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Bruno Visintin, classe e potenza

di Valerio P. Cremolini

Bruno Visintin, classe e potenza

La Spezia - Fin da ragazzo mi faceva piacere vedere accostato il nome della Spezia a quello di concittadini che si mettevano in evidenza nei vari settori, compreso lo sport, che ho sempre seguito con crescente passione. Pur non avendo una preferenza per la boxe mi sentivo attratto dalle imprese del pugile Bruno Visintin (1932-2015), il più grande pugile spezzino di sempre, che in seguito ho conosciuto molto bene. Nato alla Spezia il 23 novembre 1932 è mancato nella sua città l’11 gennaio 2015. Al suo ricordo associo quello della storica palestra della Virtus di via XX Settembre, frequentata dall’ottimo pugile sin dai suoi primi passi nella noble art sotto la guida di Giuliano Secchi. Sulla storia della boxe transitata dallo Sport Club Virtus 1913 ha scritto pagine fondamentali il giornalista-scrittore Fulvio Andreoni, scomparso pochi giorni dopo l’amico Bruno. Le sue documentatissime pagine sulla boxe spezzina sono zeppe di nomi e di avvenimenti. Nel maggio del 2015, il Centro “S. Allende” ha ospitato una mostra di manifesti che promuovevano eventi di pugilato provinciali, nazionali e mondiali, attingendo alla ricca collezione di Andreoni. L’ho visitata con tanta curiosità, incontrando non pochi nomi di pugili che, in qualche modo, mi erano familiari. Tra questi, quello dell’indimenticabile e amatissimo dottor Ottavio Giacchè, in gioventù promettente boxeur.
La biografia di Visintin segnala tra i suoi successi la conquista da dilettante nel 1951 del Campionato Italiano dei pesi piuma e la vittoria nello stesso anno sia del titolo ai Campionati Europei Dilettanti, svoltisi a Milano che della medaglia d’oro ai Giochi del Mediterraneo di Alessandria d’Egitto.
Del tutto lusinghiera la sua prestazione alle Olimpiadi di Helsinki del 1952 che gli gioverà la medaglia di bronzo. Dopo tale partecipazione avverrà il passaggio al professionismo che si concluderà il 1gennaio 1966, sconfitto a Copenaghen, dopo sei anni di imbattibilità, dal danese Bo Hogberg, per le conseguenze di un serio infortunio alla mano destra che non gli impedì di proseguire il match. Il pugile ha disputato 90 incontri (78 vinti, 9 persi, 2 pareggiati, 1 no contest). Da dilettante ha onorato per ventun volte la maglia azzurra.
Fisico invidiabile, eleganza, tecnica, stile eccelso non hanno mai avuto momenti di declino nel lungo itinerario agonistico di Visintin, che ammaliava gli appassionati per i colpi di classe che mostrava indifferentemente nelle fasi di attacco o di difesa.
Non avevo ancora dieci anni quando il 13 maggio 1954 nel gremitissimo Palazzo dello Sport di Milano il clou della serata propone l’incontro per il titolo italiano ed europeo dei pesi leggeri. Si sfidano il triestino Duilio Loi e Bruno Visintin. Nel popolare quartiere dove abitavo i più grandi erano coinvolti nel seguire, pieni di speranza, il non facile compito del concittadino. Poi, delusi per la sua sconfitta, ritenuta ingiustificata, infilavano commenti che coincidevano in gran parte con gli articoli dei quotidiani dedicati all’avvincente match nel quale Visintin, imbattuto sino ad allora, aveva ben figurato. Il verdetto fu, infatti, contrastato. Per molti aveva prevalso Visintin, degno avversario di Loi, che il 1settembre 1960, sconfiggendo il portoricano Carlos Ortiz, conquisterà la corona mondiale dei pesi welter pesanti.
Negli annali della boxe, analogamente all’incontro del 1954, è ben ricordata la rivincita fra i due pugili disputata sei anni dopo, il 13 febbraio 1960, al Velodromo Vigorelli affollato di oltre diecimila spettatori. In palio, la corona europea dei pesi welters ed ancora una volta, dopo quindici durissime riprese la vittoria andò a Loi. Anche in questa occasione il verdetto fu tutt’altro che accolto unanimemente.
