Editoriale - Meglio un nuovo Montagna che un Montagna nuovo
La Spezia - Si sa, le lettere buone non sono solo quelle degli apostoli. A volte le scrivono anche i presidenti delle piccole federazioni, anche solo rappresentanti di comitati, anche se si parla della regina degli sport, l’atletica leggera. Alcuni mesi fa, Daniele Neri, a capo della Fidal provinciale, scrisse al Demanio in merito alla situazione dello stadio Montagna, un campo di atletica afflitto da tanti problemi e non utilizzabile nè dalla comunità nè dagli atleti nè dalla stessa Marina Militare che non ha più un gruppo sportivo da anni.
E, onesto riconoscerlo, non può garantire risorse economiche che non ha. Nello scrivere un accorato appello all’agenzia del Demanio di Genova, Neri scrisse alcune semplici ma sempre verdi parole: “premesso che il campo Montagna della Spezia è stato costruito nel tempo con contributo finanziario del C.O.N.I. come campo per l’atletica e destinato a campo scuola dell’atletica con convenzione dell’allora Ministero della Pubblica Istruzione; - tenuto conto che nell’ambito del Comune capoluogo non altre esistono strutture dedicate all’atletica;
- che le strutture destinate all’atletica del campo Montagna versano in grave stato di degrado, contrariamente ai campi di calcio che vengono mantenuti in ottimo stato di conservazione;
- che la disponibilità delle pedane e delle strutture durante tali orari è condizionata dalla presenza dello Spezia Calcio di cui la struttura è diventata campo di allenamento”. Tutto finiva con una chiosa finale nella quale si richiedeva quale fosse al fine la destinazione uso della struttura. Un dubbio che onestamente rimane ancora oggi, irrisolto. Pochi mesi dopo, succede che, nell’encomiabile tentativo di aiutare un sport cittadino oramai da terzo mondo, tra grida di sofferenza e tasse da pagare, il Comune decide di stornare una parte dell’introito derivante dalla vendita dell’impianto del Ferdeghini allo stesso stadio Montagna, con una prevista erogazione di 800 mila euro per il rifacimento della pista.
Tutto encomiabile nell’idea ma non nel concetto. Ora, di solito, una strada si rifà con sostanze e finanze comunali se le usa il popolo, non due tre persone; una palazzo si abbellisce perché chi ne fruisce o ne è proprietario possa veder implementare il proprio valore. Se ritocco una piazza è perché ne miglioro l’uso. Ecco, appunto, l’uso. Si ha la sensazione, per ora non suffragata, che questa erogazione comporti successivi accordi d’uso, in arte convenzioni, in cambio di ore e o materiale. Io ti rifaccio il Montagna, tu poi rimedi dandomi ore a disposizione per Comune, Provincia e Coni. Tutto sarebbe magnifico se ripetute convenzioni, appunto, a volte anche scadute e non rinnovate, fatte ammuffire perfino, non dimostrassero che la regola non regge e che poi alla fine, come avvenne all’atto di costruzione del Montagna (il day d’origine, costruito con una forte erogazione del Coni) si spendano soldi poi difficilmente sfruttabili.
Oggi come allora è meglio considerare il piano B, quello cioè di una nuova struttura di una nuova area; la spesa di quegli 800 mila euro, che con una piccola aggiunta, magari accessibile dal credito sportivo, possono garantire un piccolo nuovo impianto, autonomo, a sei corsie, cittadino o limitrofo. Non si era parlato per esempio tempo fa della possibilità di sfruttare l’area del Falconara a Lerici? Ed almeno due zone in città non potrebbero interessare? Quello che si chiede oggi all’Amministrazione è un atto di riflessione? Perché, dopo l’esperienza vecchia, non pensare nuovo, ad altro, oltre che al Montagna? In questi giorni qualcosa si sta ancora muovendo. Di certo c’è che su queste pagine la materia è stata trattata e verrà ancora trattata. Finchè l’atletica leggera non avrà una casa. Magari sua, non in affitto o in locazione. Saltuaria.
Sabato 23 luglio 2011 alle 15:01:52
ARMANDO NAPOLETANO
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