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Ultimo aggiornamento: Martedì 21 Agosto - ore 22.00

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I vivai della B schiacciati dal paracadute della A

I migliori giocatori della cadetteria venduti a cifre nettamente più basse di quelle garantite da un "giro di giostra" in massima serie. Investire nei giovani oggi non premia un club quanto tentare una promozione, anche rocambolesca.

I vivai della B schiacciati dal paracadute della A

La Spezia - "Il valore strategico della crescita dei vivai" e della "valorizzazione dei giovani". Soprattutto di questo hanno parlato Mauro Balata, nuovo presidente della Lega B, e Luca Lotti, ministro dello Sport, nel primo incontro ufficiale tra i due da quando la cadetteria non è più commissariata. Dopo lo choc per il Mondiale di Russia fallito il calcio si interroga su come ottenere quel rinnovamento che solo permetterà a un'industria che, secondo Deloitte, nel 2015 aveva un fatturato non lontano dai 4 miliardi di euro facendone una delle realtà più importanti del Paese, di ripartire. E la serie B, ancora una volta, viene indicata come laboratorio.
Un po' come nel 2013, quando l'allora presidente Andrea Abodi introdusse la regole sulla composizione delle rose con il limite di 18 over, la lista B per gli under 21 e i giocatori bandiera. Un primo passo, ma nessun accenno alla necessità di avere un settore giovanile all'altezza. E la storia purtroppo dice che in serie A non vanno le squadre che investono di più nei giovani. Anzi, i "miracoli" che sbancano la cadetteria a sorpresa non sono quasi mai quelle che crescono in casa propria i nuovi talenti. Nel ranking primavera stilato dalla FIGC, dei 42 club di A e B, sono tra le ultime Carpi (35^), Frosinone (33^) e Crotone (17^). Questo tralasciando Benevento e Spal (41^ e 42^) che venendo dalla serie C non hanno fatto punteggio negli ultimi anni.

E' questo un elemento che deve far riflettere, soprattutto se incrociato con il meccanismo del criticato paracadute per le retrocesse della serie A. A livello finanziario è molto più vantaggioso fare un salto in serie A, magari e per paradosso perdendo tutte le 38 partite di campionato, che crescere un talento in casa. Una sola stagione nella massima serie porta in tasca 10 milioni di euro nel momento in cui la si abbandona, anche senza contare i diritti televisvi, gli sponsor e il resto del corollario. Una cifra irraggiungibile anche avendo in casa il nuovo Maradona.
E' stato un caso più unico che raro la cessione del fenomenale Riccardo Orsolini dall'Ascoli alla Juventus per 6 milioni di euro più quattro di ipotetico bonus. Lapadula ha lasciato il Pescara proprio per 10 milioni, ma già da giocatore promosso in massima serie con gli abruzzesi. Lo Spezia stesso ha ceduto Iemmello, reduce da 73 gol in due anni, per una cifra attorno ai 2,5 milioni al Sassuolo; i nigeriani Sadiq e Nura sono costati assieme 7 milioni circa alla Roma.

Da sottolineare che si parla qui del caso in cui si retroceda dopo una sola stagione, perché i milioni diventano 15 per chi è rimasto in A per due anni e almeno 25 per chi invece ha speso almeno un triennio tra le grandi. Mantenere un settore giovanile invece costa. Lo Spezia ha speso circa 14 milioni di euro nella costruzione del "Ferdeghini" (sede del club, palestra, tribuna e quattro campi da calcio solo per i giovani) e ogni anno mette a bilancio circa 1,5 milioni di euro per il suo mantenimento. I suoi ragazzi non pagano per giocare, ma sono scelti esclusivamente se sono ritenuti potenzialmente in grado di fare del calcio il loro mestiere futuro. Nel ranking primavera gli aquilotti sono 18esimi, con tre club di serie A alle proprie spalle.
Se si va a vedere chi in cadetteria ha schierato più giocatori plasmati nelle proprie giovanili, il quadro conferma che c'è qualcosa che non va al di là dei buoni propositi. Con sei elementi - Maggiore, Vignali, Ceccaroni, Acampora, Okereke e Saloni - lo Spezia è primo tra chi ha un giovane cresciuto in casa con almeno una presenza all'attivo in questo campionato. Nell'Empoli sono cinque, quattro nel Novara, a Cesena sono tre come a Chiavari, infine due per Brescia, Cittadella e così via. Di queste, è facile osservarlo, solo i toscani sono in una buona posizione di classifica. Di più, nelle prime otto posizioni ci sono sei delle squadre con l'età media più alta. Se davvero si vuole premiare chi investe nei giovani anche in serie B, il paracadute andrebbe cancellato per, magari, distribuire quella cifra tra chi davvero ha investito nel futuro.

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