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Da tre anni nel cuore del gioco, Ricci: "Sceglierei lo Spezia altre cento volte"

Da Marino a Italiano, c'è sempre la classe del romano a ritmare la manovra. "Fa effetto sentire i complimenti di Costacurta e Sacchi per la squadra. Ci manca tanto il Picco, il sogno sarebbe festeggiare la salvezza con lo stadio pieno".

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Da tre anni nel cuore del gioco, Ricci: "Sceglierei lo Spezia altre cento volte"

La Spezia - Difficile trattarla come una variabile tra le altre. Da Marino a Italiano, questo Spezia che crea calcio e che fa divertire si poggia sui piedi e sugli emisferi cerebrali di Matteo Ricci. A 26 anni è arrivato in serie A, con una discreta gavetta alle spalle, mettendo un assist ed un gol in fila in poco più di 90 minuti. Pazienza che poi il VAR abbia riportato la seconda casella a zero, il ghiaccio era rotto.
E quel pallone è tornato presto a sventolare da destra a sinistra come vuole Italiano, sempre tra i piedi dei bianchi. Sempre tra i suoi. Alla fine della stagione potrebbe toccare le cento presenze con la maglia bianca. Uno di quelli che è già diventato bandiera senza gesti eclatanti, quasi per precoce usucapione. La maglia numero 8 si vende bene allo Spezia Store.

Sembra molto a suo agio in serie A. Un po' come se questo passo se lo fosse già vissuto nella testa tante volte prima di compierlo veramente
“Ci ho sempre creduto, anche quando ero in serie C. E adesso che ci sono, cerco di godermela e di giocare senza paura. Poi ho il vantaggio, come i miei compagni, di sapere cosa devo fare in campo. Può cambiare la categoria e aumentare la difficoltà, ma non cambiano i miei compiti”.

Beh, certo che con un allenatore che ha fatto il suo stesso ruolo a buoni livelli per vent'anni, non le mancheranno i suggerimenti
“Con mister Italiano c'è un bellissimo rapporto. Credo che a volte riveda sé stesso quando giocava in serie A dopo aver fatto anche lui la gavetta. Per me è uno stimolo continuo dimostrare a lui e a tutti che anche io posso giocare nel massimo campionato”.

E' stato il primo calciatore dello Spezia a vedersi un gol annullato dal VAR, l'ipotetico 0-1 contro l'Udinese. Immagino si fosse preparato mentalmente, ma come l'ha presa sul momento ad esultanza già avviata? Oltretutto un gol per niente facile
“L'ho vissuta male, devo ammetterlo. Niente da eccepire sulla decisione, ma ci ripenso anche oggi. Mi ero sbloccato in serie A: era la nostra seconda partita e dopo 3 minuti trovare quel gol sembrava prefigurare la giornata perfetta. Ho esultato insieme ai compagni, ho visto il gesto dell'arbitro. Dal campo mi sembrava regolarissimo. Poi ho visto che i tempi di allungavano, l'arbitro ascoltava la comunicazione con il VAR. Ho incrociato le dita. Vicino avevo che Okaka che mi diceva che c'era qualcosa che non andava. La tecnologia funziona, in serie B di un episodio del genere non si sarebbe accorto nessuno”.

Non vi siete scoraggiati neanche di fronte alle sconfitte più ampie subite con le grandi come Sassuolo, Juventus e anche Milan. Non vi è mai venuto il desiderio di dire: ”Forse è meglio adesso limitarci piuttosto che rischiare sempre”
“Mai. Noi siamo una squadra che non è proprio portata per quel tipo di gioco. Se ci difendessimo tutti dietro, per le nostre caratteristiche, alla fine il gol lo prenderemmo. Ci sta con le grandi di andare in difficoltà, ma noi giochiamo così contro chiunque. L'abbiamo visto anche con il Parma, gli ultimi minuti ci siamo abbassati e abbiamo sofferto. Se c'è una via per la salvezza, è questa. Cambiassimo, secondo me faremmo molta più fatica”.

Siete passati da essere la vittima predestinata di questo campionato ad attirare i complimenti di tanti commentatori che vi vedono giocare per la prima volta
“Fa effetto sentire i commenti di campioni come Adani, Costacurta e Sacchi solo per citarne alcuni. Fa molto piacere sapere che stai lavorando bene e che si vede. Leggevamo anche i commenti di inizio stagione, non lo nego, quando tutti ci davano come prima retrocessa”.

Pensa che qualche avversario vi abbia preso un po' troppo sottogamba e che questo vi abbia favorito fino ad oggi?
“No, non lo credo. Alla fine un calciatore di serie A non si può permettere di sottovalutare nessun avversario. Noi in serie B, pur viaggiando in alto in classifica, non ce lo siamo mai concessi. Anzi, secondo me contro lo Spezia un attaccante di categoria al massimo pensa solo a fare più gol possibili”.

Immaginiamo non se ne sia pentito in ogni caso. Ma oggi si ricorda perché tre anni fa scelse lo Spezia per tagliare il cordone ombelicale con la Roma?
“Quando sono andato via dalla Roma avevo tante richieste. Ma mi ricordo Angelozzi che mi ha fatto un grande pressing personale. Mi aveva convinto parlandomi della filosofia del club, sapevo che stava progettando una squadra per vincere il campionato. Mi aveva spiegato le sue idee, mi ha descritto un club che puntava a salire. Poi conoscevo la tifoseria, che da avversario avevo visto bella carica. Ho accettato piuttosto presto. Con il senno di poi lo rifarei altre cento volte!”.

Estevez e Leo Sena sono i calciatori che arrivano da più lontano in una rosa con più stranieri rispetto all'anno scorso. Come si sono integrati nel gruppo?
“Sono due ragazzi straordinari. Normale che non capiscano ancora tutto delle conversazioni italiano, ma si applicano. Quest'anno c'è uno spogliatoio multilingue. Si parla più inglese e spagnolo tra i noi. Zoet si è messo subito a studiare l'italiano, ma parla un ottimo inglese. Io? Un po' di inglese, ma in mezzo ci butto anche qualche parola in italiano! Sono tutti bravi ragazzi, piano pian ci consoceremo sempre di più ma c'è già un bello spirito”.

Quanto vi manca il Picco, anche se lo ritroverete senza tifosi?
“Quando mi dicono che il nostro ruolino di marcia è migliore in trasferta, rispondo che noi siamo sempre in trasferta. Il Picco ci manca tanto. A Cesena il campo è proprio diverso. E' più mollo, non a caso contro la Fiorentina siamo usciti in due o tre con i campi. E' differente anche per dimensioni e anche questo si nota. Aspettiamo solo di poter tornare a casa”.

La serie A era un sogno, ora invece qual è il pensiero che coltiva quando vaga con la fantasia?
“Beh, intanto non siamo riusciti a festeggiare la promozione con i tifosi dentro lo stadio a causa della pandemia. Ora il momento è di nuovo difficile. Però mi vedo magari in primavera a gioire per la salvezza con lo stadio pieno. Sarebbe fantastico. Un modo per recuperare anche i festeggiamenti saltati in agosto. Ce la possiamo fare”.

Si è già fatto il suo nome in ottica di una chiamata azzurra. Anche questo è un obiettivo?
“Se me lo avessero chiesto un anno fa, avrei risposto: 'Ma siete matti?'- Ora però sono in serie A con lo Spezia e una delle mie forze è che non mi accontento mai. So che posso fare ancora meglio, sono una persona abbastanza ambiziosa... sarebbe un sogno. Se continuiamo ad esprimerci così, penso che possa essere un'annata che può riservarci ancora tanto”.

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