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Ultimo aggiornamento: Martedì 22 Agosto - ore 12.38

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L'uomo della fatal Trieste: "Ai play-off da ultimi? Le tensioni sono degli altri"

Quindici anni fa esatti lo Spezia perdeva 2-0 contro la Triestina di Ezio Rossi a cui aveva dato 17 punti in campionato. "Facemmo la partita perfetta, sapendo che avevamo solo da guadagnare. Chi deve dimostrare di essere più forte usa più energie".

L´uomo della fatal Trieste: `Ai play-off da ultimi? Le tensioni sono degli altri`

La Spezia - Ci sono poche giornate che hanno segnato la pelle di chi ama lo Spezia come Lucca 1989 o come il fallimento del 2008. Una di queste è Trieste 2002. Il 19 maggio, esattamente 15 anni fa. Era l'apice dell'era di Andrea Mandorlini il predestinato, che aveva portato un gioco mai visto dalle parti del "Picco". Un crescendo di vittorie prestigiose: 4 gol a Carrarese, Reggiana e Spal, Livorno e Lucca sbancate. Il girone di ritorno della C1 2001/02 era una specie di delirio collettivo sugli spalti, per certi versi maggiore ancora del vittorioso campionato del 2006.
Lo Spezia spettacolo di Bordin, Coti, Pisano e Fiori aveva scavato 17 punti di distanza tra sé e la sua prima avversaria dei play-off. La Triestina di Ezio Rossi, un incidente del destino, a cui gli aquilotti avevano elargito due generosi 3-1 sia in casa che in trasferta durante la stagione regolare. Agli spareggi si materializzò l'impossibile: il 2-0 firmato Parisi e Ciullo nella partita di andata fu uno choc per i 2mila spezzini arrivati fino nella Giulia. Uno di quei pomeriggi in cui o ti innamori di una maglia e non ne potrai fare più a meno, oppure con il calcio hai chiuso per sempre. I bianchi eliminati nonostante l'1-0 del ritorno, poi gli alabardati avrebbero addirittura conquistato la serie B con un'epica sfida alla Lucchese.
Oggi che è lo Spezia ad essere l'underdog degli spareggi, chi meglio dell'artefice della fatal Trieste può raccontare come si ribaltano, in una mancaita di partite, pronostici affinati in una stagione intera. Ezio Rossi si portò a casa la panchina d'argento in quella stagione. "Ed è l'unico trofeo che ho conservato dei miei trent'anni di calcio professionistico - dice l'attuale tecnico del Casale - Anzi, a dire la verità ora è dentro uno scatolone perché sono in fase di trasloco".

Ce lo spieghi lei mister come si fa a vincere i play-off arrivando con così tanto distacco dagli avversari. Lei di sicuro ne deve sapere qualcosa. Magari riusciamo anche a lenire quella ferita che neanche quindici anni di distacco hanno curato per chi c'era.
"In effetti ho giocato tre volte i play-off e lo ho vinti tutt'e tre le volte. In due occasioni partivo da quinto, proprio con la Triestina. Dico che arrivarci da ultimi qualificati sotto certi aspetti può essere un vantaggio. La mia filosofia in quegli anni a Trieste, e poi anche dopo a Cuneo, era di scaricare tutte le tensioni e far capire che a quel punto tutto ciò che veniva era qualcosa in più, di guadagnato. Gli altri sono più forti, così dice la classifica? Sta a loro dimostrarlo in campo, noi dobbiamo solo essere noi stessi".

Sembra facile, ma poi sono i giocatori che devono riuscire ad avere questo approccio più rilassato agli spareggi. Dopotutto sono pur sempre partite importanti.
"Non è poco scendere in campo senza grandi tensioni, perché un giocatore sereno spreca sempre meno energie. Voi ricordate la semifinale contro lo Spezia, ma io ricordo anche la finale contro la Lucchese. Noi finimmo in 8 e loro in 9, giocando quasi sempre in inferioità numerica. Ma in campo era come giocassimo con due uomini in più. Li avevamo ammazzati anche fisicamente, sul 3-1 dicemmo di portarli ai supplementari e fu la scelta giusta. E' stata la nostra Italia-Germania 4-3".

C'è qualcosa in particolare che disse alla Triestina prima di scendere in campo contro lo Spezia?
"Beh, ci vuole il giusto equilibrio tra serenità e a giusta tensione agonistica. Tuttora dico sempre ai miei ragazzi che chi rischia è chi va in guerra, non chi fa una partita di calcio. Io sono cresciuto nel settore giovanile del Torino e ho portato avanti quella filosofia tutta la vita. Facevamo il training autogeno prima di entrare in campo, poi l'idea che trasmettevo è che un play-off è una partita normale. Usavo gli stessi toni di una partita qualsiasi insomma, non c'era bisogno di caricare l'impegno, come non c'è bisogno di spiegare l'importanza di un derby. Le motivazioni ci sono naturalmente, se sei un professionista il valore dei play-off lo conosci già".

Da quello spareggio vinto contro ogni pronostico costruiste anche le basi per la successiva stagione in serie B che vi vide lottare per la promozione a lungo. Sono occasioni queste che possono dare uno slancio duraturo.
"Sì, facemmo un campionato strepitoso in B. Arrivammo quinti quando non c'erano i play-off e credo che se ci fossero stati forse avremmo vinto anche quelli. Abbiamo avuto un calo nel girone di ritorno, ma eravamo stati primi a lungo. Poi andò su l'Ancona di Pieroni. Considerando la rosa che avevamo è stato qualcosa di eccezionale: c'erano Budel preso proprio dallo Spezia e una serie di giocatori che dovevano dimostrare ancora tutto. Lo stesso Fava era un emerito sconosciuto all'epoca. E c'era la piazza che ci trascinava. In questo credo che Spezia e Trieste si assomiglino: il calore, il legame con la squadra che un'impresa così può creare ti permettono di andare oltre i tuoi limiti".

Parisi e Ciullo: 2-0. Contro una squadra che in campionato vi aveva sempre battuto. E' stata la partita perfetta.
"Credo che anche al ritorno facemmo una grande prova. Rischiammo poco, almeno fino al rigore di Pisano riuscimmo a limitare uno Spezia che aveva una forza impressionante. Presi uno a uno non c'era paragone, avevano fatto 17 punti più di noi meritatamente. Sì, la partita d'andata fu una di quelle in cui puoi dire di aver fatto la prestazione perfetta. Chiaro che nei play-off il punto di vista tattico e tecnico è fondamentale: non devi sbagliare nulla o quasi. La serie B di oggi? E' sempre la serie B. Lo dimostra il Verona che ha dovuto sudarsi la promozione nonostante un organico superiore a tutti. E' un campoinato in cui non si è mai promossi e non si è mai retrocessi fino all'ultimo".

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