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Ultimo aggiornamento: Venerdì 19 Ottobre - ore 23.48

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DUE SBAFFI SULLA TELA DI UNO SPEZIA ALL'ALTEZZA

Dopo Venezia e Cremona, lo Spezia esce sconfitto anche da Verona: in esterna la voglia non basta. Il vantaggio di Bidaoui è durato troppo poco e i gol arrivano da due errori difensivi. Marino ha bisogno di Galabinov, i suoi gol sono necessari.

TERZO KO IN ESTERNA
DUE SBAFFI SULLA TELA DI UNO SPEZIA ALL'ALTEZZA

La Spezia - VERONA-SPEZIA 2-1
Marcatori: 39'pt Bidaoui, 41'pt Matos, 33'st Zaccagni

H. VERONA (4-3-3)
Silvestri; Crescenzi, Caracciolo, Marrone, Balkovec; Gustafson (14'st Zaccagni), Colombatto, Henderson (38'st Calvano); Matos, Pazzini (20'st Tupta), Laribi. A disp. Ferrari, Tozzo, Chiesa, Eguelfi, Lee, Cissè, Kumbulla, Danzi, Dawidowicz. All. Fabio Grosso

SPEZIA (4-3-3)
Manfredini; De Col, Terzi, Giani, Crivello; Crimi, Maggiore (31'st Ricci), Mora; Gyasi (35'st Galabinov), Okereke, Pierini. A disp. Desjardins, Barone, Augello, Bartolomei, Gudjohnsen, Bastoni, Vignali, Bidaoui, Acampora, Bachini. All. Pasquale Marino.

Arbitro: Valerio Marini
Asssitenti: Bresmes e Cipressa
Quarto ufficiale: Moriconi
Ammoniti: Terzi, Crivello, Colombatto, Crimi
Recupero: 1'(pt), 4'(st)
Spettatori: 10mila circa

PRIMO TEMPO.
20.50 - Bello, fortunato e vincente fra le mura amiche, altalenante, sfigato e perdente lontano da casa. E' la fotografia del primo mese di campionato dello Spezia, raccontato più dai numeri che dai discorsi. Chiaro che per le Aquile di Pasquale Marino, indipendentemente dal risultato finale, la gara di Verona è un test sulla caratura e sulla capacità di sapersi rapportare con una delle più forti della cadetteria. Non a caso l'Hellas, che ha vinto con merito a Crotone, è la capolista. Un centinaio dal golfo nella tana del "Bentegodi".

PRIMO TEMPO.
Nell'impianto più prestigioso di tutta quanta la categoria dove si è pianto di gioia per un pareggio che valeva una salvezza ma si è anche tornati a casa con sonore sconfitte. Pensando all'ultimo precedente vittorioso due stagioni fa, per i mariniani è una piccola grande prova del nove: per vedere di che pasta si è fatti contro un avversario che probabilmente non faticherà a mantenere le posizioni di testa sino alla fine. In casa dell'Hellas guai a scendere in campo "molli": si rischiano goleade con quel potenziale offensivo, Pazzini naturalmente compreso. Grinta e pressing come necessarie scritture del copione scritto dal tecnico di Marsale, se vuoi reggere botta e fare la tua partita, a testa alta: abilità che producono il primo immediato break Spezia che sfrutta la velocità dei suoi attaccanti e manda Okereke al tiro: dopo 2' il suo sinistro è preda di Silvestri. Per contrastare Gustafson e compagni, Marino ha progettato un undici che cercherà le linee verticali magari sfruttando qualche spazio lasciato dai padroni di casa. Un inizio insomma in cui Colombatto cerca di dare ai suoi ordine e giropalla perché al di là delle tre punte le consegne difensive riguardano tutti i giocatori in maglia bianca, a partire dall'altrui trequarti. Aggressività sulle seconde palle, attenzione collettiva, costringono gli scaligeri ad un gioco meno facile e in mediana gli interpreti scelti non si fanno pregare: scambi, sovrapposizioni, recuperi, ripartenze. E' lo Spezia che ci vuole, nella speranza che a questi ritmi la squadra tenga botta.

L'Hellas va a folate, lo Spezia si organizza. Ma Pierini è già out.
Si sente la fisicità di Mora, primo su tutti i palloni vaganti che gli capitano a duello con Gustafson, si sente la personalità di Manfredini, bravo ad uscire ed anticipare tutti su una sfera malandrina, efficace su una respinta coi pugni su un tiro-cross di Colombatto di quelli di cui non fidarsi troppo. Passato il primo quarto d'ora, il Verona sembra aver oliato i meccanismi e, seppur a folate, esalta il suo pubblico costringendo lo Spezia ad una difesa di posizione. Forzato il cambio che gli ospiti devono imporsi al 23': esce Pierini, che si toccava insistentemente il flessore da qualche tempo, dentro, a freddo, il belga Bidaoui. Crivello suda le proverbiali sette camicie per stare dietro ai balletti di Matos ma in un modo o nell'altro se la cava, Maggiore si butta nella mischia senza paura, a menare e prenderle, anche rischiando qualcosa. Applausi sonanti per l'immensità di Crimi che insegue l'avversario e gli arpiona una palla dai piedi, suggellando con un'uscita palla al piede e tunnel al malcapitato di turno: si avverte che potenzialmente è un momento buono per bruciare ogni equilibrio. Crescenzi sale in cattedra, sulla destra si guerreggia sempre ma l'arbitro Marini si fa rispettare da tutti, fischiando tanto e sbagliando poco. Lo Spezia in attacco è roba d'un lampo quando corre il 35' e Okereke chiede il triangolo a Gyasi che gli restituisce la palla invitandolo ad un destro sul primo palo che non chiude abbastanza.

