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Ultimo aggiornamento: Venerdì 23 Febbraio - ore 20.52

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LA ZUCCATA DEL GILA E UNA SPORCA VITTORIA DA PICCO

Successo strappato per i capelli ma assolutamente vitale: il gol è di Alberto Gilardino che segna sotto la Ferrovia e va a prendersi applausi. Gara muscolare, il Foggia spreca tre occasioni nella ripresa e per stasera la classifica ha altro sapore.

SCONFITTO L'EX TECNICO STROPPA
LA ZUCCATA DEL GILA E UNA SPORCA VITTORIA DA PICCO

La Spezia - SPEZIA-FOGGIA 1-0
Marcatore: 30'pt Gilardino

SPEZIA (4-3-1-2)
Di Gennaro, De Col, Terzi, Giani, Lopez; Maggiore, Bolzoni, Pessina; Mastinu (25'st Vignali); Gilardino (32'st Granoche), Marilungo (18'st Forte). A disp. Bassi, Manfredini, Ceccaroni, Forte, Soleri, Augello, Giorgi, Acampora, Vignali, Masi, Granoche, Ammari. All. Fabio Gallo

FOGGIA (3-5-2)
Tarolli; Martinelli, Camporese, Coletti; Gerbo (26'st Fedato), Agnelli, Vacca, Agazzi, Celli (29'st Rubin); Beretta, Floriano (13'st Chiricò). A disp. Sarri, Sanchez, Lodesani, Calderini, Fedele. All. Giovanni Stroppa.

Arbitro: Davide Ghersini di Genova
Collaboratori: Giovanni Colella (Crotone) e Dario Cecconi (Empoli)
Quarto ufficiale: Fabio Schirru di Nichelino.
Recupero: 1'(pt), 3'(st)
Note: 5500 (1360 paganti di cui 419 da Foggia + 4300 abbonati)
Incasso: 12270 + 25143
Ammoniti: Agazzi, Agnelli, Lopez
Angoli:

PRE-PARTITA
20.05 - La media da fanalino di coda in trasferta, solo tre punti e nessuna vittoria, si raffronta con una delle squadre che in casa viaggiano di più: 17 i punti messi insieme dallo Spezia nel fortino di Viale Fieschi con cinque successi e due pareggi. Una sola sconfitta col Carpi. Le statistiche raccontano che lo Spezia ha segnato metà dei gol complessivi nell'ultima mezzora di partita. Dall'altra parte il Foggia è una delle due formazioni cadette che ha subito il maggior numero di gol dopo 17 turni, ben 36. Come il Cesena. E' un Foggia che davanti si fa comunque rispettare: fino ad oggi, diciassette turni giocati, i rossoneri sono andati in gol con il maggior numero di calciatori subentrati, ben sette. Solo il Novara ha saputo tenere le stesse medie.

20.20 - Infine il Foggia è delle tre che ha gatto più punti lontano da casa che nello stadio amico: 11 a 7 il saldo. Come il Venezia e il Novara. Non piove più, esattamente come le previsioni avevano detto, anche il vento dopo una giornata campale sembra essersi preso finalmente una tregua. Spalti comunque piuttosto sparuti, la serata non è di quelle che invitano ad uscire. Da Foggia sono tanti, 500 secondo i numeri ventilati alla vigilia. Spezia in maglia bianca, pantaloncini e calzettoni neri, Foggia con la consueta divisa a strisce rossonera, calzettoni bianchi e calzoncini bianchi.

PRIMO TEMPO.
Finisce che da fastidioso e temporaneo fardello, il cammino funesto lontano dal Golfo dei Poeti si sta velocemente trasformando in un macigno. Perchè non vincere mai quando si viaggia, obbliga a ridurre praticamente al nulla i passi falsi casalinghi. Finisce così che ogni maledetta gara, indipendentemente da chi arriva da queste parti, diventa appuntamento da non sbagliare. Figuriamoci se poi al "Picco" si presenta il neopromosso Foggia di Giovannin Stroppa, squadra che insegue ad una sola lunghezza e che, al contrario degli aquilotti, viaggia decisamente meglio lontano dallo "Zaccheria". Ne nasce un inizio denso di equilibri dove il Foggia, che abbandona il 4-3-3 per abbracciare la difesa a tre ed infoltire così la mediana, mena spesso e volentieri la coppia gol di casa Marilungo-Gilardino. In realtà un guizzo si registra subito, roba di 4' scarsi: alla prima sgroppata sulla destra, De Col taglia alla perfezione una palla sulla quale Gilardino si butta come sa ma a due passi da Tarolli non trova incredibilmente la porta. E poco importa se l'assistente Colella aveva sorpreso in offside l'ex Parma e Fiorentina. Il Foggia prova ad imbastire il giro-palla ma non eccelle in velocità e finisce per costruire un gioco prevedibile, ancorché ordinato; molto meglio la fase difensiva dei pugliesi, ottimizzata da un pressing alto che mette a dura prova il fraseggio di Bolzoni e compagni.

