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Con gli occhi al cielo per ricordare chi non c'è più

Nella notte della Seria A ognuno ha riservato un pensiero ai tanti tifosi mancati prima di vedere lo Spezia nella massima serie.

dediche e lacrime
Con gli occhi al cielo per ricordare chi non c'è più

La Spezia - In molti ieri sera al fischio finale di Spezia-Frosinone hanno alzato gli occhi al cielo per dedicare il primo pensiero della Serie A a chi questo traguardo l'ha inseguito per anni senza aver avuto il tempo di raggiungerlo. In quello che è forse l'evento più importante della città dal Dopoguerra ad oggi, si inseriscono infatti anche le vicende di generazioni di spezzini per le quali la maglia bianca ha rappresentato – e rappresenta tutt'oggi – qualcosa di più di un innamoramento calcistico, così come il Picco è stato per molti palestra di vita e luogo di amicizie fortificate dal tempo e dalla passione. Anche nel dolore, perché partite e stagioni si sono susseguite di pari passo con gli anni e le inevitabili perdite premature.

Nomi - e spesso soprannomi - entrati nella memoria collettiva di una città o di una curva, come i tanti scritti in un muro all'ingresso della Ferrovia dove ogni tanto qualcuno, in silenzio e con gli occhi lucidi, aggiunge quello di un amico, un parente oppure il vicino di posto col quale ha condiviso delusioni ed esultanze. Ciascuno con la sua storia, il suo modo diverso di vivere l'amore per gli aquilotti. Mattia Sorrentino ad esempio ha lasciato la balaustra a fine anni Novanta, con lo Spezia a languire in serie C2, e da allora ha girato ogni stadio d'Italia attraverso gli occhi di mamma Liviana e con lo striscione a lui dedicato. Qualche anno più tardi, dopo la tanto attesa promozione in B, al suo si sono aggiunti quelli delle Curve Pericolose intitolato a Ilaria Franchetti così come quello con chiave inglese degli Irriducibili e il nome di “Cali”, storica figura del Favaro.
Indelebile è anche il ricordo di chi degli Ultras Spezia ha contribuito a scriverne il nome, come Giovanni Zanzucchi al quale gli amici hanno intitolato il Gruppo Storico oppure Ramon, che fino all'ultimo istante grazie alla moglie Teresa è stato al fianco della squadra di cui aveva difeso i colori in anni difficili. Come Roger che dalla sua Aulla ha continuato a raggiungere viale Fieschi fino a che gli è stato possibile, oppure come Iacopo Maineri, andatosene rientrando a casa dal Picco dopo una partita col suo bandierone ripiegato nello zaino. Persone per le quali si è mobilitata un'intera tifoseria, come nel caso di Fabienne o Rita, oppure nel cui ricordo si fa beneficenza come per “Tive”. Tifosi che lo Spezia lo hanno visto in ogni condizione o categoria, come Cavatorti, “Mose”, Nino o Jacopo Bertagna e per i quali una vittoria è stato l'ultima momento di gioia prima di andare come nel caso di Carlo Sturlese.
Ciascuno di loro e di chi è mancato prima di vedere lo Spezia in Serie A, è stato parte integrante di una storia cittadina prima che sportiva, e di una lunga notte di lacrime e ricordi. Di campi sperduti, gol mancati e sogni infranti fino a ieri.

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