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Bonacina e il know how di Zingonia: "Non il risultato, conta la crescita"

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Bonacina e il know how di Zingonia: "Non il risultato, conta la crescita"

La Spezia - "Vengo con lo spirito di un ragazzino". Sorriso franco e accento che tradisce le origini bergamasche. Se il modello per lo Spezia può essere l'Atalanta, Valter Bonacina è uno di quelli che il know how se lo è portato direttamente da Zingonia a Melara. Giovanni Invernizzi gli affida la panchina dello Spezia Primavera: una telefonata ed era già in viaggio. "Ricordo quando sono venuto qui a giocare il torneo di Viareggio. Sono rimasto a bocca aperta per le strutture. La società Spezia ha creato qualcosa di importante che permette di lavorare nel migliore dei modi. D’altra parte qui ha allenato Fabio Gallo, che è stato mio compagno all’Atalanta, e con lui ci sentiamo spesso. So che ha fatto benissimo. Speriamo di ricominciare da dove aveva lasciato".
Prima Invernizzi scherza sui loro duelli da calciatori di serie A negli anni Novanta ("quante botte che ci siamo dati..."), poi dipinge le due vie della panchina. Quelli che usano le giovanili per arrivare in prima squadra e quelli per cui plasmare i giovani è una missione ed un talento. "Io mi sento a mio agio con i ragazzi, lo faccio da tanti anni - dice Bonacina -. Voglio formare nuovi giocatori. Lasciamo da parte il risultato e focalizziamoci sulle cose importanti che non è mettere lo scudetto sulla maglia, ma far arrivare in prima squadra più giocatori possibili. Dovremo valorizzare il territorio perché per un club è impossibile pensare di continuare a investire soldi quando si può curare un settore giovanile e dare opportunità a tutti.Si punta sempre di più a scimmiottare il gioco dei grandi, ma non bisogna perdere di vista l’obiettivo di una squadra giovanile che è innanzitutto formativo".

E qualcosa ne sa mister Bonacina. Dalle sue mani negli ultimi dieci anni sono passati Manolo Gabbiadini, Daniele Baselli, Roberto Gagliardini, Davide Zappacosta, Salvatore Molina, Andrea Conti, Christian Capone, Emanuele Suagher, Alberto Almici, Alessandro Bastoni... e la lista potrebbe proseguire. "Al primo colloquio con lo Spezia la società mi ha messo a mio agio. Mi ha chiesto di cominciare a costruire. A nessuno piace perdere, ma non è l’obiettivo primario quello di vincere il campionato. I risultati arrivano, ma con la crescita. Si lavora in modo diverso. E' anche per quello che ho sposato questo progetto, so che potrà lavorare senza alcuna pressione".
Non c'è obbligo di schierare il 4-3-3 in modo da usare lo stesso modulo della prima squadra anche se, sottolinea Invernizzi, il dialogo con Italiano sarà costante e il settore giovanile è a disposizione. "L’idea principale è giocare palla a terra per riuscire a migliorare l’aspetto tecnico - dice Bonacina -. E poi formare il prospetto caratteriale, che è una cosa che mi interessa molto. Bisogna giocare per la maglia, sacrificarsi durante la settimana in allenamento per poi essere pronti al sabato. Credo l’importante sia lavorare da subito sui concetti, far capire loro che devono fare sacrifici per porsi poi l'obiettivo di arrivare in prima squadra. Lavorare singolarmente, per agevolare il gioco di squadra".

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