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Ultimo aggiornamento: Venerdì 23 Febbraio - ore 23.23

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IL DIABLO SI TRAVESTE DA INZAGHI E SALVA IL PICCO | Foto

Un gol di Pinato dopo 68'' cambia subito le dinamiche della gara. Condizione ideale per i lagunari, mentre lo Spezia fa una fatica bestiale ad essere pericolosa. Pari figlio dell'opportunismo di Granoche poi Mastinu da trenta metri prende il palo.

PLAYOFF AD UN PUNTO
IL DIABLO SI TRAVESTE DA INZAGHI E SALVA IL PICCO

La Spezia - SPEZIA-VENEZIA 1-1
Marcatori: 2’pt Pinato, 22'st Granoche

SPEZIA (4-3-1-2)
Di Gennaro; De Col, Terzi, Giani, Lopez; Maggiore, Bolzoni, Mora (31'st Pessina); Palladino (1'st Mastinu); Granoche, Marilungo (37'pt Forte). A disp. Manfredini, Capelli, Ceccaroni, Juande, Augello, De Francesco, Masi, Vatteroni. All. Fabio Gallo.

VENEZIA (5-3-2)
Audero; Bruscagin, Andelkovic, Modolo, Domizzi, Garofalo (43'st Del Grosso); Falzerano (46'st Suciu), Stulac, Pinato; Geijo, Zigoni (35'st Marsura). A disp. Vicario, Gori, Soligo, Fabiano, Firenze, Frey, Cernuto, Zampano, Rossi. All. Filippo Inzaghi.

Arbitro: Antonello Balice di Termoli
Assistenti: Giovanni Baccini di Conegliano e Paolo Formato di Benevento
IV uomo: Riccardo Annaloro di Collegno
Spettatori: 5300 circa (1264 paganti + 4200 abbonati)
Incasso: 10.364
Ammoniti: Falzerano, Giani, Maggiore, Mastinu
Recupero: 1'(pt); 4'(st)

PRE-PARTITA
14.30 - Splende un sole convinto sul cielo del golfo dei Poeti. Le Apuane ancora pienamente imbiancate a fare da sfondo ad una gara che manca dal lontano 1991: in C1 al "Picco" fu uno 0-0. Sotto gli occhi di Chicco Evani Venezia e Spezia si giocano una gara d'alta classifica con un divario di tre lunghezze a favore degli ospiti che lo Spezia può colmare. Il Venezia, squadra con una sua precisa fisionomia malgrado si tratti sempre di una neopromossa dalla serie C, ha vinto 8 partite, pareggiato undici volte e perso cinque. Lo Spezia, che con un solo espulso rimane fra i club meno violenti della cadetteria, ha portato a casa fino ad oggi nove vittorie, sette pari, patendo otto sconfitte.

14.41 - Al "Picco" non si passa: nelle ultime dieci, lo Spezia ne ha vinte sette, pareggiando tre volte. L'ultimo a violare la porta aquilotta in Viale Fieschi fu Daniel Ciofani l'11 novembre scorso, in Spezia-Frosinone 1-1. Poi si contano ben 394' di imbattibilità. Il Venezia non ha mai subito un rigore contro e porta in gol il maggior numero di calciatori, al pari del Bari: 14. Trentaquattro anni il prossimo 17 settembre per il promettente fischietto Antonello Balice, all'esordio in Can/B dopo aver ben figurato nelle serie minori. In stagione per l'arbitro nativo di Termoli dieci direzioni fra le quali il 3-1 con cui l'Ascoli battè lo Spezia e la sconfitta interna del Venezia col Parma (0-1), oltre al pari dei lagunari contro la Pro Vercelli (1-1).

PRIMO TEMPO.
Un gentile cadeau di Guido Marilungo, che serve al limite della propria area l’attaccante veneto Zigoni, e lo Spezia è subito sotto. Inizio disastroso degli aquilotti, colpiti da Pinato dopo un minuto e 8 secondi, ma a innescare il vantaggio è il numero 39 di Gallo che effettua un retropassaggio senza senso. Peggio non si poteva fare nell’occasione, ma c’è di buono che i bianchi non si abbattono e ripartono subito come se nulla fosse successo. In rapida serie ecco Palladino mancare il passaggio decisivo in area e poi Terzi colpire di testa da angolo spedendo di poco alto mentre il Venezia si allunga bene ogni qual volta la palla viaggia sulla corsia destra dove Mora e Lopez hanno il loro bel da fare. Contro un avversario come quello lagunare, bravo a contenere e gestire, andare sotto così è il peggior principio possibile.
Leziosamente Palladino, confusamente Marilungo: dalla cintola in su gli aquilotti dimostrano poca efficacia sia nelle rare percussioni individuali, sia nel dialogo poco consistente fra i giocatori d'attacco contro l'impenetrabile catenaccio di Pippo Inzaghi.