Due accelerazioni, un gol: ci pensa il Gila!
A sinistra, molto più di quanto non accada dalla parte opposta, lo Spezia può sfondare: manca l'adeguato movimento senza palla che fa a arrivare prima e gli attaccanti accorciano sempre troppo poco, dialogando raramente anche fra di loro. Il guizzo arriva finalmente al 28' su una percussione insistita di Marilungo che riesuma una palla praticamente persa, trafugandola ad un ingenuo Camporese sulla linea di fondo campo e servendo a Lopez un assist al bacio: coraggiosa ma anche molto imprecisa la conclusione dell'ex Benevento, disturbato dal ritorno dei difensori. La Ferrovia intuisce che potrebbe essere questo il momento della svolta, magari non così presto come invece racconta la cronaca: scocca la mezzora esatta quando Maggiore alleggerisce sulla sinistra per Lopez che calibra un cross al centro finalmente forte e arcuato. Su quella mattonella salta Gilardino su Camporese (lo vide crescere nelle giovanili della Fiorentina quando giocava in viola), allungando il collo all'indietro per calibrare la palla a fil di palo, là dove Tarolli proprio non può arrivare.

Il Foggia reagisce, lo Spezia prova a chiuderla.
Sotto la Ferrovia ad esultare, chissà cosa avranno pensato quelli in balaustra a vedersi il Gila esultare a pugni chiusi: di sicuro uno scatto che merita la serata e una cornice da mettere in soggiorno, insieme ai ricordi di una vita. Oltre le celebrazioni, il Foggia non s'intristisce e soprattutto non porge il fianco ad un paio di ripartenze dello scatenato Lopez. Anzi, smaltito un attimo il colpo, i pugliesi si gettano avanti con generosità: Beretta prova a scuotere i suoi difendendo e calciando dal limite una palla sporca che sibila il legno. Con il risultato favorevole, lo Spezia gioca con meno ansie e più qualità, il Foggia tenta soprattutto di non peggiorare le cose prima dell'intervallo ma al 39' è davvero bravo Di Gennaro a sdraiarsi sulla sinistra e mettere in angolo la conclusione velenosa di Agnelli.

SECONDO TEMPO.
Se per assistere a qualcosa di minimamente emozionante bisogna attendere 11' un motivo ci sarà: al di là del tiro fuori misura di Floriano, il Foggia applica uno sterile predominio territoriale che non incide sul morale dello Spezia; i bianchi si difendono con ordine ma non riescono mai a ripartire. Sul vantaggio minimo, ormai si sa, non si possono dormire sonni tranquilli: al 16' ci pensa il neoentrato Chiricò a svegliare il Picco dal torpore con un tiro che non inquadra lo specchio. Ma gli applausi sono tutti per Vacca, autore di un colpo di tacco che taglia fuori tutti i difensori aquilotti, mettendo di fatto il compagno davanti a Di Gennaro. Prima di guadagnare la strada degli spogliatoi, Marilungo spezza il monologo foggiano con una personale insistita che lo porta a calciare cadendo sull'uscita provvidenziale del giovanissimo Tarolli, terzo portiere che si fa rispettare come un veterano.

Che partita Pippo! Salva lo Spezia con una grande giocata.
Ma è un altro Foggia e lo Spezia ha la colpa di non accorgersene. A metà ripresa gli ospiti costruiscono due palle gol in 60'': sulla palla disegnata in area da Angelli c'è scritto "spingimi dentro" ma la diagonale di De Col non solo vale quanto un gol ma gli consegna, senza indugi, la palma del migliore della serata. Tolta la palla dalla testa di Beretta, lo Spezia torna immediatamente a soffrire sul tiro cross di Beretta che Vacca non riesce a correggere in gol per un nulla. Bolzoni è completamente sparito dalle vicende della partita, surclassato dall'energica mediana ospite: servono degli accorgimenti per spegnere l'altrui verve e girare il finale dalla propria parte, serve soprattutto l'esperienza degli anziani. E siccome si rischia tanto, Gallo inserisce Vignali nel mezzo, passando alla difesa a tre, similare al 3-4-3 ordinato da Stroppa con l'ingresso di Fedato e Chiricò, che ha un impatto notevole sul match. Si cerca di tenere l'avversario il più possibile nella sua metà campo, lasciar passare i minuti, provando anche a finalizzare un contropiede.

Il Foggia ci prova, lo Spezia resiste. Che giocata il Diablo!
Finale in apnea, Granoche e Forte impostano il pressing fin dall'area piccola avversaria: segnali di compattezza che quelli più indietro, centrocampisti che hanno corso senza tregua, apprezzano non poco. Ultimate le sostituzioni, non ci sono altri cambi disponibili, così si spreca qualche fallo per respirare mentre Di Gennaro a spiccioli dal 90esimo esce in bello stile sul lanciatissimo Fedato, scegliendo il tempo alla perfezione. Applausi a scena aperta per Giani, autore di un anticipo secco e di un coast to coast che ricorda il Cannavaro del mondiale tedesco; funambolico Granoche, veste la maglia di un qualsiasi Dybala e si mette a puntare l'avversario come un Omar Sivori, che supera dopo una serie interminabile di finte e un cross morbido in area per il raddoppio di Vignali, evitato dal ritorno disperato di un difensore. Tre minuti di recupero sprecati dal Foggia ed ultimo brivido prima del game over: fino a quel momento Tarolli si era comportato benissimo ma i vent'anni si sentono a tempo scaduto quando prende la palla in mano e nel gettarla per terra per il rinvio supera la linea dell'area.

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