indiretta, ma le chiavi dell'area tecnica non sono suo appannaggio. Il canale delle decisioni parte come sempre dal consolato Volpi-Fiorani, che non ha ancora abdicato dalla propria imperscrutabilità nonostante la fase drammatica. Di certo, rispetto alle altre realtà che condividono l'ultima posizione in classifica, lo Spezia ha questo handicap: una catena di comando lenta.

In tutto questo Vincenzo Italiano è lasciato solo a gestire il peso dei risultati che non arrivano. C'è tutto un fronte che lo vorrebbe sollevato dal suo ruolo, c'è invece Angelozzi che ha saldato al suo destino il proprio: "Al massimo sono in discussione io", ha ripetuto nuovamente la scorsa settimana. Ma poi davanti ai microfoni va il tecnico dopo ogni sconfitta, a ripetere un po' le stesse cose. Uno come Inzaghi, che fa il suo stesso mestiere, non a caso spezza una lancia a suo favore nel dopo partita. Per non tramutare però gli applausi alla squadra in contestazione a 360 gradi - sono dinamiche che abbiamo già visto, sono l'ultimo passo verso il baratro - serve un segnale che la situazione non è sottovalutata da nessuna componente. E quel segnale serve adesso. Aggiorniamo quindi il vocabolario con le parole giuste, abbracciamo la poetica dell'emergenza. La crisi è qui davanti agli occhi di tutti, qualcuno si prenda la briga di stilarne il bollettino per un dovere di trasparenza.

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