Venezia in vantaggio subito. Poi padrone del centrocampo.
Quando i lagunari trovano profondità mettono sempre in apprensione il pacchetto difensivo aquilotto: al 19' Geijo punta De Col, sposta abilmente la palla sul destro ma il suo tiro viene murato. Per gli ospiti, sempre molto bravi a difendersi e a concedere poco, la situazione è la migliore che potevano sperare anche perché qualche spazio lo Spezia lo deve concedere se vuole tentare di raddrizzarla. Al 20' bianchi vicinissimi al pari con un lampo, uno dei rari momenti di pericolosità del primo tempo: numero brazil di Mora che salta secco l'uomo sul filo di fondo e serve al centro una palla da spingere in gol su cui si avventa Palladino a due metri dalla porta: stoppa, male, l'ex genoano e tira ancora peggio visto che la sfera s'impenna e esce incredibilmente dallo specchio. Non è un pomeriggio all'altezza delle aspettative e al 25' Di Gennaro si ritrova la palla fra le mani quando para a Geijo un colpo di testa su cross perfettamente calibrato da Garofalo. E così è l'istinto del portiere spezzino a salvare i suoi dal raddoppio.

Forte per Marilungo, che non la prende bene.
Cosa non va? Dettagli che erano già emersi in altre partite, Carpi compreso. C'è una difficoltà non solo a saltare l'uomo ma anche a far viaggiare la palla: nessuno è nelle condizioni di creare superiorità numerica, con un dribbling, con un gioco senza palla che liberi posizioni e spazi. La cifra della gara insomma non cambia, lo Spezia dalla cintola in su ha già problemi normalmente ma nel pomeriggio del "Picco" sono soprattutto gli attaccanti a marcare visita. Nemmeno Granoche riesce ad imporre la sua capacità di smistare le palle che gli arrivano e il Venezia ha quasi sempre buon gioco, costringendo Gallo ad accelerare i cambiamenti: al 37' rinuncia ad un Marilungo completamente fuori partita fuori e getta nella mischia Forte. Non la prende affatto bene l'ex blucerchiato che ritornando in panchina, non le manda a dire al suo allenatore, che lo invita senza troppe perifrasi a mettersi in silenzio. Il tecnico vuole più muscoli e meno fronzoli e Forte al 43' rischia addirittura l'euro-gol intervenendo con il tacco sul taglio in area ma l'azione è viziata da un offside di De Col.

SECONDO TEMPO
In un ideale mondo perfetto, la grinta rabbiosa di Luca Mora dovrebbe essere lo stimolo guida per cambiare storia alla partita: alla faccia di un impatto non irresistibile con la serie B, l'ex spallino nel pomeriggio più difficile da quando veste la maglia bianca, suona la carica ai compagni, che oggi pare abbiano dimenticato la via dello stadio. Al 12' ci pensa però Di Gennaro a far andare su tutte le furie la Ferrovia, uscendo sciaguratamente dalla porta per anticipare Geijo: l'attaccante ha tutto il tempo per aggirarlo ma fortunatamente da posizione defilata ma non impossibile, non trova un compagno libero a centro area. Andelkovic annulla Granoche e allora ci prova Mastinu col mancino in corsa: i pugni di Audero bastano a cambiare la traiettoria e a propiziare l'ennesimo angolo della gara. Minuto 22, lo Spezia porta tutti i giocatori all'interno dell'area di rigore del Venezia: Mastinu arcua la parabola con l'effetto di una boccia da biliardo, Audero la sfiora malamente e Granoche se la ritrova fra i piedi, praticamente sulla linea di porta. Finalmente arriva il pari, strappato coi denti ad un Venezia che non ha mai sofferto e che legittimava il gol lampo d'inizio gara.

Diablo di uno Spezia, il pari è liberatorio! E Mastinu prende un palo clamoroso.
Non importa come sia arrivato, in un pomeriggio così complicato, il vestito buono va riposto nell'armadio. Il Diablo segna il suo quinto sigillo stagionale e regala ai suoi un finale di gara in cui può succedere di tutto col Venezia un po' più stanco e un po' meno sornione e lo Spezia entusiasmato da un pari comunque meritato. Può succedere anche che Mastinu al 29' lasci partire una fucilata da trenta metri che incoccia il palo, alla sinistra di uno sbigottito Audero: il sardo meriterebbe quella gioia ma deve essere orgoglioso comunque, perché col suo ingresso è cambiato davvero lo Spezia. Mora è il migliore in campo ma al 31' deve lasciare la scena a Pessina mentre il Picco si infiamma al 37' quando Forte cade in area e chiede un rigore che rimane di complicata interpretazione anche al rallenty. Cinque lunghissimi minuti di recupero, un altro rigore reclamato su una palla calante che incoccia le braccia dei difensori di casa in modo fortuito, almeno secondo l'arbitro che fischia la fine sull'ultima mischia.

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