La notorietà di Visintin cresce e la sua città lo sostiene negli eventi pugilistici organizzati localmente. Già il 29 dicembre 1955 al Teatro Monteverdi, dove aveva esordito da professionista il 24 settembre 1952, erano accorsi cinquemila spettatori ad applaudire il suo successo su Franco Antonini e la conquista del suo primo titolo italiano. Il pugile spezzino era di ritorno da un proficuo soggiorno in Australia, approdo per non pochi italiani in cerca di lavoro, dove più volte salì sul ring mettendo in evidenza il suo talento. In tre occasioni, la prima a Melbourne, il 27 agosto 1954, si confrontò con il temibile spagnolo Augustin Argote, aggiudicandosi due incontri su tre. La vittoria per K.O. del 26 gennaio 1957, sempre nella città australiana, mise fine alla carriera dell’ostico Argote. L’eco di quei successi rimbalzò alla Spezia, alimentando sempre più passione per la boxe, che alle Olimpiadi di Roma del 1960 raccolse una vera e propria messe di allori con tre ori (Francesco Musso, Nino Benvenuti, Franco De Piccoli), tre argenti (Sandro Lopopolo, Carmelo Bossi. Primo Zamparini) e un bronzo (Giulio Saraudi). Sono anni nei quali la disciplina ha in Italia un grande appeal, grazie ai successi di ottimi pugili.
La memoria mi richiama un’altra pagina di grande boxe che il 30 aprile 1958, a Roma, ha visto Visintin soccombere, dopo dieci durissime riprese, al fortissimo americano Teddy Wright, la cui boxe emulava quella del mitico Ray Sugar Robinson. La sconfitta non destò alcuna caduta di considerazione su Visintin, che due mesi dopo sconfisse a Genova Giancarlo Garbelli per il titolo italiano dei welter. Pugile di valore, Garbelli, sorprese gli appassionati sconfiggendo pochi mesi dopo al Palasport di Milano, primo in Europa, il temibile Wright.
L’anno successivo, il 21 novembre 1959, allo stadio “Alberto Picco” affluirono 9mila spettatori per assaporare il successo di Visintin su Mario Vecchiato, pugile friulano di buone qualità che il 5 settembre 1958 aveva ottenuto un lusinghiero verdetto di parità contro Loi. Sarebbe stato più ricco di gloria il cammino agonistico di Visintin, sostengono gli esperti, se non avesse trovato da “leggero” e da “welter” il coriaceo Loi, il cui palmares comprende 115 vittorie, 8 pareggi e 3 sconfitte.
Il passaggio alla categoria dei superwelter aprì a Visintin l’opportunità di traguardare finalmente quel titolo continentale, strameritato da più tempo che difese per sei volte. L’ultima, come ho già citato, a Copenaghen. Da vero e proprio fan ho condiviso questo capitolo professionale del pugile che il 22 maggio 1964, al Palasport di Torino, sconfitto il francese Yolande Leveque, diventa campione europeo. Ebbi la possibilità di seguire i suoi allenamenti pomeridiani nella palestra della Virtus e rivedo con il pensiero l’agilità del pugile nel fare i guanti senza far trasparire il minimo segno di cedimento fisico. Sbalordiva la sua fermezza nel rifiutare soste prolungate e, lucidissimo, ascoltava i consigli dello storico allenatore Luigi Proietti. Più tardi, quando ho conosciuto e ripetutamente conversato con Visintin, persona tutt’altro che boriosa per i suoi successi sportivi, imprenditore nel settore delle riparazioni navali, gli ho riferito di essere stato suo tifoso unitamente alle mie impressioni su quelle massacranti sedute di allenamento, considerate per lui assolutamente normali per poter affrontare impegni importanti.

Valerio P. Cremolini

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