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Il canale navigabile fra Spezia e Venezia ricordato da Del Santo

Il calcio e la storia.

Il canale navigabile fra Spezia e Venezia ricordato da Del Santo

La Spezia - Più che per gli spezzini, la maggior parte dei quali conosce questa storia, per i veneziani. Ecco alcuni stralci del libretto del compianto Sergio Del Santo, presentato all'Accademia Lunigianese di Scienze “Giovanni Capellini” nel 2004, nel quale si sottolinea il parallelo tra "I naviganti della Meloria" di Salgari e il progetto del canale navigabile tra la Spezia e Venezia. "Un progetto - scriveva Del Santo - che sembra uscito dalla mente di Jules Verne il quale, proprio in quegli anni, pubblicava i suoi romanzi di avventura ispirati al progresso scientifico. Ma il progetto di questo canale navigabile, che avrebbe attraversato tutta l’Italia settentrionale, valicato gli Appennini, superato il fiume Po e tutta una serie di altri fiumi, strade, ferrovie e canali, non è un’opera di fantascienza e nemmeno l’idea di qualche “inventore” in vena di proporre cose affascinanti ma impossibili. E’ invece un progetto scientificamente valido, che contiene soluzioni tecniche di grande interesse e che gli autori stessi dichiarano di "aver studiato assiduamente per tre anni e di essere giunti alla convinzione che sia tecnicamente possibile realizzare" […] Le motivazioni principali che stanno alla base del progetto non sono di carattere commerciale o economico, ma investono la strategia militare tanto da essere considerate di "suprema importanza per la difesa della Patria", come si può constatare da quanto dicono gli autori stessi: "Occorrono mediamente circa sette giorni perché un bastimento a vapore, che muova dall’estrema costa italiana dell’Adriatico pervenga a toccare l’estrema costa italiana del Mediterraneo. E’ ovvio quindi che i rapporti e gli scambi tra la parte costiera Adriatica e quella mediterranea siano tardi e costosi, assai più di quanto sia nell’interesse del commercio e dell’industria. E’ ovvio che la difesa delle coste debba essere, se non impossibile, da parte della Marina da Guerra, molto difficile, almeno sino a quando l’Italia non sia in grado di poter tenere in mare due flotte poderosissime, così che una possa difendere la costa mediterranea e l’altra, nello stesso tempo, la costa Adriatica. Se dunque vi è uno Stato il quale abbia supremo bisogno che un canale intermarittimo venga ad abbreviare le distanze tra i due mari che lo bagnano, questo è certo l’Italia".

Ed ecco cosa scriveva Salgari, in arte Bertolini, nel suo romanzo:

- Quale fortuna per l’Italia!… Una flotta che in poche ore passa dall’Adriatico al Tirreno e viceversa!… Genova, Spezia, Venezia, quasi unite!…Chi oserebbe più minacciarle?
[...]
- Quale importanza strategica potrebbe avere questo canale, disse il dottore, il cui stupore aumentava sempre. L’Adriatico ed il Tirreno uniti da questo fiume sotterraneo!… Genova e Venezia a così breve distanza l’una dall’altra con Spezia allo sbocco!…Quale mirabile uomo quel capitano!…
- Lo trovate adunque così importante questo canale?- chiese padron Vincenzo, che in fatto di strategia non capiva un’acca.
- Ma pensate quale valore avrebbe nel caso che scoppiasse una guerra contro l’Italia!… La sua armata, per mezzo di questo canale, in ventiquattro ore potrebbe trovarsi improvvisamente o nel Tirreno o nell’Adriatico, pronta a difendere Genova, Spezia, Venezia ed Ancona senz’essere obbligata a fare il giro dell’intera penisola e quello che è più importante, senza poter essere in alcun modo veduta e bombardata.
[...]
- Dottore, chiese padron Vincenzo, dove credete che noi sboccheremo?
- Nel golfo della Spezia, rispose il signor Bandi.
[...]
Giunti all’aperto, i quattro esploratori mandarono un fragoroso urrah!… Il golfo della Spezia, illuminato da un superbo sole, si apriva dinanzi ai loro sguardi stupiti. In lontananza biancheggiavano le case e le superbe fortificazioni della prima piazza forte d’Italia e pel golfo veleggiavano in gran numero barche pescherecce e fumavano dei grandi vascelli, forse le poderose corazzate della nostra squadra.

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