Tutto in due minuti: apre Bidaoui, rimedia Matos.
Sembra un soffio di vento e invece è il preludio al vantaggio dei bianchi: a spezzare il forcing del Verona un contropiede quasi cestistico, di certo letale con il cross basso di Okereke su cui Gyasi non arriva per un soffio ma Bidaoui arriva come un treno dalle retrovia e riesce ad insaccare. Primo sigillo in maglia bianca per il belga, entrato senza praticamente riscaldamento ma subito decisivo. Un vantaggio anche inaspettato e forse è proprio questo che toglie un po' di tensione agli aquilotti, fin dal ritorno a centrocampo: il primo campanello d'allarme arriva col cartellino giallo a Crivello che tocca duro un avversario in una posizione in cui non serve quella aggressività: considerando oltretutto che anche Terzi aveva speso un cartellino dopo pochi minuti. Il pari del Verona arriverà in realtà appena 120'' dopo l'1-0 porta la firma del brasiliano Matos: è lui a trovarsi nella posizione ideale per ribadire in rete una corta respinta di Manfredini, non certo impeccabile nella deviazione, sulla girata di Pazzini. Spiccioli di calcio poi la pausa.

SECONDO TEMPO
Il gioco si farà duro, lo Spezia dovrà dimostrare di essere all'altezza anche di una tensione nervosa crescente e dell'atmosfera del "Bentegodi" che sa trasformare i gialloblu in poche falcate. Ecco perché è importante, mentalmente, spezzettare le velleità dei portatori di palla, sfruttando i tanti guastatori che Marino ha scelto: effettivamente Mora, Crimi e Maggiore interpretano quel gioco con sagacia ma è anche vero che viene a mancare un tipo di gioco impostato che potresti tentare con in campo un regista puro, vedi De Francesco e lo stesso Ricci. Ma è chiaro che l'impostazione del mister di Marsala sarà questa sino a che il punteggio non cambierà: fondamentale è la freschezza nel leggere le situazioni prima che l'Hellas prenda il sopravvento. E così dopo 5' di giropalla subito, lo Spezia esce dal guscio e trova dai suoi mediani gli inserimenti che allentano la pressione: il Verona da un po' di tempo si limita a traversoni diretti a Pazzini, surclassato sempre da quei graniti di Giani e Terzi. C'è bisogno di più autorevolezza nella gestione dei possessi, sennò è dura resistere ad eventuali nuove scorribande.

Il pressing dello Spezia irretisce l'Hellas.
Dopo 60' senza sosta Gyasi sembra aver finito la benzina anche se l'italo-ghanese trova lo spunto per prendersi una posizione interessante piazzata da Crimi sul secondo palo per la staccata di capitan Terzi che salta sopra la schiena di Henderson ma non dà abbastanza angolo alla traiettoria. C'è vitalità nel pressing, ma giocoforza subentra il fattore stanchezza e a farne le spese per primo è proprio Giampaolo Pazzini, in forte dubbio alla vigilia: Grosso dà un'altra chance al promettente Tupta. Qualche intervento poco ortodosso figlio proprio degli occhi asciutti e un momento della gara caotico, sconclusionato e, come poi succede, pericoloso. Occhio proprio al nuovo entrato, capace di inserimenti improvvisi e profondi che Giani e Terzi devono riuscire ad anticipare, a tutti i costi. E' uno Spezia che non riesce più nemmeno ad avvicinarla l'area e se il patimento è relativo si deve ringraziare anche i piccoletti Okereke e Gyasi, inesauribili runner su ogni pallone loro e degli altri. Sono loro il primo vero muretto. C'è un Crimi inespugnabile, le prende tutte lui e cerca di far partire il contropiede anche se là davanti il cinismo non è di casa. Ricci per Maggiore è il cambio dell'ultimo momentno di Marino che aveva già fatto a lungo scaldare Vignali.

Guizzo di Zaccagni, Hellas spietato. E' il 2-1 che non ti aspetti.
Tutto questo è successo a 13' dalla fine, poco prima del gol di Zaccagni che riporta avanti i suoi insaccando facile sull'assist di Matos. Crivello non l'ha letta bene e il 2-1 è realtà proprio nel momento meno propizio. Veloce, letale, Hellas. A Galabinov l'ultimo scorcio nella speranza di un cross ben calibrato in una gara dove lo Spezia è mancato soprattutto nella qualità, oltrechè nella continuità, similmente a quanto successo sia a Venezia che a Cremona. Da Silvestri a Tupta, una volta trovato il vantaggio, è un Verona speculativo che addormenta il gioco e fa passare il tempo. Qualche timido guizzo ma i reparti rimangono lunghi e ci vorrebbe la giocata che non c'è. Il 3-1 potrebbe firmarlo Tupta nel primo minuto di recupero ma Manfredini legge bene la sua intenzione e si tuffa sulla destra, proprio dove lo slovacco aveva piazzato il suo diagonale, in classica azione di contropiede. Sugli stinchi di Caracciolo la girata di Galabinov che poi si perde un palla in area piccola, stroncando l'ultima vera azione spezzina.

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