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Ultimo aggiornamento: Lunedì 26 Ottobre - ore 13.29

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Chisoli: "Ad oggi c'è ancora margine per ripartire"

Da Bologna, il numero uno di Casa Spezia fa il punto dell'attesa. "Se si riprende, contraccolpo limitato sui club. La squadra ha risposto con grande professionismo. Modello Juve per il taglio degli ingaggi? Difficile replicarlo in serie B".

parla il presidente
Chisoli: "Ad oggi c'è ancora margine per ripartire"

La Spezia - Il campionato di serie B è appeso ad un filo, ma la speranza di poter portare a termine la stagione non è ancora tramontata. Certo per adesso l'incertezza è massima. Si attendono le decisioni del governo e in seconda battuta che la serie A decida cosa fare di sé stessa, magari trovando il modo di parlare ad una voce. La cadetteria sta alla finestra, per adesso compatta e prudente. E' da una parte l'unica Lega che non ha ancora conosciuto da vicino il contagio, dall'altra un sistema che ha tante partite da giocare e nessun verdetto scritto. Il Benevento ha mezzo piede in serie A e il Livorno mezzo in serie C (ma mezzo non è tutto), per il resto c'è ancora la storia da scrivere.
Lo Spezia ha chiuso le porte del club da tre settimane. Guido Angelozzi, lo staff tecnico e i giocatori in città in rigoroso confino, tra una cyclette e un'incursione sui social per mantenere alto lo spirito. Il presidente Stefano Chisoli a Bologna, impegnato ogni mattina nel tragitto di poche centinaia di metri da casa all'ufficio. Ha preso l'ultima onda di rimpatrio dalla Svizzera prima che fosse dichiarata la pandemia e al confine le code autostradali diventassero a due cifre. Ora si tiene in contatto con i suoi colleghi presidenti e come tutti aspettare e spera.

Presidente, le parole del ministro Spadafora chiudono qui i campionati secondo lei o c'è ancora margine?
“Io credo ci sia ancora margine. Ovviamente in questo momento non può che esserci la salvaguardia della salute al primo posto, sia quella dei tifosi che degli atleti e di tutti gli addetti ai lavori. Però come succede sempre, anche gli aspetti economici andranno considerati. Riprendere a giocare, anche a porte chiuse, rimane l'ipotesi da ricercare fino all'ultimo".

La scadenza del 9 maggio, oltre la quale non ci sarebbero i tempi per disputare tutte le partite, è ancora valida alle luce degli ultimi sviluppi?
"All'epoca questa indicazione era stata valutata durante un'assemblea tra noi presidenti dei club di serie B. Però non c'era ancora stato il rinvio degli Europei di calcio e soprattutto delle Olimpiadi. Credo che oggi si possa pensare di ripartire anche in una data più avanzata. Non penso sia impossibile trovare una soluzione al prolungamento dei contratti".

La formula trovata dalla Juventus – rinuncia a quattro mesi di stipendio da parte dei giocatori e nuovo accordo in caso si ricominci – è replicabile secondo lei?
“La Juventus ha tantissimi giocatori con contratti pluriennali, quindi hanno trovato un accordo interno. In serie B però tutto ciò molto è meno adattabile. Qui tipicamente ci sono un certo numero di contratti in scadenza e molti prestiti con termine al 30 giugno. Ovviamente bisognerà lavorare nel caso anche su questi, non è pensabile che le squadre perdano elementi a metà degli eventuali play-off o play-out per fine contratto".

Avete un'idea di quale ammanco potrebbe verificarsi in bilancio in questa stagione in caso di annullamento del campionato?
“Sono cifre difficili da quantificare ad oggi. Come gli altri club cadetti, abbiamo già preparato dei prospetti con una stima dei danni che si patirebbero in caso di ripartenza tardiva. Danni che sarebbero comunque limitati, almeno per noi. Se invece non si giocasse più, il contraccolpo sarebbe grosso. Penso al discorso relativo ai diritti televisivi non goduti, ai contratti di sponsorizzazione che in molti casi sono rateali e vengono corrisposti in corso di stagione in base alle partite giocate".

La Social Sport interverrà con un'iniezione di liquidità se ci dovesse essere bisogno?
“Direi che il fatto che abbiamo già pagato gli stipendi di febbraio, con ritenute e contributi, sia un segnale. All'epoca non c'erano ancora i provvedimenti per temporeggiare. Per i prossimi mesi vedremo come evolverà la situazione".

Come sta reagendo la squadra a questo fermo obbligato?
"Da professionisti che si rendono conto della situazione del Paese. Faccio un esempio: a fine marzo solitamente vengono depositati in Lega gli accordi per i premi collettivi di promozione. Chiaramente anche questa scadenza in questo momento passa in secondo piano. Nessuno dei ragazzi ha fatto anche solo una richieste o sollecitato in merito".

Nel caso si tornasse a giocare, più delicato l'aspetto psicologico o quello fisico? “Io credo che dal punto di vista psicologico saremmo preparati. L'incognita più grande è lo stato di forma fisico e la preparazione che andrebbe affrontata dopo questa sosta così lunga. Non solo per lo Spezia, ma per tutte le squadre. Non credo che chi andava forte al momento dello stop possa automaticamente riprendere con lo stesso ritmo. I valori sarebbero tutti da riscrivere".

Uno studio del CIES Football Observatory valuta fino al 28% la svalutazione delle rose delle squadre dei primi cinque campionati continentali se il calcio si fermasse qui. Un aspetto che vi preoccupa in sede di bilancio?
"Per lo Spezia non ci sono problemi perché abbiamo tutti i nostri giocatori iscritti a bilancio a prezzo d'acquisto. Non dobbiamo fare svalutazioni. Per le altre squadre potrebbe essere un problema invece. Servirà una verifica tra il valore di mercato e quello di iscrizione a bilancio. Abbiamo tanti contratti pluriennali e calciatori giovani di proprietà, siamo nelle condizioni di poter incassare meglio questo calo".

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