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L'eredità di Marino nello Spezia volato in serie A

Dal centro di Follo all'abbattimento delle barriere, passando per la chiamata di Angelozzi. L'ex dg, ora all'Atalanta, ha creato un gruppo di lavoro ancora attivo: "Nelle difficoltà, si applica ancora il metodo UM".

UM
L'eredità di Marino nello Spezia volato in serie A

La Spezia - E' il grande costruttore dell'era Volpi, la cui impronta continua a ispirare il lavoro dello Spezia-azienda a oltre cinque anni dall'addio. Tornava in serie A, nel club che sarebbe diventato un esempio da seguire a livello italiano. Eppure il direttore generale Umberto Marino in quel settembre del 2015 un po' di malinconia sotto sotto ce l'aveva a detta di molti. Spezia-Atalanta è anche la sua partita e quella di Marco Semprini, fidato segretario generale che avrebbe portato con sé dalla Liguria. In poco meno di due stagioni, ha lasciato un'eredità impressionante da leggere con il senno di poi.

Suo l'accordo per la creazione del centro sportivo di Follo, quello dove la prima squadra si allena tuttora e che ha permesso ai tesserati di svolgere gli allenamenti individuali durante la chiusura per pandemia. Un fattore che è stato fondamentale per ciò che è venuto dopo. Ma si era anche interessato all'ipotesi di un nuovo polo nella piana di Marinella, coinvolgendo l'architetto Gino Zavanella, poi chiamato in causa anche per il rifacimento del Picco. Non si sarebbe concretizzato, ma era già arrivato alla fase di progetto. Sotto la sua direzione si è deciso l'ampliamento del Ferdeghini per le giovanili ed è stato steso il nuovo terreno di gioco allo stadio con il miglioramento del drenaggio, fino a quel punto un costante problema, e l'installazione del riscaldamento.
E ancora: inserì lo Spezia come capofila nel progetto di abbattimento delle barriere dagli stadi a cui l'allora presidente della Lega B, Andrea Abodi, stava dando grande impulso. Di quelle paratie che sono state definitivamente smontate la scorsa settimana si è iniziato a parlare proprio nel 2015, quando portò l'ex arbitro Carlo Longhi in città. Alla prima qualificazione ai play off promozione, con Mangia in panchina, stilò un piano per l'ampliamento dello stadio fino a 16mila posti a sedere che poteva essere realizzato in una sola estate. Introdusse il discorso delle licenze Uefa, oggi il manuale di istruzioni imprescindibile. Tessè i primi rapporti con Acerbis, da allora sponsor tecnico. E infine portò Guido Angelozzi alla Spezia, presentandolo a Gabriele Volpi per la prima volta.

Inoltre potenziò gli uffici e il complesso dirigenziale. Molti dei giovani che allora entravano in società, sono oggi il motore del club e professionisti rispettati. "Sapeva che quello che vedi sul campo di calcio è specchio anche di quello che c'è alle spalle - ricorda oggi Gianluca Parenti, attuale responsabile comunicazione -, che il tessuto della società fa la differenza. Eravamo tutti molto giovani, molti di noi alla prima esperienza, e lui ci ha formato a 360 gradi spingendoci ad interessarsi alla società in tutti i suoi aspetti senza limitarsi al proprio campo d'azione".
Il primo ad arrivare in sede e l'ultimo ad andarsene, spesso dopo la lezione di inglese che prendeva direttamente in ufficio quando il resto dei colleghi era andato a casa. "La cosa che mi ricorderò per sempre è una mail arrivata attorno alle 22.30 di un 31 dicembre: l'aveva spedita dal Messico e c'erano tutti i compiti da svolgere al rientro in ufficio - ride Parenti -. Può sembrare sadico, ma la verità è che anche questo ci ha fatto capire che il lavoro va preso sempre con la massima serietà. Ti poteva chiedere qualsiasi cosa a qualsiasi ora, ma sempre con rispetto e la capacità di motivarti".

"Feci due colloqui molto veloci con lui e poi fui assunto. Già allora aveva battuto sull'importanza del chi fa cosa. Una cosa che per la mia forma mentis è stata fondamentale, perché anch'io sono un pragmatico", dice Lorenzo Ferretti che proprio allora entrava nell'area marketing. "A livello lavorativo mi porto ancora dietro i suoi insegnamenti - aggiunge -. Parlo dell'attenzione al dettaglio, al non dare mai nulla per scontato. La sua metodicità ti poteva apparire eccessiva sulle prime, ma alla lunga ti rendevi conto che quell'approccio è la garanzia di sapersela cavare sempre. Le sue to do list, l'attenzione alle scadenze, la condivisione del lavoro con i colleghi. Nei momenti di difficoltà, i suoi metodi ci sono tornati molto utili in questi anni".
E' il metodo UM, di cui si parla ancora in sede. "Un mattina appena sveglio ho trovato un suo whatsapp delle 5 dal Ferdeghini con la foto di una targhetta all'ingresso che aveva ceduto da un lato e il messaggio 'Sistemare' - ricorda Ferretti -. Non gli sfuggiva nulla, neanche durante la partita: 'led poco luminoso', 'steward giacca senza brand', 'cartellone calante'...". Al primo colloquio che feci era giugno, c'era un caldo micidiale. Indossavo un pantalone con la risvolta, un paio di mocassini senza calzini. Mi congedò così: 'Quando sarai assunto, mi raccomando le calze'".

Leggendari i suoi post-it sparsi per gli uffici. Molti sono ancora lì. C'erano quelli filosofici (Meno ampiezza e più profondità), quelli motivazionali (Chi ha paura di perdere non oserà vincere) e quelli pratici (Questo ufficio non è un magazzino). "Ce l'ho ancora, me lo fece trovare perché avevo lasciato gli abiti in disordine sulla sedia della scrivania - racconta Nicolò Peri, oggi direttore operativo e uomo di conti -. Senza togliere nulla a nessuno, il più grande professionista con cui ho mai lavorato in questi anni di Spezia Calcio. I risultati parlano per lui, l'Atalanta è oggi il modello di società di calcio a cui tutti si ispirano. Forse qui non è stato apprezzato e capito fino in fondo".
Eppure era uno che ai tifosi dava un'importanza straordinaria. Ai tempi prese la decisione di non creare una linea di sciarpe nel merchandising ufficiale: preferiva le facessero gli ultras e con i proventi si pagassero le trasferte per dare una mano alla squadra fuori casa. "Un carattere particolare, ma anche una persona piacevole al di fuori del ruolo di direttore generale che ovviamente impone una certa austerità. Non c'erano solo i temuti secondi solleciti delle 6 di mattina, quando non avevi risposto prontamente alla prima missiva delle 5. Sono sicuro che parte dei risultati raggiunti oggi dallo Spezia sono figli di quel momento in cui è nato quel gruppo di lavoro che è arrivato fino qui".

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