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Ultimo aggiornamento: Domenica 27 Settembre - ore 21.20

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Giocare o annullare tutto, o sarà un'estate di ricorsi

Il mondo del calcio vuole provare a terminare la stagione. In caso non si possa, promozioni e retrocessioni a tavolino scatenerebbero una serie infinita di appuntamenti davanti alla giustizia. Sportiva e ordinaria.

una linea sottile
Giocare o annullare tutto, o sarà un'estate di ricorsi

La Spezia - "Lo sport non è solo il calcio, e il calcio non è solo la serie A. Ad oggi non possiamo dare per certi né la ripresa del campionato né degli allenamenti il 4 maggio". Parole che fanno sudare freddo quelle pronunciate dal ministro Vincenzo Spadafora. Ad oggi l'ipotesi di non concludere la stagione non è stata veramente presa in considerazione in sede di FIGC, tanto che ieri anche il presidente CONI Giovanni Malagò ha invitare a "provare ad immaginare un'alternativa" nel caso in cui scendere in campo non sia più possibile. Il fatto è che quell'alternativa è, comunque la si metta, un campo minato. Sia dal punto di vista finanziario che da quello sportivo. E in ogni caso è alla serie A che tocca guardare: se loro trovano una quadra, la serie B va di conseguenza. Quella quadra al momento non pare poter essere un via libera arrivato dal governo, che invece chiede al calcio un'assunzione di responsabilità in prima persona.

Certo la bozza del protocollo per garantire ai tesserati la sicurezza sanitaria, pubblicato in settimana dalla Gazzetta dello Sport, pone non pochi problemi organizzativi. Anche una volta trovata disponibilità dei dispositivi di protezione individuale e dei test sierologici, garantire un "ritiro permanente" non sarà facilissimo anche a chi avesse a disposizione un centro di allenamento di adeguate dimensioni. E' una linea sottile in cui ogni comportamento deve essere accuratamente eseguito: indossare correttamente le mascherine in pullman, impedire a persone esterne di entrare a contatto con il "gruppo squadra", garantire il distanziamento negli spogliatoi, sanificare regolarmente camere (singole) e palestre, introdurre gradualmente le esercitazioni che comportino contatti tra i giocatori.
Il Consiglio della Lega A ha ribadito ieri la volontà di provare in ogni caso a imboccare questa strada, "in ossequio alle indicazioni di Fifa e Uefa, alle determinazioni della Figc nonché in conformità ai protocolli medici a tutela dei calciatori e di tutti gli addetti ai lavori". Stessa linea per l'AIC che ha sottolineato come "la volontà di tutti gli atleti e le atlete è di poter tornare a svolgere il proprio lavoro così come tante altre categorie professionali, senza apparire privilegiati o usufruire di corsie preferenziali sui controlli medico sanitari". Non senza le dovute garanzie perché "l’esigenza e la volontà di tornare ad allenarsi e poter ricominciare a svolgere il proprio lavoro in sicurezza rischia di dover superare lo scoglio strutturale di buona parte delle realtà professionistiche. L’auspicio è di poter avere il più alto numero di società in grado di ripartire, qualora le condizioni generali del Paese lo permettano". Nel caso di una positività riscontrata, scatterebbe un'ulteriore suddivisione del "gruppo squadra" per isolare prontamente i casi gravi, da quelli con sintomi lievi, dai sani.

Il "piano B" che chiede Malagò sembra quindi necessario, ma è tutto da pensare. La scelta più logica per la serie B, e probabilmente quella che metterebbe al riparo da eventuali strascichi giudiziari, è l'annullamento dei campionato. Nessuna promozione e nessuna retrocessione, si riparte così (probabilmente a porte chiuse) a fine estate con gli organici dei campionati gli stessi che si sono presentati al via nella stagione ancora in corso. Tutto questo sperando di non dover fare la conta dei club non più in grado di iscriversi visto l'inevitabile contraccolpo finanziario. Ma forse è meglio passare l'estate a trattare con gli sponsor che farsi la guerra a livello di giustizia sportiva e ordinaria per scrivere la classifica.
Ogni altra soluzione apre infatti la porta a una serie infinita di ricorsi. La matematica non permette a nessun club di accampare diritti. Neanche al pur meritorio Benevento: promossi i giallorossi, ci sarebbero ad oggi almeno otto squadre in grado ancora teoricamente in grado di raggiungerli in classifica con dieci turni rimasti in sospeso. Una carta pesantissima da giocare per gli avvocati: gli incontrovertibili numeri a cui contrapporre una sorta di "diritto morale", per quanto condivisibile tra gentiluomini. Allo stesso modo sarebbe un precedente grave che un Livorno o un Cosenza fossero retrocessi d'ufficio quando ci sono ancora 30 punti da giocare che potrebbero cambiare la storia. Per questo si proverà fino in fondo a scrivere la storia in campo. E nel caso non si potesse, ci vorrà qualcuno che si prenda la responsabilità di deciderlo il prima possibile. Che sia il governo, la FIGC o la serie A.



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