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Buoni presupposti, ma lo Spezia è un’incognita

Angelozzi subisce la corte del Frosinone: "Autonomia? Devo fare qualcosa di più. Chi mi segue bene, sennò i rami si tagliano". Presto Chisoli e Micheli potrebbero essere reintegrati se verrà ridiscussa l'inibizione.

tocca alla proprietà
Buoni presupposti, ma lo Spezia è un’incognita

La Spezia - Non sono di circostanza le parole di Guido Angelozzi in conferenza stampa. Sono quelle di un dirigente venuto per vincere, che poteva scegliere e ha scelto il progetto che poteva dargli più soddisfazione, umana e professionale. Ma in casa Spezia non mancano i nodi da sciogliere nei prossimi tempi e vengono prima anche del tentativo di trattenere Pasquale Marino in panchina. Il direttore generale annuncia di voler rimanere e lancia un segnale che sicuramente farà piacere alla piazza, ma la sensazione che questa sia una partita ancora da chiudere permane. Aperta anche a soluzioni clamorose, soprattutto contando che sull'uomo mercato ci sarebbe alla finestra nuovamente il Frosinone di Maurizio Stirpe, che ha già tentato di averlo con sé più di una volta. E che può offrire il tesoretto del paracadute da spendere, uno stadio di serie A, una maggiore vicinanza a casa e la certezza di lavorare sulla promozione già dal prossimo anno. Non può offrire però forse le mani libere sul mercato, perché il patron dei ciociari ha messo in chiaro come "chi mette la firma sono io" in una conferenza stampa di un annetto fa, che ha fatto storia a Frosinone, quando parlò del dualismo Capozucca-Giannitti: "A volte boccio le loro idee perché non mi piace la faccia del procuratore...".

Il tema dell'autonomia è centrale per ogni direttore sportivo. "Se ne vorrei di più? Quest’anno ne ho avuta un po’. Ma devo essere sincero, devo fare qualcosa in più. Se vogliamo migliorare, la struttura va affinata. Tanta gente si è sforzata di venire dietro al mio modo di ragionare e agire", ha detto oggi Angelozzi oggi sollecitato sul tema. Poi uno spaccato sull'interno: "Ho avuto qualche scontro, ma molti mi hanno assecondato e li ringrazio. Capisco che non è facile, che ci vuole tempo. Ma ci devo riuscire". Infine un passaggio duro nel contesto di un dialogo tendenzialmente disteso. "Chi mi segue, sta con me. Se c'è qualcuno che non mi segue, si possono anche tagliare dei rami. Io sono così: vado avanti per la mia strada. Visto che ho carta bianca dalla società devo fare così. Ho già cambiato tante cose e sono orgoglioso di quanto fatto".
Angelozzi ha nominato il settore tecnico in piena libertà (a parte la bocciatura di un Fusco bis), trovando quello amministrativo già collaudato. Di fatto con la configurazione di base che ne aveva dato Umberto Marino qualche anno fa, poi cresciuta nelle stagioni successive in competenza e autorevolezza anche agli occhi dei colleghi del resto del campionato, della Lega e della Figc quando c'è stato da ospitare le Nazionali. Un motore per lo più invisibile ma fondamentale. Fatto di professionisti giovani, legati al club, legati alla maglia e legati pure a questa terra perché in gran parte spezzini. E chi non lo è lo diventa di adozione. Una base da cui ripartire non meno importante di quella costruita tra i giocatori. Anzi, per molti versi ancora più difficile da comporre.

Su tutto questo si accende la spia di un desiderio di rivedere compiti e prerogative, un confronto che forse non è ancora uno scontro. Di certo questo è un punto che spetta solo alla proprietà dirimere, magari in tempi brevi. La richiesta arriva quando alle viste c'è la concreta possibilità che venga ridiscussa l'inibizione che ha colpito il presidente Stefano Chisoli e l'amministratore delegato Luigi Micheli. Non è certo se il primo verrà reintegrato in organigramma con lo stesso ruolo, ma potrebbe in ogni caso tornare a far parte del consiglio di amministrazione. Il secondo è dirigente a sua volta cercato da altri club in tempi non troppo lontani, club che oggi sono sulla bocca di tutti e che hanno lunghe file ai propri casting. Un punto fermo per la proprietà da tanti anni. E poi c'è il vicepresidente Andrea Corradino, figura di garanzia per la città e per tutti i dipendenti all'interno del club.
Troppi? Non si direbbe guardando alle concorrenti, ma qui il patron non è presente fisicamente e nomina chi ne fa le veci. E questo lascia spiragli alle correnti. "Io non ho mai sentito la lontananza della proprietà - ha ammesso Angelozzi - Poi ci sono state questioni che hanno riguardato il presidente e altri, ma qui non c’è mai stato un minimo di scricchiolio. Se chiedete ai giocatori se hanno ricevuto assistenza durante l’anno, troverete una sola risposta. Noi paghiamo gli stipendi mensilmente, gli altri ogni due mesi dopo 45 giorni. Poi abbiamo due campi di calcio in erba, un centro sportivo, una palestra... non manca niente". Questo è ciò che ripetono tutti: lavorare allo Spezia è un privilegio. E non è poco come punto comune.

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